delicato impeto la sfiorò.
Antro di Sibilla fu per lui
la sua accattivante mente.
Incantato
come da voce di sirena
rimase intrappolato
in dolce rete
di ardore.
Eccitante brezza lo pervase...
si ritrovò in uno sguardo
profondo...vibrante.
Passione divampó
in un lampo.
Intrappolato il suo canto
e il desiderio di rivelare
la lunga attesa
di quel agognato istante.
Chiuso in sè
come elusivo sogno
in silenzio gli donò
il suo esser donna
stretta a lui
in muta morsa.
Dentro lo specchio di questa
mia anima sciocca.
Oggi fiorisce una rosa bianca.
Non conosco i tuoi occhi
né la voce e la tua bocca.
Eppure ti ascolto cantare
su antiche melodie...
E sulla pelle, un brivido
mi annuncia il tuo bacio.
Con le viole tra i capelli
e le fragole di bosco nel cestino
partiremo per il viaggio
verso i sogni dei vent'anni.
Poi, parleremo di ogni cosa
prima che sfiorisca quella rosa.
Capziosi passi
ristoro di sensi
tra vitalizi
e vitali vizi, per
pascià adagiati
su guanciali d‘oro
rabbrividiscono
e di pianto isterico
fremono
a possibilità
seppur remota
ch‘ego s‘areni
- tra quadri
cuori e fiori
fante di picche -
l‘io perda
in pedana
anche ai punti
e trionfante
torni l‘amore
a governare.
Nelle nuove primavere
voleremo come farfalle
nelle tiepide sere
ritrovando accesi arcobaleni
a colorare l'universo per noi.
Ti offrirò il mio fianco
quando sarai stanco
cosi farai tu con me
sarò regina e tu mio re.
Esplorando nuovi universi
non ci sentiremo mai persi
sostenuti dal nostro amore
d' intemperie non avremo timore.
Di primo mattino
tra rinverditi tralci
sosteremo a dissetarci
di rugiada su verdi foglie
a soddisfare nostre voglie.
All'imbrunire
nei sicuri giacigli
giaceremo felici
al riparo dai nemici
che svolazzano intorno impudenti
senza ali e senza denti
eternamente perdenti.
il tuo destino.
Vincere
la pioggia
e la solitudine
che ti avvolgono.
Tramutare
tempesta
in passione.
Scaldare
le tue gelide notti.
Ho messo in gioco
il mio cuore
la mia anima.
Sto rischiando
di cadere
per poi
rialzarmi
da sola
perdendomi
nella mia oscurità.
Ma voglio vincere...
Voglio vincere
il tuo cuore
la tua anima.
Avrei voluto spargere il mio seme
negli anfratti della dea Circe,
per dare origine a mitologica progenie
sfidando numi dal passato ambiguo.
Avrei voluto diffondere mie sinfonie,
note concrete affidate al vento,
ruggiti sincroni di leoni a tre teste,
giano bifronte, mai domo, mai identico.
Come piccola rondine, implume,
che non riesce, ancora, a volare,
erro invece per l’aere, novello Icaro incerto,
a scrivere le parole dell’anima.
Lascio che siano
le emozioni a dare colore
a quello che sento,
mentre vivo ciò che affiora
nella mente mentre domina
il destino che creo
giorno dopo giorno
accanto a te
che sei l’unica ragione
di gioia nella vita mia.
Così, nella bellezza
della pura semplicità
delle parole prive
di tante espressioni
che rendono pacchiani
quei momenti luminosi
che sanno esprimere
autenticità di ardori
nella nostra vita.
Così, con quella melodia
nell’ aria dalla fragranza
del cuore che annebbia
il mio futuro segreto
nascosto dagli sguardi
che non saranno mai
così ansiosi di conoscerlo,
per non disperdere
col tempo presente
quella foga di perdersi
nel nostro ricercarci,
finché l’intensità
del nostro cuore
ci formi come un unica
fonte di particella
che plasma incessantemente
il nostro bene comune
la fiamma reciproca
del nostro amarci
per cui dedichiamo
anelito di vita in spasimo
insieme, sotto lo stesso tetto
per custodire con generosa gelosia
quel tesoro reso regno reale
che mai nessun anello d’oro
e promessa nuziale
potrà mai incatenare
nel terreno l’essenza del cuore,
poiché è più alto
l’estratto dell’anima in amore
di quel livello di dedizione
sottomessa all’affetto
tra le righe di carta,
poiché il volto della bramosia
non si mostra in nessun
altro modo all’infuori che,
viversi fedelmente
ogni istante senza
quel bisogno di costringersi
attraverso documenti sacri,
che un giorno potrebbero
cambiare viso e carte in tavola.
