scende piano
corre veloce
è troppo lontano.
Gioca presto
cambia in fretta
sali in alto
c' è la scaletta.
Non pensarci
è una sfida
non fermarti
rischi la vita.
Corri ,corri
guarda oltre.
Niente regali
cose storte.
Pensa, parla
rifletti a lungo.
meglio il sole
che il freddo buio.
Non sto
bene
Sto nel mio;
passerà
Stazione fantasma
in cuor tuo
l’anima spegni
e ogni veicolo
passante in galleria
mi scuote
il cervello
mi scuote
la Vita
mi scuote
l’Essenza
mi scuote
l’infinito
che in mani
posseggo
Il maggiormente
veloce
è dell’emozion
la più instabile
rimango
senza parole
avvolto da tristezza
se di un abbraccio ai fianchi
sento soltanto un ricordo che aleggia
sulle prime luci dell’alba in un giorno di settembre
quando tu eri ancora vita, e mi parlavi, sotto l’arco della porta
ed io che ti ascoltavo attento, quasi stupito, in quella frazione di tempo obliquo
ed io che ho di te questo momento; che rimarrà sull’uscio
impresso a caldo, abbarbicato nel dolore
vischioso e irreparabile, perché
a tutto c’è rimedio
tranne
alla
m
o
r
t
e
Sotto la coperta a rombi
di lana colorata mangiamo
patatine sul sofà e ti soffio
sull’orecchio, tu mi fai
il solletico e ridi.
Nudi appena sotto
il paradiso mi copri
del colore dei tuoi occhi
e mentre facciamo l’amore
continui a sorridere.
Dentro un brivido,
nel gancetto del reggiseno
che ti tolgo con un bacio.
Persi nel buio
di ambiente ostile
cerchiamo lumi,
vaga ragione
cerca mulini
distanti dal vento
e da battaglie
create in convento
ritratto di resa
o di pretesa
per cosa perduta
e mai avuta,
si sentono sguardi
di serpenti i morsi
e speranzose sirene
appoggiano causa
irretiscono senza pausa
creando scompenso
nemmeno viandante si volta
novanta paura
di entrar nella rete.
Provo a scendere le scale,
quando il sole dorme,
ed il mare è quieto.
Cerco d’incontrare il mondo,
ascolto l’infinito,
guardo la luce di un pensiero.
Ormai nessun volto mi attende,
nessuno sguardo parlerà di me,
Tutto è silenzioso.
Allora rientro in casa,
perso fra le mie braccia,
e respiro.
Niente più è in grado di volare verso il mio cuore,
che ormai è diventato terra arida,
dove un bacio non tornerà mai più.
E’ la vendetta del passato,
ormai padrone dei miei sensi,
padrone del mio sorriso.
Solo in cielo, verso le stelle,
dove il tempo non regna,
si può trovare la pace.
Hai osato strappare dal mio cuore le emozioni di sentimenti casti ma, non hai fatto i conti con l'amore che prima o poi anche per te arriverà. Sarà lì... che avrò le mie soddisfazioni. Sarà la vita stessa a vendicarsi per me!
Strisciando... chiederai perdono a te stesso ma, mai non riuscirai a perdonare il male che imperterrito continuerai a farti.
Il cuore tuo sarà la dimora del tuo inferno, l'anima tua sarà il fuoco che ti consumerà ed i tuoi occhi assaggeranno lacrime che sapranno di amori sfiorati e perduti.
Io ti osserverò da lontano e soffrirò nel silenzio che mi hai maledetto. Non ti chiamerò per nome ma, respirerò l'odore della scia dei tuoi dolori e ne farò pane.
Poi piangerò... soffrirò per un tempo ormai perso, per le gioie che non ritorneranno, per tutti quei tramonti svaniti nei ricordi e, si seccheranno le lacrime sulle gote che hai baciato, si stringeranno i pugni tirati alle pareti della mia essenza.
Ed implorerò per una tregua... giusto il tempo di apparirti. Solo allora potrai capire... quando guardandomi negli occhi vedrai il riflesso delle tue azioni.
Disperato... ti morderai le mani e urterai la coscienza con il pianto nei respiri, fino ad ottenere il perdono. Solo allora potrai capire d'esser libero di vivere e morire.
dopo tanti giorni in tenda...
tu che t'intendi tanto di tango
e che tendi a tirare le tende
quando cambia il tempo.
Non fare il tonto
tantomeno quando tiri tardi
con quella tipa in tanga
tornata da Tonga col
fondotinta color tundra
Ho troppa tempra ed è
da tanto che faccio il trapper
per smaltire la trippa ed
i chili di troppo.
Intanto sarebbe tempo
di tentare un terno
ma ho fatto un incontro
tremendo con un turco
dall'aria triste e stanca
durante un corso di
Tuca Tuca a Trento
Ma tant'è, se tutto
procede senza intoppi
mi lavo la testa
mi tappo la bocca
mi infilo una tuta
e con un tocco di taccol
mi giro di scatto
... e lascio tutti di stucco !
fra chiacchiericci
di note e conversazioni
di esuberanti uccelli.
Ovunque odo
narrazioni d'acqua,
sussurri di fonti,
mormorii di ruscelli,
arpeggi di fontane.
Mentre madre natura
accorda i suoi strumenti,
vibro anch'io,
in quel gaio e armonico
spettegolio di suoni.
colorata come l'arcobaleno.
Sei stata un regalo
riempivi tutta la casa con i tuoi rumori
con i tuoi richiami.
La vita è stata breve con te
ma tu sei stata rapida
a rubare i nostri cuori.
10 Settembre data che vorrei non fosse mai esistita
non avrei mai voluto esser arrivata a casa.
Tu bella più che mai
eri li immobile...
Avrei voluto una magia...
Un miracolo...
Ma cosi non è stato...
Te ne sei andata
adesso corri
fra le nuvole che ti aspettano
per illuminare il cielo
con i tuoi colori.
Questo non è un addio
ci rincontreremo un giorno
ma fino ad allora
porterò per sempre
il tuo odore fra le mani...
Se qualcuno mi chiedesse come sto
non so neanche cosa risponderei
perché so che nel silenzio che ho
inevitabilmente penserei a lei
È passato tanto tempo e sono qua
è cambiata la mia vita questo si sa
ma ritorno sulla strada dei ricordi
troppe volte, troppi sogni, troppi sbagli
Non affogo ne respiro senza lei
non dormo e non vivo io non vorrei
forse ammettere che non è andata via
non ci credo, questa è una bugia
Se qualcuno mi chiedesse come va
forse abbasserei gli occhi per non dir la verità
che mi manca, che la cerco, che non ho
Ancora trovato il coraggio
Di dirle…no
dove il tempo attese un cenno.
Fu li che ascoltò la voce del cuore,
fu allora che conobbe la verità
e capì d'aver perso tutto.
Pianse. Pianse per l'unica cosa
persa e che l'aveva resa felice.
Pianse. Pianse per il suo cuore
che era ormai rimasto solo.
Pianse. Pianse per il rancore
che le aveva abbagliato la vista.
Poi quella rabbia si cicatrizzò,
lanciò quel cenno tanto atteso
ma l'accolse l'indifferenza
di un cuore spaccato in due.











