E' un sonno di sole,
di limpida luce che colma
il cammino diritto,
contro la brezza che soffia
musica dalle finestre aperte,
odore (di)strutto e d'infarto,
ai piani alti risate e pianti,
amplessi liberano
piacere in versi
passanti lasciano
scìe di suoni morenti,
mi travolge
un'onda di folla
e in essa sfocato
è il volto che mi domanda,
chiede conto dei miei giorni invisibili
che se esistere significa esser percepiti
allora sono morto
ma posso risorgere
trafficando con l'illusione
come quando mi accade di pensare
che ogni istante della vita può esser poesia,
lo penso,
mentre piscio leggendo frasi oscene
sui muri di un cesso alla stazione,
poi ripiglio a scagliarmi
contro il buio limite del risveglio.
di limpida luce che colma
il cammino diritto,
contro la brezza che soffia
musica dalle finestre aperte,
odore (di)strutto e d'infarto,
ai piani alti risate e pianti,
amplessi liberano
piacere in versi
passanti lasciano
scìe di suoni morenti,
mi travolge
un'onda di folla
e in essa sfocato
è il volto che mi domanda,
chiede conto dei miei giorni invisibili
che se esistere significa esser percepiti
allora sono morto
ma posso risorgere
trafficando con l'illusione
come quando mi accade di pensare
che ogni istante della vita può esser poesia,
lo penso,
mentre piscio leggendo frasi oscene
sui muri di un cesso alla stazione,
poi ripiglio a scagliarmi
contro il buio limite del risveglio.
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E’ bello fare poesia
soprattutto quand’essa prolifica
placando affanno proprio ed altrui.
Se esistessero ancora i mecenati
ora, forse, non sarei qui.
E allora dammeli!
O fautore di facile cultura!
Dammi i tuoi soldi
dammeli tutti
fammi assaporare
per qualche verso sputato dal fegato
i lussi e le ingordigie
che nonostante tutto ogni tanto già possiedo.
Ma dammeli sempre
affinché possa conoscere ancora meglio la noia
e uccidere anche quelli.
soprattutto quand’essa prolifica
placando affanno proprio ed altrui.
Se esistessero ancora i mecenati
ora, forse, non sarei qui.
E allora dammeli!
O fautore di facile cultura!
Dammi i tuoi soldi
dammeli tutti
fammi assaporare
per qualche verso sputato dal fegato
i lussi e le ingordigie
che nonostante tutto ogni tanto già possiedo.
Ma dammeli sempre
affinché possa conoscere ancora meglio la noia
e uccidere anche quelli.
Se il cuore di Chopin
custodito in una chiesa lungo la Vistola
non irradiasse sufficiente emozione
ci penserebbero i parchi senza fine
e l’incanto variopinto dello Stare Miasto
ricostruito da vedute settecentesche
a fugare ogni dubbio
sulla dignità e volontà
del tuo popolo tenace
Oltre ogni resistenza
io ti ho già vissuto Varsavia
in qualche vita inconscia
ero lì tra le macerie grevi e buie
con le gonnelline corte
le gambette al freddo.
Fui prelevata dal ghetto e deportata,
tu rasa al suolo
e poi rifatta nello stile inquietante
di un’altra ideologia
ma ancora soffro e risorgo
come all’inizio sempre nuovo
di ogni tempo
dopo un notturno
un valzer
e ancora polacca.
custodito in una chiesa lungo la Vistola
non irradiasse sufficiente emozione
ci penserebbero i parchi senza fine
e l’incanto variopinto dello Stare Miasto
ricostruito da vedute settecentesche
a fugare ogni dubbio
sulla dignità e volontà
del tuo popolo tenace
Oltre ogni resistenza
io ti ho già vissuto Varsavia
in qualche vita inconscia
ero lì tra le macerie grevi e buie
con le gonnelline corte
le gambette al freddo.