Lascia che siamo noi
a scrivere la nostra storia
attraverso le nostre parole
tradotte in emozioni!
Così, semplicemente
senza tante strofe
costruite a regola d’arte.
Così, nella delicata profondità
d’anima in cui si perde
il nostro inconfutabile amore.
E lascia che sia
così, come arriva
tra il bene e il male
tra malattia e salute
nella prosperità e povertà.
Così, come arriva
per proiettarsi nel vortice
delle sue innumerevoli prove,
ma insieme,
nello stesso sentiero
con lo stesso cuore
che pulsa per noi
nella nostra unica vita,
insieme ma
da sposati nel cuore.
penso inesorabilmente a quanto caldo fa,
davvero insopportabile questo ardore,
devo azionare il mio vecchio del ventilatore.
Mi alzo sollevandomi piano piano,
mezza cute è rimasta sul divano,
con un click mi dovrei finalmente rinfrescare,
e il pulsante numerico vado a pigiare.
Coordinata e silente è la mia azione,
ma dall’apparecchio nessuna reazione,
perbacco c’è qualcosa che non va,
accipicchia e ora che si fa?
Impreco ciò che pensavo non avrei mai detto,
proprio io che da piccolo facevo il chierichetto,
poi mi accorgo che è staccata la spina,
e allora per penitenza mi risiedo dov’ero prima.
che il vento si solleva volge lo sguardo
dove tu non vorresti ma che ti appartiene
destinato a te raccolto la semina seminata
con i pensieri osservati da occhi intenti a capire
chi c'è dietro alla tua schiena a farti da spalla
o complottare ballando con il sole ucciso
velato di ingratitudine nell'abito scuro
che sorprende ed offusca il cuore
confuso nella sua parte migliore
tra mille parole spente
di sale e miserie
in un azzurro infinito,
diventeranno poi
pioggia o neve
secondo la stagione.
Ricami di fiori
su davanzali,
specchi di vita familiare,
oltre il bene
ed il male quotidiano.
Ricami di cuori
nella notte tra
corpi che si amano
e poi dormono,
respiri lievi
di bimbi
che sognano
ancora innocenti.
per aver creduto
in un passato fasullo
fatto solo
d’illusioni.
Emozionarsi
per una voce,
per due occhi.
Temere
d’esser veri
per poi
ritrovarsi
nuovamente
abbandonati.
Ma scalpitando,
cuore ed anima fremono
per nuove emozioni
sognate,
ma mai vissute.
Spogliati d’ogni timore,
s’arrendono,
rischiano
tornano a sognare.
Rinascono...
e solo ora
vivono
un futuro desiderato
in un presente
immaginato
da tanto,
da troppo...
bramati.
Ho trovato l'accordo!
Non gli ho saputo dare un nome.
È quello che non ti aspetti,
è il bel fiore di cui ti accorgi
lo sguardo che scopri
la conchiglia nella sabbia.
È la lettera che via non getti,
mentre scorri fra quelle vecchie.
La fotografia che non sapevi di aver scattato.
Quando lo ascolti ti avvolge e spreme
come un agrume nei mesi caldi.
Il respiro allora freme
e l'istinto sorge rinato.
La scossa ti rende sordo
la bellezza ti fa gioire.
Sono ora fra le spire
perché l'ho trovato,
ho trovato l'accordo!
perché significa che ho una ferita,
su di me ti sei sdraiato,
e piano piano mi ti son affezionato.
Ti ho spogliato del tuo vestito,
e ti ho messo sul mio dito,
non ti avrei di certo disturbato,
se con il coltello non mi fossi tagliato.
Ora siamo in attesa che io guarisca,
sperando che la coagulazione non mi tradisca,
intanto ci faremo un po' di compagnia,
e tu scoprirai un po' della vita mia.
io cercherò di lavarmi le mani con cura,
di cader nel lavandino non avrai premura,
tuttavia qui non è tutto bello come si dice nel tuo cassetto,
tra un po' non vedrai l'ora di finire in un cassonetto.







