nun è cchiù tiempo che me circo a ffa.
Cammino io sulo contro a tutta sta città,
comma a 'na foglia 'o viento ca se fa traspurtà.
A sta vita 'na cosa sola aggio cercato
e so' stato felice sul quanno t'aggio truvato,
me so sentuto l'ommo cchiù furtunato
nzieme a te... dinto a sti braccia arravugliato.
Affruntavo o tiempo cu tutte 'e tempeste
ire l'aria fresca arapenn sti feneste
po' me ritt: scusa, l'ammore pe me nun è chest
e t'aggio perzo... senza forz e senza protest
Nun me ancora passato, ma scuordete 'o stesso e me
ca tengo o core chiuso ancora e mille piezz pe te
ormai vaco cammenanno dint a st'eternità
ricurdanneme l'uocchie tuoie comme simbolo 'e felicità
Pensieri strappati dal tempo frenetico
Pensieri in una gabbia di circostanze
Pensieri camuffati dal presente
È tanto che non dico ti amo
È tanto che non guardo il cielo con il cuore
È tanto che non abbraccio il vento
Dovrei andarmene al mare a contare le onde
Dovrei andare ai monti ad ascoltare il mio eco
Dovrei dimenticare i lunghi cammini
Scrivo e fermo l’attimo
Scrivo oggi ed è già domani
Scrivo di questa effimera vita
Abbiamo tutti lo stesso destino
e i suoi sogni erano sempre gli stessi
diventare il re della fantasia
dove nessuno avrebbe mai potuto spodestarlo.
C'era un uomo che amava la vita
sia nelle piccole che nelle grandi cose
e si compiaceva di esistere
perché era felice di vivere.
C'era un uomo che amava la realtà
sapeva che era a volte dolce e a volte amara
ma nel suo quotidiano era un re che aveva realizzato i suoi sogni
ed era un uomo che amava la vita come un prisma dalle mille sfaccettature.
Secerne un succo di prigionia
- acido -
questo silenzio dentro me.
Immerso in schiume di vita,
una volta mi parlavo più spesso
senza guardar dalla finestra il fuori.
Non ascoltavo i sospiri dei vecchi
o gli schiamazzi di chi pensava
che i vecchi non esistevano.
Dovrei rivisitarmi con cura,
spazzolare i persistenti dubbi,
ripianare zolle mai coltivate,
accendere luci nascoste.
E guardar dalla finestra il fuori,
ascoltare i sospiri dei vecchi
o gli schiamazzi di chi pensa
che i vecchi non esistono.
(Al tempo del coronavirus)
Tra le mani il niente
se non la speranza
di gocce frammentate
sgorgate dalla sapienza
e da assimilati tomi
di qualche romito vate
che dall’alto dell’olimpo
sputa sentenze
restando a debita distanza.
A loro la priorità
del diritto alla parola
e a noi poveri artigiani
l'illusione della parvenza
che tutto debba finire
così come è cominciato.
Non prendete atto
di queste mie parole
sono solo lo sfogo
e non la pretesa di un richiamo
per l’incontrollata paura
di quello che ci vive intorno.
La paura del subdolo
è la peggiore
lo è da sempre stata.
Allora non resta
che impadronirci di quel tempo
dando voce alla resilienza
per rinascere migliori.
come nido di memoria
leggera vaga la farfalla
posandosi lieve sulla dolcezza
trattenuta nel ricordo di una carezza,
fatta di solidale bellezza,
virtù manifesta la comprensione,
si abbandona al cuore che strappa
come un soffio di vento una lacrima,
immortalando il silenzio.
nostra Madre del Creato
ci elargisce i suoi doni
con generosità di madre
sopra di essa con i suoi
bei doni come i frutti
che ella produce per nutrirci
e anche come i bellissimi fiori
che allietano la nostra vista
di cui tutti noi dobbiamo esserle grati
perché lei è la nostra vita terrena.
Ero tornato alla casa dell’infanzia
dove il tempo non era stato crudele
dove i ricordi vivevano senza chiedere
in cambio rancore o pentimento
ero tornato per riprendere quei brandelli
di passato che reclamavano però un loro spazio
negli angusti angoli alienati del presente
non era cambiata tanto quella casa
stava sempre sotto lo sguardo
di San Giovanni Evangelista
forse era cambiata un po’all’esterno
aveva mutato colore ed i suoi inquilini
si nascondevano dietro anonime tende
mentre dalle finestre non riecheggiava
più la voce di un bambino
ero tornato dove la vita era cominciata
niente era cambiato di quel luogo
nell’apparenza
i sogni ingialliti di un’epoca felice
riemergevano dal mare dell’inconscio
mentre la mente navigava
lontano nel suo sonno profondo
disperdendo la spensieratezza in irraggiungibili
contrade oniriche
ero tornato alla casa dell’infanzia
i muri erano nuovi, asettici
i passeri non cinguettavano più
sui rami del giardino di fronte
diventato parte di un museo
ed il rumore di un pallone
non risuonava più nella calle
c’era solo un silenzio adulto
tutto era mutato svanito il sogno.
Tra queste poche cose
ti lascio il suono dell’armonica
che ti fermavi ad ascoltare,
insieme alla prossima alba
tagliata sulla strombatura.
Mentre inizia un po’ a bruciare
la sostanza che mi entra dentro
dalla cannula, chiudo gli occhi oltre le sbarre.
La luce del primo mattino sul viso, e mi pare
di sentire il profumo del miglio soffiato
e di vedere muoversi la tua coda.
Adesso amico mio dovrai cercare
qualche altro per un morso di formaggio.
Mi son sempre chiesto perché fossi rimasto al di
qua delle fessura… per entrambi è ora di andare.
che striscia silente,
la notte è un serpente,
avvolge non regala niente.
Coperta oscura,
di passi impietosi
cortese attenzioni
spazzolano suoni.
Vedere lontano
tra ombre e chiarore
di notte non c'è il sole
ma un vento tagliente.
Salta la moneta
che sporge il destino
ansiose folate,
da un calice di vino.
Lo vedi il silenzio
che spinge geloso
un sogno gustoso
incolla il mio tempo.
Le pagine dei ricordi
golosi regali
impressi per sempre
in clessidre di sale.
d'amore, di conforto,
per tutti noi,
diventati più aggressivi
gli uni con gli altri.
In un block notes
metterò profumi di fiori,
canti di allodole,
sciabordii di onde,
fruscii di fronde:
forse ciò aiuterà
a dare più forza
ai sogni,
per affrontare
le nostre paure.
Fammi sognare
anche quando non ne ho voglia,
quando mi accontento
nelle ore di felicità dimessa.
Cura immensa io ti chiedo
perché fantasia ti giunga.
Gioco di carne all’infinito
io pretendo per fermare il tempo.
Istanti lunghi cento anni
spezzano il mio cuore in due.
La paura di perderti
è uguale a quella di ritrovarti diversa.
c'erano tante parole
di notte dimenticate sui tavoli
che al buio mancava la ragione
ma fino all'alba
carte e bicchieri
ci tenevano compagnia
mentre dormivi sulla sedia
curva
dolce il volto
a stringere le tue mani
ancora quel dubbio
ed oggi
che il partito non c'è più
come il tempo degli amori
torno stanco alla festa
d'altri compagni
con quelle idee
e una fissa
di te










