della voce che strazia
torace e mente mia.
Si odono movimenti
delle foglie mosse
dalla tempesta del vento
e dai taciti pensieri
dove in preghiera invoco
il nome tuo in eterno.
È un sopravvissuto cuore
che l'amore ha raccolto
e nascosto nel suo centro...
nel suo universo perduto.
Nel silenzio assordante
tutto si disperde e si raccoglie
in un amaro pianto in gola
fermo li ad aspettare
la fine di quell'eterno.
Sgombro il campo
dall'assedio e tende
di ogni inutile battaglia
così da percepire
il battito del tempo.
Tutte si son perse
ancor prima d'iniziare
perché comunque sia
l'amore cede il passo
all'egoismo umano
per costante privilegio
d'aver tensione accesa
- e qualcuno c'è sempre
a pagare la bolletta -
All'armistizio mi costringo
d'amicizia un ampio sodalizio
con e per la vita mia
per poi perdermi nell'anima
e poter ...
contemplare il mondo.
nel vicino scuro fiume
trascinando i miei pensieri
arrotati come pietre
e nella notte spenta di rumori
accartoccio nelle mani
scritte lettere incomplete
lasciando nello specchio
le mie prime tristi rughe
... e resto così attonito
con le parole impigliate
nella bocca...
in questo strano
oscuro
afasico sentire..
A volte par amaro ottenere dalla natura
questo quale semplice sesso
Se già la creatrice, atea naturale
ha creato corpi di diversa forma.
Senza spiegazioni, diranno, l’abbiamo tradita.
Giudici di altri, di sesso, ossessionati
ho i genitali ribelli, crudi, gonfi.
In continuo e frenetico vivere
fatico le risposte, le sudo,
ma credo nella prole feconda di cultura.
Amore e sesso.
E dai genitali romantici, prole è
questa, futura, con la speranza
di equità.
Ho i capelli corti e sono donna.

Tra le querce ingombre
di ricordi
ti chiedi dove siano
le tue incastonate
furbe bugie
...
come ghiande
da dare ai porci
marciscono...
...
a gara frenetica
disseminati semi
d'innata follia...
ti ricordi?
eri quella che cadeva
dall'alto dell'Olimpo
segnata donna
che baciava Giove
sui calzari dorati
...
un'impresa salire
e ricadere ferita
tra le aguzze rocce
della presunzione
...
tra le foglie immote
non il vento che vince
solo un aspide che sale
a mordere il cuore...
...
a rinnovare la dose
mai sazia
del veleno in corpo...

senza nessuna sbarra.
Ordine nel disordine,
disordine nell'ordine,
disordine delle
emozioni, in conflitto
con la ragione.
C'è solo confusione,
confusione ovunque.
Non importa,
mi hai fatto capire,
cara confusione,
che non sono
una macchina
che esegue
semplicemente
i comandi,
ma una persona
con bisogni
e desideri anche
contrastanti.
Mi hai insegnato
che non sempre
chi corre arriva primo.
Mi hai insegnato
che a volte fermarsi
è il modo migliore
per arrivare
da qualche parte
o almeno per capire
dove si vuole arrivare.
No, non impazzirò.
Mi darò una regolata.
Resterò a casa senza dare spettacolo.
Intanto, giuro, smetto di dar da mangiare ai gatti
che s’arrangino, cristo, come faccio io
e poi finiamola con questi appuntamenti
per dirsi che, dai dillo
un bel niente, ecco.
Vuoi parlare ancora del tuo fegato?
Di quel dolore sospetto che senti
-qui, no, più giù, che sarà?
È segnaccio, cazzo, te lo dico ogni volta.
E non raccontarmi di quell'isola
dove andrai a finire i tuoi giorni.
-vivrò di pesca e di noci di cocco,
mi basterà…
Senza il bar sotto casa?
Non farmi ridere.
Piuttosto, ti guardi mai allo specchio?
È ora di partire credimi.
Vado, ci vediamo domani, dopo i gatti s’intende.
No, non impazzirò.
Fortuna che ti vedo, bella mia,
che ti dimeni in lungo e in largo
quando vorresti scavalcare il tempo,
reclusa e viva in quel labirinto
dove la luce è figlia della notte.
Meno male che però ti sento
nascosta nei battiti del cuore.
Tra i rumori della strada ascolto
un fracassato pianoforte a coda
che non s’arrende e suona ancora…
E nutro la speranza d’annusarti
lungo i sentieri senza più roseti
dove l’aria è uggiosa, immobile,
nell'attesa di quel vento amico
che spazzi ogni silenzio e mi spettini.
Non importa se, come grande diva,
mi fai prima sognare e poi sospirare.
Ora so bene che non sei infallibile
- com'è la morte sorellastra tua -
ma tu duri di più, vita monella!
Eh cosa vuoi che ti dica,
noi qua,
siamo al bar,
e non ci pensiamo,
consumiamo e parliamo,
e intanto siamo tutti nella storia;
ognuno coi suoi guai,
ognuno col suo passato,
ciascuno col suo segreto dolore,
con la rabbia,
e la tristezza
di essere soli
in mezzo agli altri,
e viviamo come possiamo,
tiriamo avanti,
e nessuno capisce niente,
mondo indifferente e
meschino;
ma il tempo passa,
ognuno in cammino.
Continua Miha
negli aurei traccianti
e non solo pei campi,
traiettorie magiche
di potenti calci piazzati
rare iniezioni
di rabbia e coraggio
per fame che non schioda
è foraggio
ché non s'abbuffi d'altro,
imperterrito
nei tuoi sofferti - dai ...
provaci ancora
e ancora e ancora
sinché non avrai più denti
là ti aspetto
ad armi pari
nemmeno tu, sai
vita facile potrai.









