Trapela di canto di pelle e corda
Il suono della mia bella musa
Che fa scalpitare il cuore e muta non sa stare
Che muta pianti e noie in tempo da respirare
Chi mai potrà a me strappare
Il dolce gracidante frusciare del vinile?
Questi strani mondi di nero graffiato
A cui mi stringo stremato quando nulla ho da vivere
Tu, mia cara, mi calpesti
Coi tuoi ritmi lenti e lesti
Tu mi carichi di dolci elettrodi vitali
E dopo tutto il tempo speso
A dormire tra i tuoi sibili
Resti sempre quella bella dai simili sospiri
Messaggera di arti e sarta di sensazioni
Addio a chi mi sente
Io mi corico tra i liuti
Siate lieti nel vostro vivere infelici
Mentre io muoio tra le braccia di Euterpe
un po' ricurvi simili ad un dito,
è una specialità di Casale Monferrato,
che in Piemonte è un comune molto popolato.
La loro forma a manubrio secondo qualche fedele,
è un omaggio ai baffi di re Vittorio Emanuele,
il nome invece è da attribuire ad alcuni soldati,
che nei pressi di Alessandria si erano accampati.
Sono senza lievito e senza conservanti,
e garantiscono privi anche di coloranti,
se poi troppi ne hai mangiati,
tranquillo perchè son senza grassi idrogenati.
Ora però non perder la pazienza,
evita di andare ad aprire la tua credenza,
questo è solo un momento di cultura,
ai frollini è sempre da preferire la verdura.
Neanche un segno di saluto,
intimidito come mai l’ho visto,
imbambolato nell’enorme vasca.
Sarà perché intorno è buio,
sarà la pioggia che lo seda
o forse è questo nostro amore
che stenta, stenta a decollare.
Di luna, poi, neanche l’ombra
quasi anche lei giocasse contro.
E poi, le stelle mie si sono estinte?
Maledizione, quanta iella!
Dovrei adesso essere mago,
provare a sistemare tutto
mentre frattanto un lungo bacio
mi aiuta a guadagnare tempo.
Accenderò la notte
con i sorrisi che saprò rubarti,
lanciando in aria i riflessi
dei tuoi meravigliosi occhi.
all'alba
tra le braccia del Rosmarino,
in petali viola.
E al tramonto sfuggire,
reclinare il capolino,
deporre nel sonno la corona
della Calendula selvatica.
Ho visto Dio sbocciare
al bacio intenso di un'ape.
Sulla chioma di un prato incolto,
lungo il tragitto di un muretto.
Trasformarsi in desiderio
-nel momento in cui il Tarassaco-
finí i suoi giorni
e diventò Soffione.
di rivedere luoghi
di gioventù,
paura di star male
al pensiero di chi
non c'è più,
di vedere troppi
cambiamenti.
Non ho il coraggio
ma devo essere
forte per due,
tu non sei più tu
dopo l'intervento,
ed io mi sento
tanto sola.
che incutono timore
ti ridesti e ossessionata
riprendi percorsi vaghi
come la notte che muore
e senza piangersi addosso
riprende il suo cammino
Sicuramente si domanderà
perchè questo tempo
vien spesso dirottato
da cumuli di pioggia
che all'improvviso
l'umanità si piega
nascondendo l'ipocrisia
come se non le appartenesse?
Viva si rifarà
quando il terrore sparirà
Iceberg,
è così che alcuni mi chiamano…
sì proprio iceberg,
perché mostro non a tutti,
non a chiunque
una minuscola parte di me.
Non capiscono, non si chiedono
il perché.
Non sanno, non immaginano
che sotto questa montagna di ghiaccio
vive il mio inferno
fatto di emozioni e pelle lacerata.
E a chi mi chiede come sono
rispondo ammiccando un sorriso
che sono liquida…
fatta di sangue e lacrime.
Non tutti comprendono
questo mio dire,
senza chiedere o avere spiegazioni
interdetti credono
che io sia un po’ fusa.
