da dentro
le pareti silenziose e grigie
non hanno rumore
i letti bianchi in fila
hanno stanze di
cuori irrequieti.
L’ odore alcolico dei medicinali
segue quello degli infermieri e dei medici
tra i corridoi .
Come angeli senza ali
irrompono mura d’incertezza o di certezza .
Di certo è che
la vita e la morte qui
s’incontrano e si scontrano
spesso.
Amo le stelle
una su tutte Ismaele
che dai cieli della Nigeria
sulla scia di una cometa
ha deposto la sua semente
dentro il solco della speranza.
I cimiteri del mare e la disperazione
non hanno tolto la ruggine alla ragione
a chi troppo in fretta ha dimenticato
che non si è migranti per scelta.
Ma per un destino gramo
partorito dall’ignoranza
di chi con i fili spinati di una riesumata Babele
ha soffocato dentro di se le grida di Ismaele.
Che dai cieli della Nigeria
sulla scia di una cometa
ha deposto la sua semente
dentro il solco della speranza.
Per una dignità senza barriere
senza colori ne crocefissi
solo il colore del cielo e delle stelle
lo stesso colore degli occhi di Ismaele.
Senza avviso mi blocchi
Gola stretta
Voce grave
Senza elmo
Mi compare
Grotta buia
La mente mia
Senza una luce
Senza una scia
Fortuna arrivò
Con passo pedante
Mi disse
La rabbia non é una cosa importante
Così valutai
Le ragioni del cuore
Muovevan mosse da un grande dolore
Ma piccola fui
Col cuore da grande
La rabbia non era davvero importante
L'amore importava
Così aprì le braccia, fredde
Cercando il calore rimasero interdette
Nessuna persona
Nessuna parola
Fortuna mentì alla dolce donzella
La vita le regalò una brutta sberla
Deserti i viali serrati da vie
adattate a bislunghi vicoli
Luminarie flebili, quasi a morte
Dove siete, tremolanti ponderano
In quale luogo sono i lemmi
Quei vocii
Quei brusii, i mormorii
Voci e cicalecci fatti di ilarità
e sbuffi corti, dove siete
E i passi. Si, i passi
Quei passi così disuguali, dove sono
Al tocco dell'appoggio è melodia
percuotono rievocando musica a peso
Il cielo terso discorde dalla tarda ora
è tutt'uno con il suolo e per ora lo ignora
Luminarie flebili, quasi a morte
S'indagano acutamente
incredule e avulse cercano alleanza
come se, sprigionassero
una possente vampa d'ardore
nell'attesa di una oculata Epoca
Luminarie meste e melanconiche
esalano l'ultima vampa
ed è giorno di luce e di esaudita speranza.
Provvisoria la luna sopra il mare
nelle notti chiare e senza vento,
un volo di gabbiani in movimento
fendono l’aria col loro planare.
Nel silenzio sussurri di parole
in spazi di romantici sospiri
e sogni di un amore su isole
sperdute, tra attimi e respiri.
Sulle ali del vento, illusioni
e i giorni vuoti di emozioni;
la luna sopra il mare, brillante:
ecco l’alba nitida, sfavillante.
Il cielo si colora
e tutt’intorno indora.
che vivi
nel tuo piccolo mondo,
prggio per te,
che non vedi
piu lontano
del tuo naso,
peggio per te,
"che te la canti e te la soni".
Credi di essere superiore,
vai avanti come uno
schiacciasassi.
Solo tu sei intelligente,
solo tu sei sensibile.
Sai parlare,
sai far ridere,
ma hai mai
pensato veramente?
Ti sei mai
guardato intorno?
Pensi d'essere geniale,
pensi d'essere grande,
hai snobbato
i sentimenti altrui,
hai snobbato
chi chiedeva attenzione.
Si, stai bene cosi,
convinto di essere
il migliore,
senza dare niente
di te stesso.
sono di velo, la stanza è stretta
qualcosa stupisce chiede tace invita
su di te
la tenerezza chiude il mondo nell'incavo del collo
lecco il sapore
non vai via
mani leggere già prendono forza
tu piano stringi e avanzi ,
palpi la carne apri le cosce
avanti e dietro, quasi senza saperlo, infilzi
riempita
inarco e offro:
mordi
ti scosti
smarrito disprezzi
cerchi
in fuga aspetto
mi accuccio di nascosto
conosco il gioco:
tu in piedi io in ginocchio
ingoio
qualcosa da perdere, o trovare
mi sporco e non mi lavo
dentro di me
nell'infinito, tieni
dov'è il peccato?
è tardi, poi ti abbandoni e vieni
sono di velo, la stanza è stretta
qualcosa stupisce chiede tace invita
su di te
la tenerezza chiude il mondo nell'incavo del collo
lecco il sapore
non vai via
mani leggere già prendono forza
tu piano stringi e avanzi
palpi la carne apri le cosce
avanti dietro, senza quasi saperlo, infilzi
riempita
inarco il seno:
mordi
ti scosti
smarrito disprezzi
mi cerchi
in fuga aspetto
mi accuccio di nascosto
conosco il gioco:
tu in piedi io in ginocchio
con la lingua percorro,
ingoio
qualcosa da perdere o trovare
dentro di me
nell'infinito, tieni
dov'è il peccato?
è tardi, poi ti abbandoni e vieni
E’ nata una stella…
-dicono i tonti-
ma è piccola,
già vecchiarella,
brutta non saltella,
fatica fa a parlare
perché
non sa brillare.
Dio,
tanto buono,
l’ha creata
con un tuono,
sventurata
non percepisce
il suono.
naviga
nel buio fitto,
balbetta
come un uomo
sdentato,
quello col naso
col gocciolo,
povero vecchio
atroce illusione
d’esser capito
da chi come lui
è ‘gnorante,
ratto in ogni senso
a pigliare saette
dove brilla
per niente
l’essere suo,
tonto efficace
a non darsi pace
se essere nulla
o zero di niente.
illuminano la mia notte triste
come un drago sputo mille rivoli
d'argento
qua e là, rivoli d'argento e oro
fiammelle di pioggia dorata.
Lungo le mie guance
scorrono fiumi in piena.
Sto con gli occhi sbarrati
aspettando la notte dell'Aquila.
Notte splendida notte
potente e misteriosa
portami fasci di luce
granate e mandarini
rubini, splendidi e zaffiri
preziose pietre
per adornare il mio capo di Vendetta.
sfuma forme insopportabili,
l’ultima nuvola indugia ancora
prima di dissolversi del tutto.
È questa l’ora inopportuna,
lenta, stanca, incorreggibile
nel cui letto angusto si peggiora,
spogliàti d’ogni facile sorriso.
Che il sole, dunque, arrivi
con le sue autorevoli intenzioni
e lanci dardi incandescenti
sull’acqua in cui si annega.
Esiste, di là dall’orizzonte,
respiro a banda larga, assordante,
che aspetta le milizie del vento
per esser fatto prigioniero,
per essere condotto al cospetto
di chi la vita intende tersa,
per essere indagato a traditore
del più elementare intento.
Prevista era l’ultima nuvola
a minacciare il tetto nostro cielo.
Ma vada via, sparisca!
Oggi la terra non tremerà.











