“In natura il primo verde è dorato, e subito svanisce. Il primo germoglio è un fiore che dura solo un’ora. Poi a foglia segue foglia.
Come l’Eden affondò nel dolore, così oggi affonda l’Aurora. Niente che sia d’oro dura.”
(Robert Frost)
Sei fugace, amore,
come un batter d’occhio,
come la linea del crepuscolo
e come il mare in profondità.
Sei come le bolle di sapone,
come centouno conchiglie,
come mille ali di insetti.
Sei semitrasparente,
sei l’arcobaleno,
sei magica
come
la levata
della canicola.
Inizialmente ti tingi
di un colore lilla-lavanda
poi viri in pesca-arancione
e alla fine proietti su di noi
i tuoi celesti stati mentali,
il primissimo chiarore
mattinale. L’aurora.
Sei dorata, amore,
e talvolta rosea
o purpurea
e a volte
anche ramata.
Da meandri più oscuri
ti osservo mentre ti avviti
in tonalità incapaci di resistere,
in transiti terreni e slanci mistici.
Finché durerà la tua interferenza,
queste mie piccole percezioni
ti resteranno abbracciate,
come un punto nave
al suo orizzonte.
“Essere poeta è una condizione, non una professione.”
(Robert Frost)
Stesi le mani agli occhi
stropicciando le palpebre
e guardai fuori
accarezzando
il mattino che si apprestava ad entrare dalla mia finestra
tra i colli
punti gialli apparivano ingombranti e vistosi poi
movimenti circolari tra i sentieri confondevano, apparivano , sparivano
con quel fare affaticato.
Che meraviglia pensai !
Da un lato l’enorme distesa azzurra del mare a dispetto della quiete dei monti
con nuvole soffici sopra ad uno sfarfallio di luci
dall’altro macchie di fiori, alberi dritti e rigogliosi di foglie e suoni di voli minuti.
Un senso di serenità in assenza di desideri ,
tutto è un fiato mentre Aprile s’ adorna e il giorno prende forma.
scruto il firmamento
in cerca di una nuova alba,
un nuovo giorno,
ma vedo solo la notte,
il buio che alberga in me.
D’un tratto
una Luce abbagliante
squarcia l’oscurità
e irradia l’anima mia.
Rocce di dolore cadono
in mille frantumi,
dalle tenebre più profonde
riprendo a vivere
come Araba Fenice
pronta a volare
verso la conquista
di quel tanto
agognato cielo.
Con ali infuocate
di fremente passione
sorvolo mari e monti,
giungendo all’Amata Meta.
Giacendo su foglie
della mia bramante Quercia
con inaspettato ardore,
mi lascio possedere
da istinti roventi
dando libertà
a piacere ardenti.
Seguimi,
sdraiati qui accanto a me
sulla sabbia, adagio.
Ascoltiamo in silenzio
il rumore delle onde del mare
aspettando la marea
che mentre sale
inghiotte le nostre anime
divenendo schizzi d'acqua salata
che si fondono al contatto
riversandosi in un solo corpo.
Giocosa, la schiuma di passione
scorre nelle nostre vene,
trasgredendo ogni principio morale.
L’appetito sale sempre più,
esplodendo
in uno Tsunami d'amore travolgente
che ci spinge su un’isola sperduta,
persi, l'uno dentro l'altra
stremati dalla forza
di tale trasporto d'emozioni.
Scorgo fugace
sereno bagliore del tramonto
nei tuoi splendidi occhi.
bellissimi vorrebbe vestirsi
raggiungendo
l'anima seppellita
cerca una pace
interiore divina
la racconterebbe
come una regina
radiosa che con ali
di farfalle delicata vola
e sotto un manto erboso
lodare la vita
fingere che tutto va bene
e nessuno sta male
Tu sei qua, mi guardi
io scrivo, volendoti ritrovare
mentre sogno la semplicità
vestita, ricordando
quando ridevi
ad abbracciarci
di quegli abbracci
che tolgono il respiro
ma danno più ossigeno che mai.
Ritorneremo
a baciarci
con baci
di furore irrefrenabile
senza limite,
senza tregua
vivendo
con più battiti.
Ritorneremo
a guardarci,
sì,
ma non solo
con gli occhi,
guarderemo
come nascono nuovi sorrisi
su rosse bocche
finalmente libere
da ogni filtro.
Ritorneremo
liberi di essere
liberi di vivere
come non mai.
Vivono pensieri
giungle inverosimili
conditi da piaceri.
Sono produttori labili
di soddisfazioni effimere,
passeggeri celeri
di proposte vomere
predisposte pei taglieri.
Scavano tra passati
di vite arrotondate
- di fatto inquinate -
e dal comodo abbagliati
esiliano sacrifici
di cui residuano ceneri.
Poi arrotolano numeri
e parole adattatrici
per giustificare il peso
di quel candore offeso
da scarni sentimenti
di carni intransigenti.
In una leggerezza facile
come colpo di fucile
fucina traditrice che se ne va
già di prima brezza.
Sganciati apertamente
staccati come spore
- di valore dubbio
e speranza al debbio -
sono caduti tra le spire
dell‘ennesimo serpente.Sento il tuo universo attorno,
mi avvolge legandomi
come edera.
Corteccia d'albero
che racchiude in sé
il seme,
innesto fatale da donare.
Mi faccio abbracciare
tra sguardi invidiosi,
forte e selvatico
il profumo di muschio,
paradiso di bosco incontaminato.
Sono sospiro,
ossigeno tuo
che come alito leggero,
sfiora le tue labbra.
Prendimi!
Rendimi unica dea,
madre natura,
affonda le tue radici
nel mio fertile terreno.








