Il poeta mastica la notte come fosse il giorno,
impercettibili son i suoi rumori,
scrive versi illuminati dal lume del cuore.
Si circonda di un’infinità di pensieri
mentre si china su d’un foglio lusinghiero,
per vergare le parole più ardite.
Il buio non gli fa paura, essendo un figlio della luna,
pallida madre dagli occhi di cielo,
padrona incontrastata dei suoi sogni.
Fluttuano nella sua mente i lemmi come note nell’etere,
l’anima è l’antenna con la quale li riceve,
per poi trasformarli in sublimi poesie.
come una foto,
un attimo speciale.
La vita corre,corre,
corre troppo.
Sto pensando,
domani il pensiero é stantio.
Corre,corre il tempo.
Sulla pelle disegna rughe.
Tempo insensibile,
non aspetta,
l'argento sui capelli.
Non si commuove davanti all'amore.
Una corsa infinita,
non si blocca,
lascia solo ricordi
Lasciando un grande vuoto,
un pezzetto di se stessi perso
per sempre.
Ma l'essenza
gentilezza abbisogna d'altro spazio
ben più spesso.
Non è per così trasformato tempo!
Paradiso
nel suo inizio poi continuazione ...
a volerlo
potrebbe anch'essere di questo mondo
è diffidenza a far la differenza e
par che vinca
più battaglie,
la guerra certo no ... quella non può
Riempimi la notte di respiri e invadi
il mio sonno, mio giorno con ombre e luci,
con folate improvvise di nebbia,
e la rabbia a ricordare l’imperfetto
che siamo anche dinanzi all’amore.
Perché è dall’odore che ci riconosciamo
e dai baci senza tempo, vale un “ ti amo”
quanto un raggio di sole dal colore
eterno. E se la risposta alla domanda, è un tetto
per due, che sia di cemento o di sabbia,
che ci protegga dal freddo e dai nemici,
soffiamola nel vento e giochiamocela a dadi.

Un suono melodioso, un eco dolce e delicato come le ali di una farfalla ho ascoltato.
Musica e parole di un canto soave, una dolce nenia suonata e dedicata a te.
Tenera e struggente, leggera che arriva a cuore e mente.
Una dolce farfalla, è volata su quella tastiera un alito di vento e di dolcezza.
Musica e parole aleggiano nella stanza, si colma di magia e di poesia.
Quell' attimo fuggente, quel ritmo melodioso un brivido mi giunge a quel sono cosi' delizioso.
avvinghia tutto per poi circondarlo.
Sferza contro tutto quello
che gli si frappone davanti
e quando qualcosa cerca di fermarlo,
esso urla sempre più forte.
L‘ascolto, sembra che mi chiami,
lo guardo attratto dalle sue evoluzioni,
mentre gioca con la natura.
Così resto fermo davanti alla finestra
ad ascoltare la voce del vento,
pensando che sia li per me,
a farmi compagnia.
E così mi troverai accoccolata
in te
pungente
neonata
figlia di tanti padri e madre di nessuno
Amerai il sudore che da me saprà condurti
e non farai domande
che il suono porterà voce
e la voce il suono
Saranno stigmati gli allori in guance rosse
e di rubino le labbra a sorprenderti
-richieste d'amore oltre le lune di tempi-
Avranno un marchio, allora, le mie dune
Quando fremono risvolti di voglie
quando le finestre sbattono
anche senza vento
quando semi di goduria
biascicano senza risultati
la stanza
o qualsiasi spazio
in cui danzano le statue animate
prende vita inevitabilmente
per non far cadere
il mito della vivacità
in cui si mischiano echi di lussuria
e turbini di pateticità si muovono
speranzosi di finire in bellezza.
Che ne sai tu di me e di quello che la vita mi dà e mi ha dato?
Che ne sai di come sto e dei miei sentimenti?
Del mare d’inverno, della solitudine e delle onde emozionali
che la mia anima smuove in questa mia vita.
Come puoi guardare dentro di me e nel mio passato,
quando non sai capire il presente che vivo?
Non puoi giudicarmi dall’aspetto, o dai muri di cera
che ho elevato intorno a me.
Sai basterebbe solo un po’ di calore
e comprensione per farli sciogliere.
Guarda al futuro senza volerlo condizionare,
guarda dentro ai miei occhi e cercaci il bambino,
nascosto in questo corpo di uomo.
Solo allora potrai capire, senza pretendere di volere giudicare
una vita vissuta e spesa a vivere.
Come vedi gli anni passano
e noi con gli anni ci modifichiamo, mutiamo
non restiamo sempre uguali.
In certi momenti abbiamo bisogno di restare soli con noi stessi,
per capirci, per guardare dentro.
Liberandoci da quello che ci incatena a vecchie consuetudini
che abbiamo acquisite nel tempo.
