(... e poi finisce che si muore
Ti ritrovi in un luogo sconosciuto
Ti ritrovi in un luogo sconosciuto
avvolto di pura claustrofobia
oppure, sei polvere
quasi inodore - un senso di bruciato - indolore)
Non si sa cosa faròo se avrò un’altra vita
Unica certezza è che il mondo, visto da fuori
è prospetticamente meraviglioso; escludendo i miei simili!
Mi consola sapere che chi è ancora lì si arrangia lo stesso
e prima o poi sarà come me, polvere grigia
forse vento, forse acqua... forse farfalla o tigre
grosso baobab o svettante cima
Sono qua... non so dove ma so per certo
che avrò modo e ogni eterno
per morire ancora di vive fantasie
Non so dirlo
Non so
Non so voi- ma io temo.
Temo
-Non avessi mai visto il sole
Mai avuto alloggio sulla terra.
Temo
Per ogni ricordo
Nei grandi grandi marmi effigiati;
Nei grandi grandi marmi effigiati;
I chiasmi inclinati
Le Cariatidi stanche.
Temo…
Per le cattedrali senza guglie
Come idoli abbattuti
Come idoli abbattuti
Cuori di cenere infranti.
Temo e tremo
Nei campi dentro il mondo
Tra girasoli secchi
Tra girasoli secchi
Senza corone, né petali
Né cerchi, né semi
Somiglianti nella loro nudità
A pallidi ostensori senza Dio.
Rododendri sul petto
ad investigarmi l’anima
fra spine di luce scomposte
a vezzeggiar gestazione di stelle
e spiccioli di mondo riflessi.
Battito di mare al tramonto,
ti sento in un bicchier di vento,
sei pioggia di papaveri accecanti,
tempo stonato fra i furti del cuore,
chiacchiere di luna
ad un orizzonte di fuoco.
Il mio sguardo è lanterna d’eco,
merletto di nuvola raccolto
ai poli sentimentali del silenzio,
mordo rugiada d’eterno,
sei quel rododendro smarrito
sul mio petto di cielo dipinto.
ad investigarmi l’anima
fra spine di luce scomposte
a vezzeggiar gestazione di stelle
e spiccioli di mondo riflessi.
Battito di mare al tramonto,
ti sento in un bicchier di vento,
sei pioggia di papaveri accecanti,
tempo stonato fra i furti del cuore,
chiacchiere di luna
ad un orizzonte di fuoco.
Il mio sguardo è lanterna d’eco,
merletto di nuvola raccolto
ai poli sentimentali del silenzio,
mordo rugiada d’eterno,
sei quel rododendro smarrito
sul mio petto di cielo dipinto.
Paradiso, Paradiso,
canticchiava col sorriso:
ma ci vado anche a piedi
e mi avvio quando voglio.>
Era fisso quel pensiero,
ne parlava con orgoglio,
era stato un Crocifisso
ad averglielo promesso,
lo replicava spesso.
Era un dono quel ragazzo
un’offerta, un’ oblazione,
ma per molti era un pazzo.
La sua vita una canzone:
e lo faccio quando voglio>
era come un’ossessione.
Per un poco scompariva,
se ne andava, poi veniva
ma un giorno sul più bello
svanì senza tornare
e chi stette ad aspettare
sentì spesso il ritornello
e lo faccio quando voglio.>
Fu trovato sullo scoglio
con il volto fracassato
ma col solito sorriso.
canticchiava col sorriso:
ma ci vado anche a piedi
e mi avvio quando voglio.>
Era fisso quel pensiero,
ne parlava con orgoglio,
era stato un Crocifisso
ad averglielo promesso,
lo replicava spesso.
Era un dono quel ragazzo
un’offerta, un’ oblazione,
ma per molti era un pazzo.
La sua vita una canzone:
e lo faccio quando voglio>
era come un’ossessione.
Per un poco scompariva,
se ne andava, poi veniva
ma un giorno sul più bello
svanì senza tornare
e chi stette ad aspettare
sentì spesso il ritornello
e lo faccio quando voglio.>
Fu trovato sullo scoglio
con il volto fracassato
ma col solito sorriso.
Gabbiani, gabbiani
attraversano il sole
nell'orizzonte opaco
del mattino.
