La tua auto si trova incolonnata,
Devi trovar assolutamente posteggio,
Qui non hai posto come al campeggio.
I tuoi occhi guardan su più fronti,
Sembran quelli dei camaleonti,
Ma per il momento niente da fare,
Non c' è un buco neanche a pagare.
Allora decidi di far un giro dell'isolato,
Ma allo stesso punto torni più desolato,
L' abitacolo è diventata una prigione,
Cominci a pedinar con l'auto le persone.
Son passati ormai parecchi minuti,
Cominci a pregare che Dio ti aiuti,
Ecco una freccia che illumina la via,
Finalmente una macchina che va via.
smarrito in orizzonti sconosciuti
e ti parlo.
Non smetto di parlarti
cercando di spezzare la corazza
che m’impedisce di giungere a te,
nel tuo mondo
popolato di vuoto e di mistero.
Vorrei sondarlo tenendoti per mano,
nel tremore del tuo corpo
riuscire a comprenderlo
per donarti giusto conforto.
Escogiterei giusti piaceri
per riaccendere la luce del tuo volto
riportando equilibrio e speranza
perdute in una vita non vissuta
sfuggita e insoddisfatta
nell’incanto d’un pensiero intrappolato
nel gorgo del letargo.
Ti parlo e ti sostengo
nelle barriere erette dagli stolti,
sarò la tua voce
le tue gambe e le tue braccia
nelle lotte contro l’indifferenza.
Urlerò per te contro le ingiustizie,
difenderò la tua dignità
perché sei speciale,
sei puro nell’anima
e la luce del tuo volto
sarà mio sostegno,
perché tu sei e sarai la mia forza.
sul sentiero della vita
il sedermici
accanto al ciglio.
E il non aver lo spirito
più d’incedere m’inebria
di una strana gioia.
E ripenso a tutto ciò
ch’ebbi a fare di bello,
per primo…
Ed anco all’amarezza poi,
e quanta!
Deh, se si potesse
di obliare tutta, la seconda.
Ma, come per l’alba
che precede sempre
il tramonto che le succede…
Così, per le gioie
e i dolori, io penso.
ASCOLTA
Io
parlo sempre
di me
di me
di me
PERÒ
Tu
dici poco
di te
di te
di te
INSOMMA
Tu & Io
siamo estranei
tra noi
tra noi
tra noi
EPPURE
Tu
fai tanto
per me
per me
per me
PURTROPPO
Io
penso poco
a te
a te
a te
INFINE
Ci
rimane solo
quest'eco
quest'eco
quest'eco
quest'eco
ASCOLTA!
Presentato incorniciato
quasi …
ci si crede!
Invece è assodato:
non ci si nasce. Non è
un volere di Dio, nemmeno
di una geniale intuizione
- per induzione di geni -
Quadri si diviene
e ci si cresce
di pseudo educazione.
Nessuno scudo
e di sola spada, di sicuro
non si può morire tondi
- Giotto, non permetterebbe -
Ma un ovale
alla portata e senza scuse
di certo
è prestato a tutti.
Hai lasciato una traccia visibile nel mio cuore,
mi assegni qualche pagina della tua vita,
resto unico amico storico, fra i tanti, davvero tanti,
ti sei affezionata, rilevo quanto mi ammiri,
sei una piacevole sorpresa
potrei fermarmi a lungo sul tuo cuore,
è subentrata una dolce passione,
senza richiesta hai preso posto nel mio cuore,
sei sempre nei miei pensieri
brillantemente, hai superato ogni aspettativa
i nostri sentimenti lievitano a pari passo,
a proposito non posso più fare a meno di te
mi sistemo al piano superiore
del cuore, della mia amica del cuore,
travolto oramai dal tuo sorriso irresistibile,
e condizionato dalle tue affettuose precipitazioni!!
passano oltre
i miei pensieri, gatti moribondi.
I biscottini rosa
occhieggiano sinuosi
dondeggiano
tra le mie dita...
Ricordo forse tempi migliori di questi
o non sono forse questi
i tempi in cui non ricordo nulla?
La tomba dei desideri inappagati
si nutre di larve di singulti
piango ancora nella notte
dense lacrime.
come una supernova esplodo in cielo fra mille altre stelle
la gioia di mille bagliori che si sparpagliano
nel cosmo delle mie braccia
invade lo spazio intorno
roteando come un derviscio
spandendo stelle e pietre
preziose piene d'incanto
si ripete ogni notte
l'incantesimo infinito
del mio amore per te.
(I tuoi occhi)"
Con le dita
I tuoi capelli, la pelle
Ma infinita
I tuoi occhi, piccoli occhi
Con cui mi scardini, mi annulli
Mi infondi
Piccoli schiocchi di saliva dalla bocca
Negli oceani profondi
E con gioia urlo "vedo! vedo!...
non bagnò la terra
restai sospeso
in un grecale marino
che soffiava indifferente.
Trovarono le mie ossa
insepolte...
Sparse nel campo dei vivi
aperte alle piogge di marzo,
chiuse nel loro mistero di vita.
Non chiesi doni
eppur mi furono dati,
nel peso insopportabile
d’un’anima troppo sola.
No, non chiesi mai
d’esser pietra in quella sterminata distesa di fiori.
Mi raccontarono di danze nell’aurora
leggere nelle gocce del mattino,
sognanti negli aranci della sera.
Or che tutto scolora
dormo il mio perduto sonno
accogliendo le stagioni
nella memoria della polvere
e vanno le foglie d’autunno a coprir i miei resti
e son gialle margherite poi a custodire
e spighe di grano
e spogli virgulti d’erba nel secco inverno
e son così
nel mio Paradiso
e chiunque può venire a trovarmi
e raccogliere un fiore
o ascoltare il vento bizzoso
o sfiorare la fresca neve.
Ora son tutto questo
e non temo il male
né il freddo
né la notte che scende
e…
E mi penso astro
lontano e vicino.
Luce che dona.
Quel dono che mai ebbi dal vivere
nel mio essere piccolo stelo,
nell’infinito Amore
che il mio Creatore mi concesse.
«Raccogli allora nel tuo palmo di mano la rugiada del mattino, io sarò lì a donarti Amore».
Riflessi di me
dentro teiere di sorgente,
mi fanno bella,
e mi inondano dell'alone
di rugiade mattutine.
Ed e' questa consapevole
bellezza che mi porta
a credere quanto ci sia
ancora stupore.
Quello che ritrovo nelle
piccole cose, un sorso d'azzurro,
un profumo antico,
una curva che fa ombra.
Sono ritagli di tempo
che dentro non svaniscono,
ed indelebili colorano
le ore di una vita,
che sorridendo può sorprendere ancora.








