ed il cuoco gridava: pelati ! /
Alla fine del mese /
i menu già eran quasi finiti /
e io pensavo a mia madre
e vedevo i suoi famosi bolliti /
il più buono era cotto coi fiori /
di zucca appassiti /
All'uscita dei bar /
i Campari andavan giù a litri /
io astemio, trovavo il coraggio /
per poi tracannarli /
poi tornavo in cucina /
a lessare i carciofi coi cardi /
e al telefono tu mi citavi/
poesie di Leopardi /
Che anno è /
che giorno è /
questo è il tempo /
di diventare chef /
le mie mani/
come vedi/
non tremano più /
e in fondo all'umido/
ci metto l'amido/
e ceci intensi/
che dan sapore /
e un buon odore di stufato/
credi a me ! /
Gnocchi al burro/
e telline e pentoloni /
dove scorrono dolcissime/
zuppe inglesi e zabaglioni /
L' uniforme da gran cuoco/
è dentro me /
ma il coraggio di cuocere un
rost-beef /
ancora non c'è !/
Gli involtini di manzo/
si rivestono di nuovi sapori / e le giovani quaglie si scaldano /
tra le foglie di alloro /
tra funghetti di bosco/
castagne e lamponi ai liquori /
Se mi aiuti in cucina
di certo io ne verrò fuori ! /
altrimenti io cambio mestiere/
..farò il buttafuori ! /...
....che piatto è /
dentro che c'è ....
Anche voi volgerete lo sguardo,
ma accanto entrambi a persone diverse
tutto passerà senza nuovo dolore
e io avrò finalmente capito
che il gatto invalido ha bisogno di me,
la vita continua e gli anni che passano
non tornano indietro.
che ancora fanno male,
lasciare la paura di soffrire
e vivere senza l'ansia
senza nascondere il sorriso.
Vivere per sognare
sognare per vivere.
Attendere il tramonto o l'alba
guardando il cielo
ed attendere le stelle,
attendere l'odore della vita.
Alzare il volume
e volare al massimo.
s'un piede solo,
sulla verità stentata...
nascosta.
Ormai l'ipocrisia è stampata
sulla bocca dei serpenti
e sui loro volti.
Siamo circondati da falsi sorrisi,
falsi abbracci, falsi consigli.
La solitudine...
deriva anche da questo.
Il mondo è sconfortato,
da maschere e finti personaggi
che parlano ma non dicono nulla...
che criticano, ma senza esaminarsi.
Forse sono maschere di protezione
o è semplicemente
l'abitudine di infierire,
per riemergere loro stessi.
Salvano le loro facce,
calpestandoti.
come un pugno di sabbia
che doveva scordarsi la battigia
Lanciato verso un orizzonte infuocato
metà tregua e metà guerra
Ecco, ti ho lanciata nel niente
Non ho attinto il palmo
lasciandoti scivolare come un serpente
ad emulare le mie vene
come se il polso fosse uno di quei vetri
polizieschi da cui solo i buoni possono vedere
Ho alzato gli occhi lasciando che il solletico
Ma quello di un attimo, solo di un attimo
mi ricordasse un'estate col sole
Con i bofonchi ad assaltare le tavolate
e le risa ingenue
di novantenni col bastone
Ti ho innalzata come un fantasma,
come il velo di una tenda opaca
che dice e non dice
quand'è finita la notte
Nell'ingarbuglio di una stanza antica
perché ormai sorda al progredire del mondo,
al sentire il suono metallico del riciclo
di idee e di intrugli melmosi di pensieri
Ti ho sollevata come un figlio sottopeso,
con una mano; un angelo custode
mai ascoltato e stanco del suo lavoro
ma qualcosa ho sentito.
Per questo ti sto lasciando cadere,
ritornare alla sabbia
e mai più riuscirei a distinguere
un granello della tua voce
invadono corpi
sotto un cupo cielo
lacerato
dal tuono
e una pioggia cattiva
intride una terra
riarsa e
immemore
di riti pagani
mentre vapori indistinti
si alzano lenti
come anime
incerte di
vaghi ectoplasmi
... e da lontano
cigolando stride
una vecchia giostra
arrugginita
spinta da un
insolente e gelido
vento del nord
Se non la semplice ricerca
d'equilibrio tra dare e avere
che per nascita infetta
manca. Subiamo il peccato,
degli stessi nostri eccessi
ché "le colpe dei padri
- non muoiono con loro -
ricadono sui figli",
contrasto del fato
dal diritto lasciato
sia sul pacco di soldi posto
in cascina per prassi
a futura memoria
dove sfacciato è rovescio
di un dovere sfasciato
- ché senza scarpe si cresce -
figlio d'arte o di magnate
privato di quello che serve
per affrontar superfici
di tutti i colori
e nel profondo s'affonda
ali tarpate, passioni annegate
è fame ... sfamata
che più non preme
sia chi al pacco è costretto
d'indispensabili ed evidenti pecche.