Son piccole orde alate
che rumorosamente
invadono i solchi
dell'arature d'autunno.
E volano, volano
disegnando parabole
eleganti planate
e poi si tuffano
tra le zolle
come in un mare
che placido d'onde
li accoglie.
Ma torneranno al mare
al loro grande mare
al calmar della tempesta
con la nuova marea
con la nuova luna
e rinnovato amore.

quando del tuo corpo ne godevo il sapore,
quando giovinezza ti lucea la pelle,
quando negli occhi ti splendean le stelle!
Buongiorno amica e fedele amore,
di te il tempo mi ha lasciato l’odore,
il tempo cambia tutto il di fuori,
ma niente può contro il di dentro.

Vessazioni d’animi
specchiati nei silenzi,
gli stadi terminali
d’umanità.
Umanità in rifiuto di ascoltare
intanto gioca alla democrazia
d’élite, parla valori
senza destinatari
e di quei ponti non sappiamo
se non di ghiaccio
-opaco anche l’inverno
in neve sporca
e giù, semi d’oblio
ingrassano. A soffocare petti
di verità placebo,
le notti amplificate
di smarrimento e pietre
come risposta.
"Non credo alle religioni,
ma considera questo:
io non esisto
ma tu di me hai bisogno",
mi disse una sera
la mia amica immaginaria.
Ammissione e frantumazione
dell'universo stesso.
"Mi dai la caccia,
come un cavallo in seguirebbe una carota
legata ad un filo
incollato ad un'asticella fissata al suo garrese".
" Comprò metti e contamini
ciò che ami".
Morii. Eppure rimasi vivo.
La contraddii.
Solo per diffondere la mia verità
come un vangelo.
Pensai:
tanto vale credere
di fare la cosa giusta,
e in nient'altro.
ma considera questo:
io non esisto
ma tu di me hai bisogno",
mi disse una sera
la mia amica immaginaria.
Ammissione e frantumazione
dell'universo stesso.
"Mi dai la caccia,
come un cavallo in seguirebbe una carota
legata ad un filo
incollato ad un'asticella fissata al suo garrese".
" Comprò metti e contamini
ciò che ami".
Morii. Eppure rimasi vivo.
La contraddii.
Solo per diffondere la mia verità
come un vangelo.
Pensai:
tanto vale credere
di fare la cosa giusta,
e in nient'altro.
Guardami con i tuoi
oscuri tormenti,
e spingi il fuoco su di me
sempre più.
La tua bocca maliziosa,
spettacolo d' eros infinito,
mi circonda e mi cattura,
facendomi diventare prigioniera
dei tuoi sensi.
Piango lacrime infuocate,
bruciando la tua pelle,
bruciando i tuoi pensieri
come bricioli di carta,
dentro un caminetto
in un giorno d' inverno.
Urlo e libero come un fiume,
la mia passione,
e come un' onda intensa
ti ammalio,
facendoti venire le vertigini.
Il tuo corpo
diventa la mia spiaggia
dove perdersi e cercare
quel dolce tesoro di miele.
Le tue mani perfette,
il mio pianoforte
dove suonare
la nostra melodia preferita,
ascoltando i nostri sospiri
che cercano tregua,
dentro caldi abbracci.
Complici e affamati
di graffi e baci turbolenti,
scoppiamo come vulcani,
trovandoci dentro una tempesta.
Bocca contro bocca,
mano contro mano,
pronti a cercare di nuovo
quel brivido folle,
dentro un mare che ci spettina
e ci rende dannati
e complici d' appartenersi.
oscuri tormenti,
e spingi il fuoco su di me
sempre più.
La tua bocca maliziosa,
spettacolo d' eros infinito,
mi circonda e mi cattura,
facendomi diventare prigioniera
dei tuoi sensi.
Piango lacrime infuocate,
bruciando la tua pelle,
bruciando i tuoi pensieri
come bricioli di carta,
dentro un caminetto
in un giorno d' inverno.
Urlo e libero come un fiume,
la mia passione,
e come un' onda intensa
ti ammalio,
facendoti venire le vertigini.
Il tuo corpo
diventa la mia spiaggia
dove perdersi e cercare
quel dolce tesoro di miele.
Le tue mani perfette,
il mio pianoforte
dove suonare
la nostra melodia preferita,
ascoltando i nostri sospiri
che cercano tregua,
dentro caldi abbracci.