Fui prelevata dal ghetto e deportata,
tu rasa al suolo
e poi rifatta nello stile inquietante
di un’altra ideologia
ma ancora soffro e risorgo
come all’inizio sempre nuovo
di ogni tempo
dopo un notturno
un valzer
e ancora polacca.
Te ne sei andata
lasciandomi solo,
senza dirmi una parola,
restando nei tuoi silenzi
che, come muri,
non lasciavano vedere
la sofferenza
che c’era nel tuo cuore.
Ora che sono qui, da solo,
cerco di abbattere
quei muri che avevi eretto
e che nascondevano, a me,
il tuo dolore.
Solo adesso, senza di te ,
sto imparando,
nella solitudine
e nel silenzio a guardare dentro di me
e vedere cosa c'è nel mio cuore.
Ora che sono solo, capisco i tuoi silenzi,
mi hanno insegnato a capire me stesso.
lasciandomi solo,
senza dirmi una parola,
restando nei tuoi silenzi
che, come muri,
non lasciavano vedere
la sofferenza
che c’era nel tuo cuore.
Ora che sono qui, da solo,
cerco di abbattere
quei muri che avevi eretto
e che nascondevano, a me,
il tuo dolore.
Solo adesso, senza di te ,
sto imparando,
nella solitudine
e nel silenzio a guardare dentro di me
e vedere cosa c'è nel mio cuore.
Ora che sono solo, capisco i tuoi silenzi,
mi hanno insegnato a capire me stesso.
Sereno inclini a destra,
ameno e docile a sinistra
lambendo briglie,
radici d’elci,
tenere canne,
umili conchiglie,
le mura dei portali ora
e pareti dei canali ancora.
Nulla dici,
la nebbia ti confonde e taci,
il gelo ti fa vetro l’onde,
ma vengono gli amanti
alle tue sponde.
Anche il mio fuoco
a cercar il fresco delle brezze
e delle labbra il bacio
adagiato sulla flora scorgesti.
Carpisti l’attimo fugace
di tenerezze calde
sul seno ignudo,
colloqui rari sulla bionda chioma,
ebbrezze sconosciute.
Ora esultano l’onde
al guardo che si perde,
rispecchiando il sole.
Il raggio della luna
è cuna alla città di luci che mai riposa.
Adige verde
ecco una rosa
a te che pace doni
e le speranze induci.
ameno e docile a sinistra
lambendo briglie,
radici d’elci,
tenere canne,
umili conchiglie,
le mura dei portali ora
e pareti dei canali ancora.
Nulla dici,
la nebbia ti confonde e taci,
il gelo ti fa vetro l’onde,
ma vengono gli amanti
alle tue sponde.
Anche il mio fuoco
a cercar il fresco delle brezze
e delle labbra il bacio
adagiato sulla flora scorgesti.
Carpisti l’attimo fugace
di tenerezze calde
sul seno ignudo,
colloqui rari sulla bionda chioma,
ebbrezze sconosciute.
Ora esultano l’onde
al guardo che si perde,
rispecchiando il sole.
Il raggio della luna
è cuna alla città di luci che mai riposa.
Adige verde
ecco una rosa
a te che pace doni
e le speranze induci.
“E lontano, lontano nel mondo | una sera sarai con un altro, | e ad un tratto, chissà come e perché, | ti troverai a parlargli di me, | di un amore ormai troppo lontano.”
(Luigi Tenco)
Forse forse sarà stata
l’assoluta mancanza di sonno,
ma io lo vedevo quel che pensavo,
come un vago fenomeno arcobaleno:
rosso, arancione, giallo, verde, blu,
indaco, e poi quasi violetto.
Troppa superstizione
e troppo, troppo
digiuno
perché noi
si potesse sperare
nel fascino della metamorfosi,
perché l’umiltà si facesse magia
e la breve evoluzione del tempo
mutasse pian piano in memoria.
Avresti dovuto socchiudere
i tuoi occhi al mio buio
perché la mia arte
assumesse
la forma
di un piccolo
sogno romantico.
