Ed è accaduto tutto in un istante
Quando il respiro si è fatto fame
E sui tuoi occhi è sceso un velo bianco
Senza più forza sul tuo volto stanco
Tutti quei giorni ad aspettarne uno
Ed ogni giorno era una discesa
Mentre la vita ti lambiva appena
L’ultimo istante senza più paura
Lo sguardo perso e la tua mano tesa
Ad indicare chi o forse cosa?
Sola ,e noi li intorno.
Sola senza più noi al tuo fianco,
col tuo coraggio dentro quel corpo stanco
lento il tuo andare privo di lamento.
Piano ti ho sussurrato ...mi raccomando
Sii serena,e saluta chi ti sta aspettando.
Sempre e per sempre,
Mamma.
Il sentiero più travagliato
è quello pieno di salite e discese, dove...
ad ogni sasso è stato assegnato un nome
di qualcuno che ha lasciato il segno.
Ad ogni filo d'erba è stato assegnato un tempo
da imprimere nella propria memoria.
Ad ogni buca è stata assegnata
il momento in cui siamo crollati.
Ad ogni albero che lo affianca è stato assegnato
un giorno delle mete raggiunte.
Ad ogni granello di terreno è stato assegnato
una nostra sensazione.
Ad ogni fiore germogliato è stato assegnato
una gioia ricevuta con amore.
Ad ogni ramo seccato è stato assegnato
un dispiacere che ci ha marchiato.
Ad ogni bivio è stato assegnato
il momento delle nostre scelte.
Ad ogni curva è stata assegnata
il momento di difficoltà di andare avanti.
È il sentiero più trafficato ed è quello dei ricordi.
Viaggio nel tempo,
viaggio di solitudine e pianto,
viandante di una vita stanca
mi attardo con lo sguardo.
Perso ormai lo slancio
in questo deserto livido ,
dove la vita è polvere ,
e nessuno ti cammina accanto.
Viaggio a ritroso, in questo lungo tempo,
e non c’è luogo dove riposare
ne ci sono amici da salutare.
Vagabondo tra i ricordi
con salti di luoghi e tempo
e in fondo sento che niente si e perso,
c’è tutto il mondo in questo viaggio
tutto il mio finito passaggio.
E nell’immenso io vivo.
I-nconsciamente io
L-ascio sprofondare
N-el cuore, me stessa
O-bbligandomi al
S silenzio rumoroso come
T-umulti inquieti e folli,
R-ovinando per sempre
O-ffuscati ruderi e
T-utto quel che intorno
E-merge tra la nebbia.
M-i soffermo solo
P-er amare te che
O-stile... ancor mi rinneghi.
anni di mare, quanti?
ossa di giovinezza cariche
del verde che si arrende,
le smanie di orizzonti
cedute all’onda mille volte
e ancora.
se dalla pietra l’urlo tace
il fiore infine svetta,
mormorazione su vestigi
da un solitario impeto
di altezze. una cosa sola
incorruttibile, col blu.
Avvicinandomi all’erba
ci ho visto dentro una stella.
Quella stella, alzando gli occhi
si abbracciava in cielo
con le altre ritrovandosi al buio.
Nel buio ho scordato il confine
tra realtà e finzione, e potrei
raccontarvi di come ieri sera
fossi gocce di rugiada o un paio
di fili d’erba o entrambi,
oppure nessuno.
Continuo ad arrotolare l’erba,
e il vento continua a soffiare.
Ed io ancora respiro.
E poi all’improvviso vorrei
provare a vedere se so ancora
suonare un filo d’erba.
Ti ho appena vista, o eppur deliro,
sfilarti i tacchi e rincorrermi
a piedi nudi, e giocare.
Eri bellissima.
“Ti ho preso in prestito i sogni
anzi, te li ho rubati”, quel biglietto.
“Ma te li restituirò, non temere
dopo averli fatti volare lontano.
Ci saranno anche i miei, e noi
due” - ma è vuoto- “nel cassetto”.
Dammi ancora un minuto,
ancora un istante,
un attimo,
prima di dire no,
prima di andare via,
di partire,
andare,
e chiudere la porta,
dammi ancora un minuto,
per dirti
tante cose,
il mio amore,
il mio affetto,
le cose che provo,
che sento,
e che magari tu non sai;
un minuto per dirti
di restare,
di ascoltare di capire,
pensare a me,
non correre via,
lascia stare il mondo,
dammi un minuto.
Sguaiate cornacchie si rincorrono
nelle ultime luci del giorno
Viene presto la sera coi suoi
primi aliti freddi
nei rumori ovattati
nei respiri spezzati
nei gesti iterati
Questa calma mi spiana
le rughe dell'anima e mi
porta il ricordo di
una goccia del mare
di un cristallo di sale
di una rosa appassita
di un amore...
... una vita...
Stiamocene qui
a consumarci le stagioni
perpetrando nel delitto
di non volerci amare.
Trattiamoli così,
come fossero infiniti
e non tremuli pensieri,
quelli che ci legano
-noi, ali di farfalla,
nel fingerci petali
attaccati alla corolla-.
Allor che sarà giunto
l’autunnale vento,
portandoci la pioggia
sulle gote stanche,
ci chiederà ogni foglia
ed ogni gemma staccherà dal ramo.
Saremo alberi già spogli
quando, alla fine, capiremo.
E senza neppure bere il suo nettare,
Leggera vola.
Si posa su di un fiore
le sue ali continuano
a sbattere delicatamente
petali che ha scelto
li contempla
al sole è più bella
e nell'attesa del domani
si spera, di veder
tramonti lontani
nell'anima che danzerà
sulle punte della dita
girando abbracciata
alla speranza
di un suono
incantevole e vivo
Che sarà mai, la bufera
se non intimorisce
se si guarda con coraggio
trasformandola, in una piuma?
candide e soffici come piume,
nascondono il sole.
Osservo quell'angolo di cielo,
una nuova speranza cresce in me.
Il futuro mi appare luminoso,
la tristezza vola via,
tra quelle candide nuvole.
La luce di una nuova alba
si fa spazio fra le nubi
che avvolgono il nuovo giorno.
Illuminata dal sentiero della speranza
affronto il cammino
con le sue mille sfaccettature.
Resto in attesa
di un giorno qualunque
a guardare quella stella
che mi illumina mi segue
dimentico il ricordo della tempesta.
Oltre al limite,
oltre il cielo e le nuvole,
oltre la vita,
il sole nascerà.
Vago e intanto
sento la nostalgia svanire,
ora sono felice
mi appari tu
dolce Angelo che mi proteggi.









