concerto per archi
ha lasciato note di odori e di violini
la Tempesta sul prato bianco.
vasti particolari e intimi risvolti svestono le proprie difese.
cadono passi e carezze
sotto gli scandalosi portici
in questo giorno mistico
dall’odore d’osteria
dove il sangiovese brinda
alle ritrovate bocche.
inseguita da un nuovo giorno
la voluttà scardina
parole imposte
irradiando, nei minuti capillari,
sangue di rossa aulentissima passione.
sorridente come un Cielo D’Alcamo
una Bologna infreddolita
cerca riparo in cappotti corsari
ammantanti versi e gesti audaci.
abbiamo stivato sogni
attraversando ostili terre
squarciato ombre
di giorni fangosi
e notti avide di bufere
ormeggiando cime ai polsi.
e adesso sì, Vivaldi potrà riprendere le sue note
per accordare ancora
archi di schiena alle nostre volte.
Non resterò
ad accendermi nei tuoi occhi
come uno scampolo di stella disfatta
in un campo di papaveri
mentre tu,
bacio del mio vivere furibondo
inscatoli orizzonti senza poesia
mordendo l’imperfezione dei silenzi miei.
Ed allora sogna di amarmi ancora,
cercami nel cuore dei tuoi sguardi,
carezzami nel vuoto degli istanti,
disegnami sulla tua bocca
come dolce fame d’eterno
e resteremo una ferita a primavera
nell’anima scoscesa del tempo.
Quando la notte giunge,Uno dei mecenati profana il morto suicidaE alletta l'ultima sua speme con i dolci ElisiIo miro da migliaE nel core arriva una voce e processa:"Il vile apostata per l'eternità dell'eternosarà condannato!"Allora i fratelli, suoi cari, stridono blasfemieE scorticano gli avelliCome se fosse sollazzoIl mecenate dall'auspicabile acume,Conviene d'andar via:Inganna l'anima e illumina la ragion suaGiuro di aver detto la verità,Tutta la veritàNient'altro che la verità;Che Iddio m'assista.
Svegliati, amore mio, il sole è alto,
oggi va in vigore l’ora solare,
è dolce dormire ma, ci dobbiam sbrigare
e la famiglia poi, deve mangiare.
Ti sveglio con un bacio e una carezza,
io ti regalo solo tenerezza,
abbiam dormito un’ora più d’ieri
e poi... siamo sempre mattinieri.
Il buio scende presto e serve la luce,
anche se costano molto corrente e gas,
ma poi se ne consuma davvero tanta,
la notte ci si scalda con coperte e manta.
Sciagurato è il governo che ignaro,
non sa quanta energia risparmierebbe,
se applicasse l’ora legale tutto l’anno,
finirebbe anche il nostro affanno.
Quando il cielo cambia colore,
il rosso tramonto mi emoziona.
Volgo gli occhi al cielo,
mi guarda
la splendida luna,
rinnova il mio spirito,
la mia quiete.
Le luminose stelle
accompagnano
i miei sogni,
a loro non posso mentire,
confido i miei turbamenti.
Il cielo, le stelle,
la dolce Artemide
mi degnano del loro splendore.
Sempre lì ammirerò
finché non sarò
un’anima vicino a Dio
Frantumi sparsi
schegge che si infilano nel profondo
di un’intimità violata
anima rotta a metà
come un bicchiere caduto
dal bancone del bar della vita
dove l’immaginazione ristagna ubriaca
stordita da sogni anestetici
in una realtà più bella da guardare
attraverso lo specchio deformato
in cui si riflettono ombre scure di malto
e illusioni fermentate.
Nei silenzi
mentre leggo le pagine di un libro,
canto una canzone.
Ti sento nel profumo dei prati,
del bosco, del melograno,
delle rose e delle viole.
Sento che ci sei
nel sapore di una pietanza
a te gradita,
nelle note di una canzone
che ti rendeva felice.
Sei sempre nei miei ricordi,
sei nostalgia e malinconia.
Ti sento in ogni momento
nel sole, con la pioggia e col vento.
Sei anche nel ronzio delle api,
negli stormi degli uccelli,
nelle rondini che fanno il nido sul tetto del portone,
sempre ti penserò.
Nel buio della sera
il mio sogno è realtà,
ciò ch'è stato non appartiene al passato,
è più vivo che mai,
un continuo filo
tesse la tela dei ricordi
rendendo preziosa
la trama di questa vita.
Ho scordato i tuoi baci
in appendice all’universo,
eppure erano grano dei silenzi
ed uragano di parole,
confessione dei tuoi ma
e valigia dei miei se,
vele dei nostri errori,
vene dei miei perché.
Baci senza casa,
baci senza istanti,
baci senza testo,
baci senza inverno,
baci sul nostro petto
a mordere i giorni lontani
in appendice all’universo.
che ognuno ha dentro
e non può essere portata via.
Sei un sogno favoloso
che nel mio cuore è esploso,
a niente puoi paragonarlo.
Tu sei vita emozionante,
gioia e bellezza,
un dolce pensiero che canta.
Sei l’alba al mattino,
il tramonto la sera,
dolce risveglio di primavera.
Prati in fiore,
parlan margherite e viole,
bocciolo di rosa,
come bimba capricciosa
emozione deliziosa.
Quell’aratro solcava
parafrasi della mia solitudine,
angoli di cielo riversi
in una nevicata di ricordi,
la fragile luce appassita
dei miei anni distratti.
Un silenzio d’autunno
vestiva un dolce temporale,
i campi sussurravano di stanchezza
disegnati dal pianto della pioggia:
brillerà un firmamento di stelle
come il tempo di una nuova speranza.
lamina d’acciaio che ben ti presti
ad insinuarti dentro di me
Ancor più bello è vederti rubina
solcare questo immenso dolore
baciare ogni atomo di me
Bello è sentirti sussurrare
quanto solo tu mi ami
e quanto egoisticamente mi vorresti
Solo tua
E poi io ripenso al sollievo che ti segue
al dolce e pungente sapore
della tua lama sulle mie labbra
quando assaporo il dolore portatomi
via da te
Ma come posso vivere
una vita senza questo
quando solo tu capisci
il senso di oppressione
di dolore e solitudine che circonda
il mio cuore.
Se al tatto sembri tanto fredda e dura
come per incanto mi tocchi e liberi
di questo agghiacciante Vivere.