Ora lo sai, Mariposa,
che ci vuole penitenza,
che ci vuole frustrazione,
perché un mistero diventi
sfumatura di sangue e fuoco;
e che serve equilibrio e calma,
perché gli opposti
si facciano
unità.
E lo so anche io,
che se ci fossimo privati
della materia del sonno
e della sua superbia,
di già
saremo eterni:
come il pensiero ebbro
che impallidisce al sole,
ma che vive protetto
e non muore mai,
finché si crogiola
nella cavità
nutrice
del suo
geode.
“Perché scrivi solo cose tristi? -Perché quando sono felice esco.”
(Luigi Tenco)
Ad occhi chiusi se penso ad un abbraccio
penso al tuo materno ed avvolgente
come una carezza della sera.
Lasciami allora toccare le tue mani
di fumi e di profumi e di sapori antichi,
lasciami ascoltare il lamento dei tuoi stornelli
cantati alla luna nelle sere d'estate,
lasciami ricordare i gesti e le parole
di innumerevoli viavai di ricordi
che non moriranno con i tramonti del sole.
Fammi ascoltare tra i vuoti del cielo
le divine fiammelle di anime
che raccontano storie
per chi ha voglia di ascoltare
e che rendono sereno il mio sonno,
occhi scuri di luce
vita della mia vita.
penso al tuo materno ed avvolgente
come una carezza della sera.
Lasciami allora toccare le tue mani
di fumi e di profumi e di sapori antichi,
lasciami ascoltare il lamento dei tuoi stornelli
cantati alla luna nelle sere d'estate,
lasciami ricordare i gesti e le parole
di innumerevoli viavai di ricordi
che non moriranno con i tramonti del sole.
Fammi ascoltare tra i vuoti del cielo
le divine fiammelle di anime
che raccontano storie
per chi ha voglia di ascoltare
e che rendono sereno il mio sonno,
occhi scuri di luce
vita della mia vita.

Io che mi immergo in quella distesa infinita, in quell' azzurro che si unisce al cielo.
Io che mi unisco al mare e sono una sua creatura, fatta di sole e stelle.
Io che divento leggera mentre il mare, mi avvolge e mi inebria e mi trascina.
Io che mi immergo in quelle acque, per rimanere lì per sempre ad osservare il cielo ed il mare.
Non so dire
quel che sento
quando i colori
dell'alba salgono
dall'orizzonte
quasi evaporando
dalle onde del mare.
Con quel suo
strano movimento,
arrotolandosi di schiuma
e da lontano,
mugghiando basso.
È per me come
non voler più andare...
Ma questo forse
non lo sa
neanche il mare.

Ti seguo, ovunque tu vada!
Seguo i tuoi passi ad uno ad uno!
Che siano, a valle, in montagna,
sulla spiaggia, non importa dove!
Seguo ogni tuo respiro,
ogni tuo gesto, ogni tuo pensiero!
Condivido ed amo i tuoi desideri,
le tue abitudini, i tuoi vizi, i tuoi sogni!
Non mi stanco perché tu non ti stanchi!
Non soffro perché tu non soffri!
Ogni tua speranza è anche la mia!
Ogni mia vittoria è anche tua!
Non c’è limite ne barriera,
solo amore e passione, dentro noi!
Io muoio se tu muori,
Tu sei dentro me, io sono dentro di te!

Dentro la notte avvolgente,
i tuoi occhi ammalianti
mi catturano di desiderio,
bruciando la mia pelle.
Con il fuoco alimentato
dai nostri baci
e il tornado delle nostre carezze,
viaggiamo su sentieri
senza via d' uscita,
assieme alle tentazioni più oscure
della nostra mente.
Con una febbre di delirio,
ci assaporiamo dannatamente,
scottando sempre più,
ascoltando quel brivido
sulla pelle,
che ci spinge braccia contro braccia,
tremanti e affamati.
Suoniamo le nostre melodie preferite,
assieme al pianoforte,
tastiera infinita e folle,
intrecciando con le dita
ogni nostro movimento,
dentro un richiamo di seduzione.
