Siamo nati da due stelle
fiammanti ma lontane...
e sono impazzita nel cercarti
nel posto dove il cuore
nasconde i segreti più letali.
Sbagliando tempo, corpi, mondo...
t'ho ritrovato qui... nel petto,
dove un sussulto mi parla,
dove senza te tutto tace,
dove sbocciano i fiori più belli.
Passeggio ora per le vie
di un firmamento in tormento
che crollando porta via
il tuo nome insieme all'anima
persa nell'apatia suprema.
Nell'ormai errante immagine
del ricordo dei tuoi occhi,
ti nasconderai ancora dai miei.
E richiudendoli mi lascerai
nell'infame verso di una poesia.
Subivo inerme
lo sgocciolare della mia
ultima goccia di sangue, mentre
aspettavo che tu,
mia ossequiosa consapevolezza
arrivassi a me.
Il giardino incantato
del mio cuore
lentamente appassiva
ad ogni inverno.
Ma la tua presenza, ora
rende vive e forti le mie rose
e mi insegni che, quanto basta
per continuare a coltivarle
è tutto dentro il mio cuore.
Per una voce che non ha più ascolto,
il vento la porterà lontano,
oltre orizzonti conosciuti.
Per una voce che
è come una preghiera,
Qualcuno porgera'
la mano che qui è
stata negata:
si sentirà allora
un coro e non ci sarà
più una voce sola.
l'irruenza della tua parola
e darti un bacio sul cuore.
Avrei voluto un silenzio
avvolto in un abbraccio
che fermasse la tua
brama di scappar via.
Ma nell'ambrato senso
di un pudore sfacciato
ho accettato l'esito
di ogni tua scelta.
Avrei desiderato tenerti
ancora qui, accanto a me.
Ah, rammento la penna mia dov’è!
Rimembro con rimorso le mie gesta,
Ahimè! un ignobile azione mesta
Ha tolto la biro a sfera via da me!
Pietosamente cadde un bel giorno de
la mano, // ed ora là in pace resta.
Piano il bidello omette ignaro e pesta
La piccola; più niente da far c’è.
Quanti gioviali momenti trascorsi
Et lei con me, epicurea, euforica,
Seco la trae lungi Belzebù...
Buio pesto seguì: destra, su, giù,
manca, // non manca aria mefistofelica
E allora una luce d’inchiostro scorsi:
“Ah, piuma d’oca, petrolio lodante,
Onde stata sei tutto’l periodo?
Sei risorta teogone da Esiodo!
Darai più di ciò che tuttora io do
Nel lontan blu orto con gialle piante
‘Ve c’è ‘n gran cecero cinguettante...”
Venne la veneranda e venerabile,
E van e vengon voci volubili:
Grande e bonaria, garantisce cubili
O, lasciati inutili, ‘ivviene oddiabile?
La natura sua è imperscrutabile,
I vaneggi suoi son no solubili,
Li pensieri suoi nobiscum son nubili,
Et sangue mio gela al suo occhio adombrabile.
Dicevano di tutto
su costei; ma nessuno,
In lutto o dei babbëi,
Lamentava scettico.
Ella poi ascese e al muro
S’appese; nello futuro,
Mese // o lustro, ‘a pertica
Ergerà chiesa etnica.
Cercavan data parola i mortali:
E pensa e pensa e pensa
E confessa e confessa,
Confessan a test’alta
Pura verità // falsa.
Metà stagione passa:
Accorrono alla penna
Futili plebei all’ara
Per massa // legge vara,
Sol per Dio spingerla giù... blasfemia!!
La sagrestia aggrappa ‘l zaffo, moto su
Sol Dio veder l’uomo che veamente
venera: // penna, venereo morbo blu.
tempo spolverato
costretto tra nuvole,
lontano ricordato.
Strane visioni
oltre il confine,
strane tensioni
al peggio non c'è fine.
Nasce un germoglio
chi gli darà nutrimento,
cattiveria e odio
o un caldo congegno.
Scappa saltellando
dietro ogni angolo la luce,
stretto in una mano
c'è un mondo felice.
Ricordi perduti
per sempre
nell'oblio,
sarò all'altezza?
C'è sempre
un giorno nuovo.
Ognuno a fatica
agguanta una stella,
il vento soffia forte
la rapisce nel nulla.
Menti pensanti
prendono il sole
ci vorrebbe così poco
ad annusare le viole.
E son qui, col peso degli anni
che greve al crepuscolo appare
e lieve diventa al sorgere del sole.
Qui - tra le braccia dell’oggi -
conquisto le ore del declino
in esse versando aria frizzante.
Aprirò tutti i pori al pensiero
di volerli riempir di frescura,
ossigeno del nuovo sogno.
Fermo l'istante che procura ferite,
è vivo il dolore e le grida di vendetta.
Lotto in segreto, ma fiacca... mi arrendo
incapace di persuadere quell'invasione
di rossa amarezza, che lascia sulla pelle
una scia immortale di litanie e lamenti.
Percepisco il calore di due gocce
che lentamente scendono sul viso,
una è una lacrima che luccica,
un altra è una stilla di sangue.
Le guardo in un riflesso di me e
sarcasticamente fiorisce un sorriso...
pensando che tutto questo l'ho voluto io.
aspetto che nuvole lievi
mi conducano fuori dallo
spazio del nostro mondo.
Eternità è il mio essere nuovo,
porta invisibile oltre
l'umano scandire dei giorni.
Dimentica sarò del mio futuro,
finta pagina bianca inchiostrata
fin dalla nascita.
Vaghero' astro bianco
tra luci smaglianti, pregherò
per alleggerire fardelli
di una vita ormai
non più mia.
Gli angeli ci invidiano
di non sentirsi chiamare papà e mamma,
mentre vegliano da sopra la capanna.
Sembra pensare Giuseppe dal suo posto
vista ala, come impietrito a caldo nella colla.
Così strascicati coi passi accalcati della folla
i miei pensieri, e nei pochi centimetri per le
gambe e di cielo scoperto una lacrima dal volto
di Maria scivola sulle vesti fin all’asfalto
dove la sofferenza appartiene a degli altri angeli.
La raccoglie per sé un magio nella sua grolla
insieme alle altre, intanto sfumatura tra la folla
un pastorello conta le briciole di indifferenza
-ma oggi che è Natale- tra quelle di pane…
è una signora perbene pure la carezza della fame.
la strada verso un sogno.
Le foglie autunnali scricchiolano
sotto i piedi.
Anche se vedi lo stesso colore,
guarda l'orizzonte.
Il vento ora soffia meno forte,
i passi così diventano danza.
Ed ecco che il sole ti sfiora la pelle.
Le ginocchia sbucciate,
non sanguinano più.
Ora che credi in te,
puoi raggiungere ogni obiettivo
e ricorda di non girarti indietro,
non guardare più il tuo passato,
ma solo il tuo futuro!






