- Io sono il Signore tuo Dio
Non avrai altro dio all’infuori di me -
E tu che mi chiedi com’è il Paradiso…
Ho visto il blu colare giù
mascara
La caduta dopo lo strappo d’ali,
- vuoto di transizione -
e la vita che mi danzava in contro…
Puttana!
Adesso il mio attico
gode di amplessi selvaggi
Guardavo il mio futuro da un altare
- Moglie e madre -
mi dicevano
Non tutto va bene e poi…
Chi l’ha detto che l’abisso è infecondo?
Chiedimi ancora del Paradiso!
Dio avrà conto della tua anima,
il paradiso si trova sulla tua strada,
tu sei un angelo caduto dal cielo,
sul mio stesso binario,
eppure venivi dalla parte opposta,
succede, quando i bisogni del cuore
per magia si bilanciano, con fantasticherie
magari in seguito verremo a sapere,
se ci troviamo così a nostro agio,
vuol dire che l’amore esiste!!
Magari ci è anche troppo vicino
arrivata con un fascio di luce, ti ho riconosciuta,
sei venuta perché mi innamorassi,
Dio ha permesso di venirmi a trovare,
Dio è Infallibile, magari pensando
ad una bella storia d’amore,
sapendo che sono un onesto giardiniere,
è opera sua se accanto a me
è fiorita, la rosa più bella del mondo!!
c'è un mistero che avvolge il mio pensiero,
il parcheggio è insolitamente pieno,
eppure lì oggi non passa nessun treno.
Di un funerale non c'è sentore,
le campane avrei udito in La minore,
guardo quindi il tascabile calendario,
eppure non ricorre nessun anniversario.
Allora con attenzione guardo quella gente,
armata con stracci attraversar velocemente,
sto per realizzar il perchè lì son giunti,
vanno a pulire la tomba dei propri defunti!
Fra un pò si commemora chi ci ha lasciato,
che il suo marmo avrà meno impolverato,
così quel giorno i suoi cari all'ombra dei cipressi,
meglio i loro volti sulla lapide vedran riflessi.
respiro i tuoi respiri
m'illumino di te
luce del mio sole.
Sei tu splendore della vita,
mi nutro di te
delle tue carezze,
della tua tenerezza.
Tra le tue braccia
m'incateni,
stella impressa nel mio cuore.
Corollario di lacrime di gioia
sussurranti parole d'amore.
Nel silenzio mormorano gli sguardi
accarezzando i nostri sogni in volo
che fermano il tempo.
Voglia d'infinito amore
con te.
scomodo e irriverente
quando si beffa
della mia ingenua esistenza
E piango
quando mi porge l’altra guancia
m’inganna
con la sua sterile dolcezza
questo scudo di falsa sicurezza
giorno dopo giorno
va scalfendosi e cedendo al vuoto
dell’Inconsapevolezza
in attesa di essere simpatico
pochi versi ho scritto
sulla sua schiena
ché inevitabilmente
mi portarono
al fondo.
non trovando altre parole,
perse
tra le impertinenti parentesi tonde,
ho abbandonato sul comò
interrogativi e olii essenziali.
intrepido o per meglio dire
da vero bastardo
ho girato pagina:
in cerchio sulle sue nivee tette
ho lasciato un brief
mentre sotto la cicatrice della genesi
conducevo un esercito di vocali
in un stato di trascendenza esplicativa.
l'anima si strugge
Ottobre a colorar paesaggi
terra ad emanar profumi intensi,
e riempir nari e polmoni.
Ciclamini, foglie e ghiande,
mosaico a tappezzar i sottoboschi.
Ottobre il tintinnar delle castagne,
orchestra a tonfo d'allegria
un scoppiettar gentile.
Viali illuminati di colori,
e strade viscide, fangose
pioggia a marcir la verde estate,
in cadenza di fogliame,
piume al vento a farsi cullare.
Ottobre, malinconici pensieri
ricordi ad andar in altri autunni,
ove il cuore inciampa e torna indietro,
ai tempi d' amor e affetti,
ove lieto lo sguardo espandeva
su chi ieri è andato altrove.
Nostalgici autunni
avete perduto foglie, parenti e tante genti.
Oggi rinasci nuovamente, festoso e colorato.
Ottobre ogni anno arrivi e dilegui
come gli amori mancanti!
Crepuscolo d’universo,
pianto di sole stanco,
bisettrici di rondini
a sciupare il cielo
di una timida malinconia.
Virgole di luce inscatolate
riposano fra i prati di ottobre,
il tempo è un bacio sospeso,
nelle fredde tasche dell’inverno.
niente sforzi per apparire meglio.
A volte, se mi ascolto bene bene,
in un istante fermo questo tempo.
Osservo quindi la mia effige
stampata a mo’ di bella figurina
e non essendo stato un calciatore
la includo in ben altra collezione.
È quella, antica, degli aspiranti re
che non avendo regni ai piedi
indossano lo stesso la corona
proclamandosi degni della vita.
Tra le sudice vesti della città
Dai gatti e dai cani nelle strade?
Li hai visti tu diffondersi
Con pestilenziale fluidità
Con quell'orrido odore che ci invade?
Li ho visti camminare sull'asfalto
Fuggendo dalla luce del lampione
Con lente strazianti cantilene nella voce
Quando catene taglienti di pioggia dall'alto
Gli disciolgono le case di cartone
E scendono nelle loro cantine senza luce
Quando correnti scoperte li folgorano
Mentre forano e rosicchiano coi denti
Scavando con languore nel rame
Li ho visti quando le folle passano
Cedendogli oro per farli contenti
Ma loro l'oro lo divorano per fame
Li ho sentiti urlare
Fino a lacerarsi i polmoni
Negli angoli più abissali della notte
E gli ho sentiti gelare e tacere
Finché dalle strade non giunsero più suoni
Sapevo che erano finite le loro lotte