Siamo quel bacio salato
nel mare più impetuoso,
che profuma
di quel ti amo che esce
dalle nostre labbra,
che brucia di passione
e di vero amore!
i tuoi occhi ammalianti
mi catturano di desiderio,
bruciando la mia pelle.
Con il fuoco alimentato
dai nostri baci
e il tornado delle nostre carezze,
viaggiamo su sentieri
senza via d' uscita,
assieme alle tentazioni più oscure
della nostra mente.
Con una febbre di delirio,
ci assaporiamo dannatamente,
scottando sempre più,
ascoltando quel brivido
sulla pelle,
che ci spinge braccia contro braccia,
tremanti e affamati.
Suoniamo le nostre melodie preferite,
assieme al pianoforte,
tastiera infinita e folle,
intrecciando con le dita
ogni nostro movimento,
dentro un richiamo di seduzione.
Siamo quel bacio salato
nel mare più impetuoso,
che profuma
di quel ti amo che esce
dalle nostre labbra,
che brucia di passione
e di vero amore!
Scrivo di te cercando
tra le pieghe della tua pelle
quella strada che porta il mio silenzio
ad incrociare il tuo profumo,
e senza muovere le labbra
capirò di non avere niente da dire,
niente da sognare, niente da spendere
in questo gioco, se non la mia vita.
Non so se sian parole senza voglia
o voglie scevre da parole ardite
a risuonare immote in questo buio.
Di nuovo nascerà l’alba. Domani.
tra le pieghe della tua pelle
quella strada che porta il mio silenzio
ad incrociare il tuo profumo,
e senza muovere le labbra
capirò di non avere niente da dire,
niente da sognare, niente da spendere
in questo gioco, se non la mia vita.
Non so se sian parole senza voglia
o voglie scevre da parole ardite
a risuonare immote in questo buio.
Di nuovo nascerà l’alba. Domani.
Di getto sono i coriandoli -e non è tempo
i confetti, il riso -ma lo è stato
il latte, l'acqua che bolle fuori un poco
lo zampillo, la fontana, la cascata
di quel sentiero che sa solo Dio
dove conduce, il falco pellegrino sulla preda
-mi pare un nibbio, non si discute-
La chiave che ti lancio e tu la prendi
e non capisco se sono io dotata di mira
o tu che non sei distratto per niente.
Di getto è il calcestruzzo del muratore
nel piazzale, un pallone che t'attraversa
e tu rilanci come a dieci anni, le braccia
al collo, gli abbracci -e non è festa.
Di getto il germoglio e l'albicocco
quando all'improvviso nella notte
canta una canzone rosa, in sordina
-strepitosa. Di getto è l'acquerello, un'ora
-anche meno- è concluso, tornare indietro
non puoi e questo è il bello. Quando leggo
o scrivo poesie a caso, un po' per tedio
e trovo sempre. Di getto è il metallo
liquefatto e caldo del tuo sesso.
Ed io la forma.
i confetti, il riso -ma lo è stato
il latte, l'acqua che bolle fuori un poco
lo zampillo, la fontana, la cascata
di quel sentiero che sa solo Dio
dove conduce, il falco pellegrino sulla preda
-mi pare un nibbio, non si discute-
La chiave che ti lancio e tu la prendi
e non capisco se sono io dotata di mira
o tu che non sei distratto per niente.
Di getto è il calcestruzzo del muratore
nel piazzale, un pallone che t'attraversa
e tu rilanci come a dieci anni, le braccia
al collo, gli abbracci -e non è festa.
Di getto il germoglio e l'albicocco
quando all'improvviso nella notte
canta una canzone rosa, in sordina
-strepitosa. Di getto è l'acquerello, un'ora
-anche meno- è concluso, tornare indietro
non puoi e questo è il bello. Quando leggo
o scrivo poesie a caso, un po' per tedio
e trovo sempre. Di getto è il metallo
liquefatto e caldo del tuo sesso.
Ed io la forma.