Ma in realtà
so che sono solo per pochi;
per coloro che conoscono
l’amaro sapore e il pungente odore
di lacrime versate da chi
ha dato tutta se stessa
senza chiedere o volere
nulla in cambio.
libbera nsuonno 'a ffantasia
Duorme duorme peccerella,
'int'ê vvracce 'e mammarella.
'St'uocchie ca tiene nzerrate,
int'ô scuro de 'a nuttata,
quanno ll'arrape â mmatina,
so ppiezze 'e cielo celestine.
Ninna nanna, ninna nonna,
sonna tanta bbelli suonne.
A 'e lupe statte accorta,
tiene bbona nzerrata 'a porta.
Si te vieste 'a pecurella,
te vene stracciata 'a pelle.
Ninna nanna ninnarella,
duorme 'into â cunnulella.
Cu 'sti mmane pezzerelle,
chello ca vide vuò afferrà.
Nun desiderà ogni ccosa,
tutto nun se po' ppiglià.
Vide addó miette 'e mmane,
te può ppognere 'e ddetelle.
Mmiez'ê mmore truove 'e spine,
nenna mia...ricuordatello.
Nun te mettere sott'ê luce,
statt'accorta ca t'abbruce.
Nun t'accustà troppo 'a miccia,
ca cu 'o ffuoco po' t'appicce.
Ninna nanna rusellina,
nenna bbella e ffarfallina.
Arrepuose vocca 'e rosa,
mpaurita sì, ma curaggiosa.
Nun dà sempe e ssulo vasille,
mparate a ddà pure 'e murzille.
'A vita nun sempe è llieta...
vide addó miette 'e piede.
Quanno grossa tu sarraje,
e na nennella astrignarraje...
appen'a notte 'o scuro spanne
...tu cantale 'sta ninna nanna.
Dentro tu
Fuori il mondo
Dentro sei, solo
Sei
Giorni per fare
Il suolo e il mare e
Il suono e dare
Luce, vita a piante e persone
Ai pesci nel fiume e i gabbiani sulla costa
Tutto passa e Lui resta
Solo sei giorni e poi dorme quieto
Muove il mondo con dolci respiri
Sparge intorno spiriti docili
Senza che noi cerchiam di sentirlo
Caldo umido dentro i polmoni
Canto umile e sento sapori
Di frutti celesti di viti e ginestre
Che crescono e formano file che restano
Mute nel tempo, cessano e raschiano vite vissute
In campi appassiti di fiori ingialliti
Cara mia trottola chiamata vita
Su te tu ti giri e tutti i tuoi fili
Tessuti e spezzati da spazi passati
E giorni finiti si fanno sottili su tutti i tuoi riti portati da uomini
Che sono freddi
Che non sanno respirare il suono
Dei prati mossi
Che credono sia bello muovere passi
A suon di marce, masse, marche e suole stanche
Ma dentro sono marci e mutano la vita togliendole stupore
Stuprano la terra crivellandola di botte
Credendola una docile indifesa ragazza
Ma la terra è grande, saggia, madre di una razza fatta pazza dal potere
Dal seguire non l'essere ma l'avere
Che crediamo di potere?
Noi punti sparsi nel cielo del nulla
Noi echi persi nella culla del bello
Niente
Nulla
Quella voce paterna che ci ha fatti
Che ha amato e dato e voluto solo abbracciarci
Ha portato uomo e donna a correr per la terra
E vedersi immolati per uno scherzo della sorte
A sentirsi incrociati come tra botti di guerra
O vedere ai volti loro sbattute molte porte
Porta morte vedere persone, quasi tutte
Che al tramonto grigio dei loro cinquanta
Si cullan tramortiti in voragini di vuoto
E sapere che "ti amo" non riescono più a dirlo
Che il canto della vita non possono udirlo
Il canto del merlo e correr del cervo
Creare castelli sui colli dei mondi
Avere ali d'angelo per sfidare i monti
Le pozze e ninfee che diventan maree
Avere telescopi negli occhi e petardi nel cuore
Che ci fanno palpitare al fermo restare della realtà
Che rendono il gioco della vita quieto e lesto
Per sapere che tutto questo, del resto, sembra solo vanità
Vorrei avere il coraggio di tornare bambino
Scoprire nuovi angoli del mondo negli anfratti del tempo
Scoppiare tremante al fratturare dei cieli col tuono
Fermarmi un istante a sentire e non capire
Sentire di volare come la fenice e fiorire come un ramo
Dire che sono felice e sapere che io amo
Allegri scintillii
irradiano
i tuoi occhi.