Complici e affamati
di graffi e baci turbolenti,
scoppiamo come vulcani,
trovandoci dentro una tempesta.
Bocca contro bocca,
mano contro mano,
pronti a cercare di nuovo
quel brivido folle,
dentro un mare che ci spettina
e ci rende dannati
e complici d' appartenersi.

Il mezzo di trasporto e di comunicazione
più economico e più sicuro,
senza il bisogno di manutenzione e che,
tra l'altro, ci è stato anche regalato,
è la SPERANZA!
Non ha bisogno di ruote per camminare
e non consuma carburanti,
eppure si trova e va ovunque vogliamo!
E' tanto grande da poter ospitare
tutti coloro i quali vogliono salirci
e non ha limiti di capacità
anche se non ha posti a sedere!
Fa salire e scendere,
ogni genere di essere vivente,
che sia umano, animale, assassino,
caritatevole, buono o cattivo,
bianco o nero, senza far domande,
senza chiedere spiegazioni!
Può portarci dove vogliamo,
dentro o fuori dal cielo, dalla terra, dal mare
ed anche dagli abissi più profondi,
dalla disperazione, dal dolore, dalla fame,
dal suicidio, qualunque sia la distanza, il costo!
L'unico requisito che pretende e che bisogna avere
è la volontà di volercisi aggrappare!
La SPERANZA è attesa ma è anche vita, salvezza
e tutti, nessuno escluso,
abbiamo la necessità, il diritto,
il dovere ed il bisogno di non perderla!
La SPERANZA ci fa ragionare
e non ci fa agire d'istinto,
è l'unico modo di uscire da vicoli ciechi,
dalla perdizione, dalle tentazioni, dai vizi, dal terrore e,
con tutte le nostre forze, non dobbiamo perderla
perché, questo mezzo prezioso che Dio ci ha regalato,
è l'unico modo di trovare la via per continuare a vivere!

Ho guardato in faccia la morte
mentre voleva rubarmi alla vita,
ho pianto guardando il buio
nel momento in cui mi voleva portare con sé.
Maledetta malattia,
continui a giocare con lo spirito
per poterti portare via l’allegria.
Lacrime lascio cadere su di uno specchio,
dove rifletto e lotto contro la voglia di perdere
e di lasciarmi vincere dal male.
Ma se ascolto la speranza e l’amore,
mi faranno vincere ogni dolore,
darò retta alla mia anima che parla al cuore.
mentre voleva rubarmi alla vita,
ho pianto guardando il buio
nel momento in cui mi voleva portare con sé.
Maledetta malattia,
continui a giocare con lo spirito
per poterti portare via l’allegria.
Lacrime lascio cadere su di uno specchio,
dove rifletto e lotto contro la voglia di perdere
e di lasciarmi vincere dal male.
Ma se ascolto la speranza e l’amore,
mi faranno vincere ogni dolore,
darò retta alla mia anima che parla al cuore.
A taccuino chiuso il destino
imbevuto riverbero d’arcano
posta in gioco librante molo
l’infantile desio d’unisono
dipinto puro sospeso al sono.
Ecco ch’ebbe incredulo invero
sospirato lume il mero sentiero
fino a giunger stasi di china
l’eco al fato sin in fauci riarse
schianto silente e matto
stretto al voluttuoso incastro
Lembo dal delicato piano
il cuore alleva il pegno
sulla punta passi in fiato
ridotti nugolo di maroso cielo.
Delicato l’alare gioco, fuoco
d’assolo incalza il volo
arride chi inseguito l’invito
tesse versi su gladioli muti
cedendo il passo a vecchi sentieri
trattenuti ai piedi di danzanti guadi
Invero sconfitto il fragile incesto
ritrovo l’opulenza al flusso
abbraccio l’ultimo capoverso
fuggitivo morso di ritorno
cadenzato inno ripetuto e snello.
Ora oso gesto senza nulla al caso
oso innesto soave di metamorfosi
rintano l’anima al materno stelo
abbraccio al dio il figlio cielo
così l’ amor mio con te accanto
innocente, consegnato inverno
ad esser miracolo di primavera
sogno viatico d’estrosa cura.










