Nella lontana e remota Australia,
la storia di un bipede mi ammalia,
lui è rimasto infortunato,
nel saltar ora è impossibilitato.
Alla zampa ha preso una storta,
mentre trasportava allegro una torta,
era il compleanno del suo bambino,
che nel marsupio giace piccolino.
Ora lui è in convalescenza,
deve riacquisire la sua potenza,
che gli permette di fare dei lunghi salti,
che sono annoverati tra i più alti.
Con lui il suo amato cuccioletto,
che dentro di lui riposa come nel letto,
attendono la guarigione ormai imminente,
per tornar a scorazzar nel loro continente.
Io sono qui a guardare le stelle
E tu?
Dove sono quelle dei tuoi sospiri…
Noi due schiavi dello stesso sognare.
Non ci teniamo per mano,
gelosi delle nostre lacrime
le nascondiamo.
Ognuno guarda nel suo cielo
ma restiamo accoccolati
nello stesso pensiero.
Son boccioli
di rara bellezza
le tue labbra,
turgide gemme preziose
che s'apprestano a inumidire
le mie sottili, come foglie.
Distesa
sono tra le tue braccia
e tremo.
Tremo ora
al sol pensiero
d'accarezzare il tuo respiro,
tiepido vento di libeccio.
T'insinui a esalare il mio,
come fosse
l'ultimo fiore arso
dal sole nel deserto.
la fissi ed armoniosa ti abbraccia forte forte
una stretta al cuore legge
e nel vuoto guarda oltre il mare calmo
un magico silenzio ti parla dentro
per amore del cielo lo ignori ti fai distrarre da lui
perdendoti nella bellezza dei suoi occhi
che ami cercandoli all'infinito
quando stai per smarrirti, non ti trovi
nemmeno se volessi desiderando
dimenticare realtà screpolate
pazzie incontrollabili
Non mi farai piu'soffrire perche' l'amore della mia famiglia ha cicatrizzato tutte le ferite.
Non mi fai più paura ,ti ho lasciato per sempre ai margini della mia vita.
di come il cuore e la mente
siano ancora blue
di come il respiro verso il sogno
sia ancora nella mia vela
Vorrei ancora raccontarti
di questi silenzi
nati e poi mai cresciuti
di altre parole
che non ho mai trovato
Vorrei dirti che ci sono
poesia mai lasciata
e mai rinnegata
poesia piena di colori
come l'arcobaleno
Vorrei dirti che sono tornato
per dipingere ancora il tuo bianco
per rincorrere quelle sensazioni
che mi hanno sempre avvolto
come velluto sul corpo
...a sera parla il silenzio
con un'eco che frastuona
in allegria il fuggevole giorno
...con un'indole serena penso
ai passi lenti sulla collina
ove si perde la luce d'oro...
eppure sei e sarai acqua
che sgorga e non si frena
a lambire le mie labbra
alterne le carezze dolci
tra gli steli dei papaveri
in un tripudio di cremisi…
farfuglia il vento sibili
scomposti i tuoi capelli
sul petto mio d'affanno
pensami ancora, pensami
prima che la notte appanni
la sofferenza ultima d'amore.
Se mi talì ntà lu cori
Se mi talì dintra a lu cori
ci attrovi sulu ventu.
Ogni cosa scancillau
stu malirittu!
e poi si stesi cà
pì essiri sicuru
ca' nemmeno nà parola
di chiddi ca' ti dissi
-truannu a porta aperta-
ancora ci trasissi.
Se mi guardi nel cuore
Se mi guardi dentro al cuore
ci trovi solo il vento.
Ogni cosa ha cancellato
Il maledetto!
E poi è rimasto qua
per essere sicuro
che nemmeno una parola
di quelle che ti dissi
-trovando la porta aperta-
di nuovo rientrasse.
e sognavo pupazzi e templi d'amore.
Correvo e lasciavo scie di sogni
dietro ruote infangate.
Le ore del tempo erano fragili
nei miei momenti del tempo perso»
Vivo ancora nei mille percorsi
del Sole di marzo,
vivo nelle scritte pietre dei nomi,
nelle sonorità dei moli,
nelle eternità delle smosse mani.
Conto le rughe del volto
sui gradini del mio monumento,
siedo nel tempo d'un secondo empio
vittima di passato scempio.
«E sognavo di pupazzi e fili
nella valle dei templi
fra mari e sentieri di terra,
nelle scritte d'un istante di guerra.
Morivo nelle zolle aride,
nelle fila di glicini appesi
al sospiro dell'Oriente,
nei profumi delle parole scritte,
mentre un carretto trasportava le grida del mattino.
Morivo lentamente nella valle delle sentenze
lasciando sgretolare ogni lembo di pelle
dalla tua voce lontana,
dalla tua mano sanguinante»
Ora sono polvere bagnata dalle piogge inesistenti
nel mio tempo perso,
sono canto d'amore,
nel rivolo d'un sorriso inesorabilmente disperso.
Stanca di essere forte,
stanca di mostrarmi allegra,
stanca di sorridere.
Mentre costruivo un’illusione,
c’era chi fabbricava un incubo.
Io creavo un castello,
reale,
sereno,
felice,
favoloso;
chi invece,
edificava una singola torre,
anch’essa reale,
ma nascosta,
terrificante.
Sono stanca, molto stanca.
Stanca di guardare avanti,
stanca di presentarmi pacata,
stanca di ridere.
Mi ritrovo sulla torre.
Sono stanca, troppo stanca.
E ora,
voglio solo lasciarmi andare,
portata dal vento,
in un fossato
che non volevo,
ma a me destinato.
Almeno lì,
forse,
sarò allegra,
sarò sorridente...
e mai più stanca!
se le mani ascoltano e rapiscono il cuore
senza che si riempie di parole
senza nutrimento
capisci che è inevitabile urlare
mentre nuvole passeggere
riempiono il cielo di acqua
ma tu lo sai ove il vento va
in quale direzione andrà?
Se si procede nella stessa
uno scontro avrai
e durissimo sarà, uno schianto frontale
che a perdere ti metterà
amarissima conclusione
un finale davvero deludente
per te smascherato
da una debolezza
che sola restare ti farà
un destino previsto
con conti salati caduti
sempre più giù
Non volevo essere seguito
da quegli occhi cattivi
quello sguardo malevolo
di pettegole in fregola
di sicofanti sparlanti
trovai una piccola strada
un piccolo sentiero di campagna
lo percorsi, dove portava non so
era sterrato e riarso da un sole fosco
non faceva vedere dove conduceva
custodiva la sua presenza con discrezione
fuggendo alla frenetica noia di una sorveglianza
divenuta odiosa ossessione
di un potere mendace
percorsi quella strada polverosa
senza l’esitazione dell’imprevisto
sapevo che nella difficoltà
mi avrebbe portato al vero.