Riflessi
color acqua
mi svelano
il tuo intimo.
Mi avventuro
nel tuo mondo
e felice vagabondo.
Mi perdo
e mi appago
in una soave dolcezza.
Granello di sabbia
che alla sua duna
torna...
Goccia di pioggia
che nell'oceano
si fonde...
Seme
che penetra
nel fertile terreno...
Il cuore
si coccola
nell'arcobaleno
dell'amore...
C'era una volta una sirena
Che sedeva, serena, alla volta del blu
Tra i castelli di arenaria e i troni di scogli
La regina delle coste regnava sui mari
E i gabbiani, volati i venti si posavano ai suoi piedi
Serventi ghirlande rubate alle navi
"Costi quel che costi, da costa a costa,
Voleremo alla nostra diva casta
E divideremo con lei i nostri scarsi pasti
Per te, regina delle coste"
"Ma a che costo?"
Diceva la sirena
"Io, nave, ti chiamo, sperando
Di trovar chi amo, ma quando
Il timone ode il mio canto
Il mio amante al comando
Si schianta fra scogli e costiere
E rimane un eco di costole e teschi
Di cui le fiere faranno banchetto
Sol di amare chiedo
E non soldi o un mare da conquistare
Solo grido al sole, da sola
Che chi ha già chi amare
Non può capire il giacere
Piangente e chiamare morente
Un'anima sognata che mi salvi dagli scogli
Per portarmi tra le vele e le onde cullanti
E sentire un canto diverso dal mio
Io quindi, prostrante, nelle vesti da regina
Mi piego a ogni spirito, Dio e santi
Che sentano i miei pianti incessanti
Ai troni io rinuncio perché se è esser sola
Il fato mio allora, prendete i miei diamanti
E la mia corona, e datemi degli amanti
Io abbandono salsedine e scogli
Al bando dono le sabbie salate
E dei gabbiani celesti i cordogli
Attorno alle carcasse di sirene spiaggiate"
Ma vano il gridar di petto fu
Sfinita la regina dalle lacrime versate
Svuotò la sua vita tra le alghe e i sargassi
Annegando le parole vessate nel blu
Ora i lembi della veste sua
Nel limbo fluttuan tristi
Come flebili meduse trascinate dalle onde
Per estinguere tra i fini sali la sua pena
Questa la fine della bella sirena
di poveri, ricchi, servi e padroni,
spesso si compra in formato convenienza,
per timore di rimanere all'improvviso senza.
Ha due o più veli di morbidezza,
evitare lo spreco è indice di saggezza,
giorno dopo giorno arriva a conclusione,
e occorre monitorarlo per evitare qualsivoglia imprecazione.
Ovviamente non entro nel merito della funzione,
non sarebbe indice di buona educazione,
ma un monito a tutti lo voglio fare,
è che la carta non si deve sprecare.
Un rotolo è come un conto corrente,
se finisce dovrai chiedere aiuto ad altra gente,
quindi mi raccomando: l'attenzione mai si perda,
per evitare di ritrovarsi nella merda.
Non c’è parola
che non abbia
dedicato a te,
non c’è respiro
né pensiero
che non sia per te.
È il cuor mio
a dettar parole
di solo amore
per te che non sei
un attimo fuggente
ma sei il sempre
di tutti i miei momenti.
Sei presente essenza
magica carezza
che fa vibrare
tutti i miei sensi
infiammando
ogni mio sentimento.
Sei poesia,
la mia,
ali per l’anima
luce per il cuore…
anima e cuore
che tu abile
ladro gentiluomo
m’hai rubato
e ora t’appartengono
in tutto il loro essere
passione e fantasia.