La camera del pazzo
ha uno specchio rovesciato,
lui si guarda e si vede
bello, coi capelli di mangrovia.
La camera del pazzo
si affaccia su un burrone,
non ne vede più il fondo
da cui spunta un fiore secco.
Nella camera del pazzo
ci abita un pazzo finto,
che odora di carta vecchia
ingiallita su un ripiano.
La camera del pazzo
è arredata col suo gusto:
un armadio di gomma rosa
e l’accetta per aprirlo.
La camera del pazzo
ha un grande letto comodo
con un alto materasso
di vetri sbriciolati.
Nella camera del pazzo
ci passo molto tempo,
giochiamo anche a carte
senza numeri e senza semi.
La camera del pazzo
può essere anche tua,
basta chiedere alla luna
se domani può tornare.
Scorreva buon sangue
quasi assiro babilonese
tra ammino e acidi. Veri amici
stringevano patti proteici
a protezione di massa.
Erano anche pro teine
- le veline di un tempo -
e cantavano e ridevano
e tutti i giorni giocavano
intrecciando rapporti stretti
coi rami degli alberi spogli
d'armonia riempiendo.
Marcate le preferenze
a momenti alterni
con la nina, la pinta e la tina
non senza proteste
della santa maria
e con lei cina e gina
rosse in viso per l'intrusa
e l'esser state lasciate da parte
tra l'altro, al domani
e passasse
per rina, sina, lina e ina
ma fano, mico e tico
... non vi dico.
Begli amici, si dice
dei veri e propri principi
dal principio alla foce.
Chissà ... a rimanere amici
ci avrebbero fatto attraversare
anche l'intero mare!
Di sabato riesco a vivere
tutta la vita in un giorno
alla finestra, con il polso
sinistro nella mano destra.
Vecchio col naso in un cantiere,
dinanzi alla strada per il mercato
chè non ricordo mai se passi
la mattina o di pomeriggio…
e con le braccia conserte sulla
lettera a babbo natale dove ho
chiesto un tuo bacio tra le bacche.
Con le emozioni accavallate
sul divano verso sera ti sfioro
il polso nell’assenza che accanto
mi hai dipinto, e con la mano lascio
al notes sul tavolino i miei pensieri.
Nel giardino che esplode
dei colori da cogliere,
..............piano……………
con mano corretta dal’eco
di come vorremmo noi essere
ed invece non siamo,
il cuore si muove incontrollato.
Bastasse soltanto esser gentili,
avremmo di che mai lagnarci
e forse scopriremmo il futuro.
All'inverso,
sotto lo stesso sole
che scalda e protegge quei fiori,
siamo sempre di nuovo allertati,
ancora insicuri di quanto ci accade
e veleno diventa l’impaziente attesa
dell’arrivo dei migliori giorni.
Qui le donne vengono "offerte"
in sposa giovanissime.
In occidente ci chiamano
spose bambine...ma qui no.
Mio padre mi ha "venduta" ad un ricco
uomo di quarant'anni ed oggi mi sposo.
La mia mamma ha detto
che è giusto così...ed io le credo.
Ora sono sola con mio marito.
Si slaccia i pantaloni, mi allarga le gambe
e poi...poi sento tanto dolore.
Ho dieci anni: è troppo stretta la mia vagina
e lui entra dentro di me con violenza.
Vorrei dirgli di fermarsi,
ma mi manca la forza.
Sono spaventata: perdo tanto sangue!
Mamma, dove sei? Sto male.
Tutto mi gira intorno.
Improvvisamente sento odore
di fiori, caramelle e cose buone.
Ci sono molte bambine come me
in questo grande giardino.
Una di loro mi porge una bambola.
Ora non sento più dolore
e non sanguino nemmeno più.
Mamma, quando mi hai detto
che questo sarebbe stato
il mio grande giorno...
non sapevo che avrei visto gli angeli.









