
Volo lontano
tranciando intralci
avvinghiati al pensiero
spiegando ali
verso libertà
nel tempo negate.
E si fa canto
nell'umore della sera
il planar gioioso
di sussurrata carezza
al sapore di miele
che sfiora labbra
in do d'amore.
Adesso non sei qui,
vicina a me,
adesso chissà
dove sei,
che farai,
lontananze,
se non ci sei,
il vuoto,
e il silenzio
scende
nella vita mia,
tutto si spegne
e diventa smorto
e grigio;
nostalgia di te,
di tutta la tua persona,
la tua voce,
i tuoi
occhi,
la tua tenerezza,
i tuoi problemi;
lontananza da te,
non la sopporto,
tristezza nello stomaco,
nel mio giorno.
Con te navigo in acque ferrose
dove tentacoli avvolgono l'anima
per fondersi in armoniose fantasie.
Emozionata, dono piaceri,
delineo trasformazioni,
abbandono complicazioni,
fuggo divergenze,
accetto compromessi, per rubare
all'attimo svariate sensazioni.
Con te corro nel vento
ponendomi all'angolo della fantasia
nutro di sogni quei silenzi che
emergono dal mare,
perdo il contatto con l'io
lo mescolo con il tuo.

Ricordi, quanti ricordi!
Ricordi di infanzia, di gioventù,
ricordi veri, non falsi e montati!
Ricordi da pelle d’oca, ricordi di nostalgia.
Non vedevamo l’ora che arrivasse sera,
l’ora che ci rendesse liberi dai doveri,
dagli impegni di aiutare la famiglia,
l’ora di correre per incontrarci!
Incontrarci per conquistare i nostri amori,
le nostre ragazze che mai avevano corrisposto,
ragazze sane, giuste e sensate
piene di orgoglio ed onore per la loro famiglia.
Ne inventavamo di ogni tipo, di tutti i colori,
per avvicinarle, farci notare,
attirare il loro sguardo,
la loro attenzione!
Mettevamo cerotti per farci commiserare,
guardare, chiedere cosa fosse successo.
Con te questo ha funzionato,
con me invece no! Non ho però rimpianti!
Quante cose strane abbiamo fatto!
Perfino ginnastica per gonfiare i muscoli,
solo per divertirci, fare qualcosa di diverso
ma solo ragazzate, niente bravate!
Abbiamo anche provato a scrivere,
commentare e recitare commedie
per fare gli attori, per guadagnare
baci dalle amiche che invitavamo a partecipare.
Idee puerili, magre ed insensate ma,
giustificate sempre dalla voglia di fare,
dalla nostra tenera e giovane età,
dalla nostra voglia di successo, di trionfo!
Voglia di emergere dalla mediocrità,
dalla normalità, dalla monotonia,
dai pregiudizi, dalle critiche
ma anche dalla mentalità meridionale.
Ricordi belli che il tempo ha sbiaditi
ma che mai è riuscito a cancellare,
ricordi di un affetto smisurato
fra due cugini quasi fratelli.
Ricordi lontani che affiorano alla mente
come se fossero vicini, indimenticati!
Ricordi che il tempo e la lontananza
non hanno fatto altro che scolpirli nella mente.
Esigenze e circostanze hanno separati
i nostri corpi ma non la nostra anima,
il nostro spirito, il nostro affetto,
la nostra voglia di tornare vicini.
Il tempo logora e distrugge tutto
ma non i nostri sentimenti, Il nostro affetto!
Più il tempo passa e più il nostro affetto cresce,
Ti voglio bene, carissimo e straordinario cugino!

