col salutar l’angelo suo
che soave l’aveva cresciuto
tra sani principi e solidi valori.
Il cielo era privo di stelle
senza la vista di quegli occhi che
con dolcezza gli sorridevano
augurandogli la buonanotte.
Quella sera però
nube grigia oscurò
quegli sguardi sorridenti.
Un boato urlò nell’oscurità,
la terra tremò…
in quell’istante si spezzò
un cuor di madre.
Straziante è per ogni figlio
dire addio alla propria madre,
ma ancor più devastante
è il pianto d’una madre
nel vedere volare tra gli angeli
il proprio figlio.
Crudele destino per chi
con animo umile
e a testa alta lottava
per la libertà del popolo
schiavo della criminalità.
Viviamo nel ricordo del suo nome
combattiamo con cuore e coraggio
affinché non sia stato vano
il sacrificio di Paolo che
non curante del pericolo
ha perso la propria vita
per difendere la nostra.
sospinte da un dispettoso maestrale
piegando e stravolgendo dintorni.
Il mare borbotta affamato di corpi
immersi o sommersi a suo piacimento
e infrange sugli scogli i suoi umori
sempre più inquieti e saturi di strali
da Giove offerti a placare Nettuno
dio dei profondi e oscuri fondali.
L'onda del giorno giunge più forte
e il riso dell'uomo diviene pianto.
Poi cala il vento e l'ira si placa,
all'orizzonte si scorge una barca
a riva riporta un triste bottino
non ha pescato alcun pesciolino,
nella sua rete vi giace un tesoro.
dopo una lunga giornata passata
a far il belluino suo lavoro.
Lapalissiano era che quel fante,
avulso ed oramai solipsista,
ben non era voluto dal popolo.
Almanaccava pieno di nequizia
assiso obnubilava uno strano
ordigno che lui dicotomizzava.
Dopo un botto, esso senza grazia,
scappava rebbroso. Quell'uomo
odiato dal popolo gnomico
che epigono si dimenava
non curandosi della genesi
di quel problema a loro oscuro.
Tu splendido Giovanni che avresti detto di tutto ciò?
Sempre me lo chiedo, nell'ora che da uomo mi faccio coniglio.
Per non scontrarmi con la moltitudine
che s'accaparra ogni ragione.
Difficile immaginarti a testa china
nel subire l'arroganza del potere.
Meno male che sei morto allora…
Così, non ci sono più occhi al mondo da evitare con vergogna.
E posso vivere tranquillo, ups
Vegetare.
Stanotte ho sognato
mi nonna e mi nonno,
dicevano che presto
me volevano impazienti
all'altro monno.
-A nonnini, ricordateve
che in lista d'attesa
c'è mi sorella maggiore
che se no, poverella,
se sentirebbe offesa.
-Va bè, aspettiamo ora
ma tu dille che ancora
l'attendiamo alla buon'ora,
che all'inferno c'è posto
per un'anima infame
che deve finì arrosto.
ma Uomini…
Non erano la legge
ma rivestivano l’umiltà…
Non gli fornirono armi per difendersi
ma possedevano quella più potente: il cuore…
Non erano difesi dallo stato
ma abbandonati al loro destino…
Non illudevano il popolo
ma lavoravano in silenzio e a testa china…
Non possedevano l’immortalità
ma sapevano di rischiare la propria vita…
Non si riempivano il petto per il ruolo
ma scendevano tra la gente a stringere le mani…
Non cercavano il potere
ma far sentire il popolo libero di vivere…
La mia Repubblica, oggi li ricorda…
In tanti han perso la vita
per insegnare a fermare il “male”
ma ancor oggi, si vive la piccola criminalità in casa.
Vergogna, purtroppo non sono capace
di aggiungere altro…
La mia Repubblica si è fatta grande
sulla vittoria di un Europeo…
Non l’avete vinto voi al potere…
ma gli uomini del popolo…
La mia Repubblica Italiana
non dovrebbe ricordare
a inginocchiarsi dinanzi
all’immensità di questi nomi:
FALCONE E BORSELLINO,
che hanno cercato di insegnare
ma tu Repubblica
li hai uccisi.
Morale
globale e sbigottita
non la collaterale
camicia su misura,
un educare
su strada d’onore
cercando di evitare
di dover subire pene
decretate anche
dal proprio seminare.
Morale mai fine
a se stessa
al bravo per forza
per una caramella
per marcare confini
per marcare stretta
eventuale ritorsione
- anche se è difesa
del bene comune -
Morale
è nodo cruciale
e va sciolto
per non essere trattenuti
bigotti al molo
dove certo
esigui sono i rischi
nemmeno di bagnarti
che resta a gradimento
ma navigare
resta affrancato
al muro del sonno.
belli e sgargianti dai mille colori,
riempivano gli occhi di gioia e allegria,
in aria veleggiava una certa armonia.
Posati furono nel vaso più bello,
vicino ad essi si faceva carosello,
inebriavano di tutti i presenti l’olfatto,
eran più profumati di un delizioso piatto.
Quei fiori dopo breve vennero buttati,
in un cassonetto finiron desolati,
i festosi colori mescolati con la monnezza,
ritirati con un camion dell’urbana nettezza.
Un po' di tempo è ormai passato,
rimane nello stipite un vaso desolato,
il profumo risulta ormai svanito,
e anche il piatto appare meno condito.
nei miei
infuocati sogni,
svegliandomi
ancora
stretta a te,
poserei
le mie labbra
incandescenti
sulle tue,
ti coprirei
con l’ardore
del mio corpo.
Ascolteresti
il calore
del mio cuore.
E danzando
tra mille movimenti
mi unirei a te
in un sublime piacere.
colmali di vita, rifletti in speranze
che vengono a mancare
non bloccarti
venti da dipinti innocui
portano a termine
progetti si cibano e dimenticano, fiori sbocciati
Quanche volta a meno di un sogno non si può fare
mettendo da parte il cuore
Lo devi raggiungere, proteggendolo
fra te e lui in mezzo nessuno desideri
La profondità è il mezzo che consegna alla chiarezza
Farla, importante è
Non si resta delusi non si resta male
in un mondo di guai incatenato alle orbite del cielo
come macigni durissimi inteneriti dai sognatori
Occupano un posto speciale, negli occhi e nell'anima
che ammorbidendo dopo si trattengono
per proteggersi proteggendo
abile, alimenti ferventi veleni
a carpir consensi, tra le genti.
Sorseggia deciso adesso,
la sete d'odio raccapricciante,
come le tue azioni, ove non vi son parole che per una: Onestà.
Irrompe come una valanga l'improvviso,
trascina in sé il male.
Non importa quanto sarà
il tempo che impiegherà,
ma tu, ne rimarrai assorbito,
nella fattezza della lealtà
che ti fu data
in quel, di passato colmo
della tua indifferenza.
Solitaria eri mentre cercavi
di mandare in frantumi il vetro
di questa distanza incapace ed inetta
solo tu e la tua forza disperata
potevate scardinare le porte
di un dolore sparso come il sale
su ferite lacere che non hanno voglia
di rimarginarsi
solo la voglia del ricordo
fattosi esso stesso tormento
che tu hai così a lungo preservato
curerà questa cancrena di un tempo
sordo al sentimento.
mi alita nelle visceri.
S'affilano forconi e
le bocche avide.
M'accascio
il costato già duole.
Il fuoco che attende
Ma, vincerò il puzzo putrido
Preparo profumi di rose
Sprango le porte,
rinforzo le catene
il mio colpo di coda
lo squarcerà.