Quando queste vengono messe in discussione,
diventano terremoti interiori
che in un primo momento non sappiamo accettare.
La consuetudine non ti fa crescere
molto spesso ti fa arenare su una spiaggia morta dove non
giunge più l’alta marea e nulla è in grado di disincagliarti.
Solo se scioglierai questa catena
e libererai il tuo cuore, saprai capire
la strada che un uomo vuol percorrere
lo lascerai vivere e amare.
Perché amare vuol dire lasciar crescere.
Dopo che quanta ne basta
farina di semolino di grano duro
e poc'acqua che richiede l'hai impastata
quasi massaggiata per " 'na mezz'ora-ta e
a 'nu vrazzu" ridotta prima poi a grissini
se cominci a cavare te coi tuoi fratelli
grissino grissino circa a centimetro tagliati
induci di solo indice - con la punta del dito
a pressare strisciando – a produrre cavatelli
di misura raddoppiata e cavati con tre dita
si potrebbero gustare a mo' di strascinati
e volendo esagerare
anche a quattro si può fare
a creare "'e cortecce de fasòle".
Semplice e prediletto
al tempo stesso il condimento è pronto:
a 'na bella cipolla rosolata va aggiunto
un bel pezzo di muscolo tagliato a pezzi
a sfumare con "nu bicchiere 'e vino"
e salsa - tomato che danza – facciamo
per "nu pesce 'ntero", diavolicchi a piacimento
per rendere al palato preziosi consigli
che potrebbe trovarsi pure distratto
e, magari ostruito, liberare il naso l'inverno.
A pasta cotta unire il tutto
e di "furcìna" svuotare il piatto
piano piano ... alla scarpetta.
Buon appetito
Vita e morte, sole e sale,
Profumo e colore.
S'infiamma la stilla sul viso argentato,
Nell'esprimere il sapore e
S'intorpidisce,
Corre sulla china dell'anima e con mani
Graffia via pezzi di ricordi,
Che sono cibo triste,
Ma nutrono egualmente.
Spessa nebbia copre
Il volto indistinto, e socchiusi gli occhi
Rimembrano, evocano
Solstizi d' amore lacerati e incolori,
Che restano aggrappati come lacci duri.
Rimangono i rumori,
A stordire i sensi e gli orecchi.
'nu cucchiarino chino chino d'ammore 'e devuzione,
'nu core frizzantiello si 'o vuò fa bello schiummato
e 'na 'nticchietella d'anice si te piace aromatizzato.
P'ô fa ascì vullente ce vo' 'nu granello 'e sentimento.
P'ô fa venì scuro 'nu pucurillo 'e povere d'argiento.
'O ffuoco tienele vascio: 'o ccafè adda ascì lento lento,
Senza pressa, chiano: sape isso quann'è 'o mumento.
Quanno 'o vide murmulià e siente ca te chiamma,
tu 'nun ô stutà, acala sulo 'nu tanteniello 'a fiamma.
Po' miettelo dint'à 'na tazza, maje dint'ô bicchiere.
Vide ca a poco 'a vota accuonce vocca e penziere,
Ll'urdemo cunziglio: stamme a ssentere ca t'ô spiego:
S'ha dda fa cu 'a mana d'ô core: osinò vene 'na ciofeca.
Ricordo anni lontanivissuti in percorsi rivolti a quel cielo ostile
con la speranza di deviare paure
che m'imbozzolavano in un'esistenza minima
trascinata su spalle e ginocchia piagate
facendomi piangere di dolore
per lo sfinimento dell'anima vessata.
Davanti a me s'ergevano costantemente
alti rovi di filo spinato a bloccarmi il cammino
respingendomi verso un rogo ardente
a torturare il mio io dolente.
Per molto tempo ho combattuto
per liberarmi da quei fantasmi
cercando di acquisire quella calma
raccolta in bei pensieri
riuscendo a recidere, a volte,
quella paura che albergava nel cuore
stracciando quei nembi
che mi opprimevano il petto
imparando, finalmente,
il discernimento del pensiero
atto ad allontanare la lotta interiore
rendendo lo spirito più leggero.
e gli inconsapevoli bimbi scherzavano,
ma sui corpi..
il crudele pensiero
serbava piani mortali.
Pallidi e scheletrici
corpi tremanti,
ove un tempo la bellezza
la sua impronta avea impresso,
schiacciati dall'altrui perverso volere,
alla morte si avviarono.
Impetuosa incalzava la fine,
ma le giovani madri
nel giocoso sorridente abbraccio,
celavano.....ai figli innocenti.
Nell'acre fumo moriva
l'umana dignita';
nell'acre fumo svanivano
i sogni piu' ambiti
ed il vento soffiava
sull'atroce e disumana Storia.
Delusa dai facili effetti
quando dimentico me