Mi manca il tuo modo farmi sentire un fratello,
quando pure un giorno brutto lo rendevi bello,
mi manca il tuo modo di farmi sentire importante,
quando ti sentivo accanto a me anche se eri distante,
mi manca la tua amicizia che sentivo fortemente addosso,
mi manca il coraggio per riabbracciarti ma ho paura e non posso.
Dietro quel male che mi hai fatto mi nascondo senza odiarti,
ma se solo potessi essere più forte vorrei perdonarti,
mi manchi perchè riuscivi a farmi stare bene,
lo stesso tuo sangue sentivo nelle mie vene,
mi hai regalato momenti di forte calore,
è finito tutto dentro ad un dolore…
ma mi manchi, e vorrei poter almeno dimenticare,
quel vuoto che nessuno è riuscito a colmare.
con rose di maggio
e petali rossi
per ogni evenienza,
con occhi commossi
predavo e offrivo l’amore.
Immaturo, senza pudore,
mietevo l‘ingenuo rossore
di messi dorate,
fino a quando non giungesti tu.
Come sole di notte,
attraente, saggia, prudente
e sei ancora qui, come allora,
la mia ultima spiaggia,
da cinquant’anni e tuttora
inverno e primavera,
costante a ricordarmi
quel tempo com’era:
piacente, allegro, un po’ crudele:
un rimpianto che non serve più.
nei prati secchi
dove spontanee crescono le lune.
Ho colto una rosa bianca
come il candore del tuo viso
quando ti sei spenta.
Ti piacevano tanto le rose
e rose erano i tuoi baci
sulla mia fronte acerba.
Adesso da quella nicchia di cielo
dall'immensa distesa di rose
piovono petali dai tuoi occhi
e qui sono coriandoli
che si adagiano stanchi
sulla radice dei miei alberi
nei rami protesi
ad abbracciare il vento.
Luce di madre
dammi ancora quel profumo
per amare questa vita
che indegnamente calpesta i miei passi
verso l'infinito.

Non è solo a novembre che ti ricordo,
mamma cara, gentile e nobil donna!
Ti ricordo sempre, in ogni istante
e vorrei che oggi fossi presente.
Sei dentro me
e sempre ci resterai,
sei la mia forza,
sei il mio coraggio.
Non posso più vederti,
né abbracciarti
ma ti sento sempre forte,
ad ogni passo, ad ogni mio respiro.
Eri sul letto quando fui chiamato,
lì supina e senza alcuna forza,
ma hai alzato il braccio e accarezzato,
dinanzi a te mi sono inginocchiato.
La mano ti tremava, non era sicura,
non era più tranquilla, forte e stretta,
gli occhi non lucean più come le stelle,
così come e quando ero un bambino.
La forza di resistere
io l’avevo ma a te
scese una lacrima
lungo le rughe.
Io piansi solo dopo qualche minuto,
quando la mano tua cadde a piombo,
dalla mia nuca fin sopra la mia spalla,
con un respiro forte mi hai lasciato!

Il T-rex della giustizia, il velociraptor dell’uguaglianza.
È bastato aprire la prigione per vederli pascolare tranquilli
Erano in un libro di argilla, l’iridio riempiva gli occhi.
Nemmeno si straniavano davanti ai selfie.
Girava una notizia strana sulla dimenticanza
la preferita del re messa di fronte al patibolo
Aveva esclamato che non l’aveva fatto di proposito
se avesse potuto avrebbe resuscitato una Rivoluzione al giorno.
Cenere e polvere entrano in scena per ricordare che vanno così le cose
Il T-rex comincia a ricordare che mangiare foglie è mortale
Il velociraptor si appoggia al palo per flagello.
Entrambi non sembrano sorpresi per la richiesta di un sorriso.
Il social ha le sue regole. Se si ritorna in vita
non bisogna stare in uno scheletro e rimanere fossile.
È concesso mettersi carne addosso
riavvolgere il tempo. Mai fare scena muta.
Parla la coscienza collettiva in uno scrittore
come se avesse una cimice nella testa
E stesse osservando la violenza su un bambino
per un titolo.
Muoiono i bambini. Fëdor ce lo ricorda.
Resuscitano animali estinti. Leoni con i denti a sciabola
riempiono le prime pagine. I cobra sono
dove li aveva visti Lorca.
Scavare nelle contraddizioni dell’argilla
porta a concentrarsi sulle serrature.
Intellettuali e secondini nello stesso selfie:
erbivori divorano T-rex e velociraptor.
negli ovali
di sogni e Regine
annegando le lacrime
nell'urlo del passo.
Nel profanare
di sguardi l'eterno
tu
soffio...
dal bianco profumo
sei voce
che fa tremare il ricordo
Violando saggezze
in un libero cielo
di grazie in disparte !
Casa
Casa tua,
lassù nel bricco,
un pò in salita ,
come la vita,
un pò in cima al paese,
tra vecchie costruzioni,
il castello,
antichi lampioni,
ciottoli per terra che sanno di storia;
e tu sei lì,
casa tua,
a ridosso della chiesa,
casetta piccola,
ma con tutto il necessario,
la porta di ferro,
e poi quella di legno,
le sedie fuori,
i tuoi oggetti,
questa casa che sa di te,
che sa di libertà,
di serenità,
e li trovo te,
e il tuo affetto,
il tuo sguardo un po’ triste,
e tenero,
la tua casa,
che sa di te,
di te,
amore,
adoro la tua casetta,
che mi porta a te,
lassù. nel bricco.











