e solito blu di pigiami in mostra.
Di qua dal vetro schizza il ricordo
dell’ultimo agosto, onde accecanti
di un’estate fuggevole amica.
Il passo si fa sempre più spedito
e l’eco del freddo l’aria riempie.
Il cielo si diverte ad osservare
la lenta pioggia di foglie a dispetto
che tracciano voli di morbide morti
quasi a spezzare il conveniente appiglio
di chi solo nel mare vede il meglio.
Di giallo caduco si fa la strada dell’oggi,
dimenata dai capricci, anche del vento.

Un altro giorno di furia al confine con la Siria,
troverai una giungla
d'asfalto ad aspettarti.
Samir, dagli occhi
di cerbiatto e la pelle
ambrata,
dovrai
scordare giochi
tra palme
e sabbia, soffrirai
in un paese ostile.
Samir,
senza più
patria,
imparerai
a contare solo su
te stesso,
lascerai
i tuoi sogni
nascosti
tra gabbiani:
forse un giorno
li ritroverai...
Assordante vuoto ingannatore.
Schiudo la vista... forse intravedo...
Forse!
Soggiogata dal buio, non scandisco,
non c'è luna, non c'è spiraglio.
Cieca, avanzo nell'abisso, ostacolata.
M'imbatto contro muri, forse lapidi...
Forse!
Impedita, dono spazio allo spazio.
Prende forma l'anima incosciente
barricata tra gli occhi ed il cuore...
asfissiata, brama l'aria che non c'è.
Si chiude ancora la mente...
ancora una volta innalza barriere
per salvare me e respirare... forse,
Forse!
La poesia più bella
è vita. Presente che previene
pescando nel fiume del passato
migliore e preserva scorrendo
verso il prossimo traguardo;
di fatto, preclude al futuro
prematura morte.
La poesia più bella
sposta carcasse, incide
prima e dopo, in un incidente
che, magari, più non accada
col venir meno soccorso feriti
e preghiere ai morti
che parola, portino al destino.
La poesia più bella
è scorporare colpe, ridurre a
impalpabile la morsa del male
con palmo, che al sul naso cresca.
La poesia più bella
è passione
è neve che regge al sole
è nave che raggiunge il Cile
trasportando raggi di sole
La poesia più bella
di sicuro ... è solo la tua.
...non ho mai detto che ti conoscevo...
...non ho mai detto che ero triste...
...non ho mai detto di lasciarmi in pace...
Ma gli scheletri nell'armadio
Fanno polvere nella mente.
Ma le termiti dell'armadio
Distruggono le membra.
Presente lo sei sempre
non so bene come, ma si sente
è un percepire dolce effetto
sicuro che per noi nutri vasto affetto
e noi ... semplici paladini,
soldatini sempre in guerra, costantemente,
mai a distogliere lo sguardo
che è perso, invano, per un errato traguardo,
nemmeno la croce del sacrificio
ci aiuta a volerti, per un vivere almeno sereno.
Non riusciamo proprio a farne a meno
Tu solo sai, quanto bisogno ci sia ... della tua mano.
Fare l'amore con te
non puoi capire,
è un pò come sognare
e un pò morire.
Trascende
l’amplesso dei sensi
la mente rapita
e vaga leggiadra e smarrita
su ali di vento.
Due cuori
un solo respiro
un brivido intenso,
la voglia di puro piacere
tra gioia e tormento.
Gli occhi accecati dal buio
i sensi in fermento
le labbra bramose di baci
due bocche voraci.
Fare l’amore con te,
non puoi capire,
basta una volta
e poi . . .
puoi anche morire.
ma fa gola.
Scioglievoli certezze,
coperte da spilli acuminati.
Contorni sciolti al sole,
son frivoli respiri.
Severi sogni appesi o
zuccherosi abbracci
più o meno importanti.
Facce girate,
orecchie coperte
il dramma non interessa.
Un tuffo nell'idiozia,
scintillanti luci,
piedistalli brillanti
che non si sporcano mai.
Intanto il fiume
sempre più grande
travolge aspirazioni
ed opportunità sudate.
Non è un problema,
il fiume è lontano
oppure non esiste
non si può perdere
tempo ad essere triste.
Volano nel vento
discorsi da mille lame,
che infieriscono perpetue
su ferite sanguinanti.
Collera e rabbia
han preso dimora
in pensieri assillanti
e mai barcollanti.
Impietosito il cielo,
piange su noi che
un tempo eravamo...
che ora non siamo più.
di uomini comandati a
spararsi tra loro era gelida,
non si scioglieva fino
al disgelo.
Questa di oggi sembra
zucchero filato,
si disintegra come niente.
Solo tra monti dove vivono
impavide le aquile,
la neve diventa consistente,
si tramuta a volte in ghiaccio,
a ricordare eventi tragici,
di guerra o attentati.
Nemmeno uno porta a un "dove"
O ad un "chi"
Solo al "nessuno" e al "me stesso".
Non ci sono che vicoli ciechi...
Come rabdomante vado
In cerca di qualcosa che mi faccia
Restare sui piedi
Ma trovo solo scale che me li rompono.
Alla fine della rampa una voragine
Da cui non si può tornare indietro...
Questo è l'incubo della solitudine.
e un vuoto della pioggia alle radici
tornano le nuvole
come questo nostro tempo
impigliato nel cielo .
Con l'intreccio del sole al risveglio
e una stella accesa all'imbrunire .
Una primula carezza di un sonno lieve
e quel dividersi lo sguardo.
Cela la memoria la stagione dalle ore confuse
le briciole dimenticate
hanno il tepore di un bacio
e quel canto d'amore
stretto al mio fianco
è diventato mare .







