
Osservo l’assenza del tuo sguardo
smarrito in orizzonti sconosciuti
e ti parlo.
Non smetto di parlarti
cercando di spezzare la corazza
che m’impedisce di giungere a te,
nel tuo mondo
popolato di vuoto e di mistero.
Vorrei sondarlo tenendoti per mano,
nel tremore del tuo corpo
riuscire a comprenderlo
per donarti giusto conforto.
Escogiterei giusti piaceri
per riaccendere la luce del tuo volto
riportando equilibrio e speranza
perdute in una vita non vissuta
sfuggita e insoddisfatta
nell’incanto d’un pensiero
intrappolato
nel gorgo del letargo.
del presente dal color bipolare,
nero come tenebre dell'inferno
e rosso come la fiamma speranza.
Le voci altrui provo a non udire
nel mio animo perlustro il coraggio
per il cammin dai sentieri anonimi,
un bivio di mete incerte o traguardi.
Un angelo che decora , regala la sua protezione.
Oggi il cielo di amore si è riempito ,
l' azzurro ammira stupito.
Questa nuvola nuova che dona al paesaggio .
Un nuovo messaggio un nuovo inizio.
Nel cielo e nella sua unicità ritroviamo, ammiriamo.
Questo dono speciale ed originale.

Mi rivedo su una spiaggia
e le stelle
hanno una luce speciale.
In questa notte di magia
Mi appare un angelo...
Non aver paura
danza con me
cambierà.
Sono la tua guida,
Appare un orologio,
L'angelo non c' è più ,

stringersi un'altra volta
in un giorno lontano,
lontano nel tempo,
quando saremo vecchi,
vecchi e ancora noi.
Riconoscersi
nel suono della propria voce,
più roca e bassa
per via degli anni.
Riconoscersi
in un gesto solo.
Tu coi capelli ancora biondi.
Negli occhi, vivi,
luci di candele
danzanti.
Io, sempre io.
Chissà come saremo,
chissà...
Chissà se queste mani
avranno ancora
l'audacia di abbracciarsi forte.
O di lasciarsi andare per sempre.
Ancor prima del rumoreggiare
del fulmine che lascia traccia
nel tessuto della notte,
per le vie,
per le linee,
lungo le siepi,
affinché la mia casa sia piena
e possa assaggiare il mio cibo,
io voglio gridarlo
che t’amo.
E voglio gridarlo
sgambettando in avanti.
agitando le gambe,
stando sdraiato,
seduto, appeso ai fiori…
come se fossi matto o un folle
che crede d’aver colorato il cielo.
E voglio gridarlo buttando fuori tutto il fiato
nel correre con il vento
a chi arriva primo a strappare
il profumo dal tuo petto.
E voglio gridarlo cadendo più giù
della pioggia sui tuoi capelli,
lungo il tuo viso scendendo
sul tuo seno…voglio gridarlo
fino nei fondali e agli abissi
e gridarlo a coralli
e stelle marine
e gridare che oltre
il cielo di sale del mare,
oltre, vi sono altre stelle
che s’infiammano
a cui gridare che t’amo.
E voglio gridarlo che t’amo
alle superficie sbilenche,
alle pareti scolorite,
alle strade fuori squadra,
ai percorsi inclinati,
ai passaggi,
ai varchi pendenti,
io chiedo di valicare
per poterlo gridarlo che t’amo.
Perché voglio gridarlo che t’amo
alle finestre allargate ove filtra il sole;
alle porte spalancate della luna
ai muri non più muri del cielo
ai ponti allungati oltre il margine…
ciò che separa il mio petto dalla tua anima
io chiedo di passare
d’attraversare
per poter
un giorno ancora
e un altro ancora
gridarlo anche a Dio
che t’amo dolce amore mio.
Per la mia sorte
-Tifosa incallita e forte!
- Che sia
In ogni fibra della terra
-Senza prudenza alcuna

de fanne ‘na magnata so bramoso.
Ne magnerbbe tanti, a più non posso
contro ‘a depressione c’ho addosso.
Dovunque vada cerco d’assaggià
quelle che sono ‘e specialità.
I bussolai a Venezia,
er panpepato in Umbria,
baci de dama a Biella
ne magno ‘na scodella.
‘A Lombardia briccona
me sforna ‘a brisolona,
Sicula è la cassata
nun l’ho dimenticata.
Poi vengo giù da te
pe prendemme er caffè
c’a Napoli sanno fa,
vojo dimenticà !
‘Nte trovo c’arrimini
sei ova pe ‘mpastà
a base der babà ?
A te lo posso dì
si t’amo devi capì
che devo fare diete
per corpa der diabete.
Pure se io rinuncio
‘o zucchero me piace
quello che me dai tu
addorcisce morto più.
Sei tu er mio babà
te vojo assaporà.
Brillano stille rosse
Sono dolore che non si lava
Rubino sangue.
Ma nonostante le tue ferite
Ci sono nuvole
Che possono guarire.
Cavalcano il cielo dei sogni
E ti portano via.
Trattengono lacrime
E vibrano intense,
Le spinge il vento del nuovo,
Le gonfia, le strappa, le sfilaccia
E come piuma innalza
Il tuo cuore di bambagia
Ti offre possibilità.
Nettare di cielo, t'imbeve
E la terra è così lontana.
fa freddo
un freddo interno,
profondo.
Nel buio non si vede
la strada,
solo una distesa informe
senza riferimento alcuno.
La speranza
di uscire
dal nulla assoluto
non é contemplata.
Ristagna l'inerzia
nella rassegnazione
di una condizione falsamente
subita,
non c'é interesse
nel cambiare prospettiva.
Dall'esterno sollecitazioni
a reagire da questa
condizione di chiusura alla vita.
Appelli caduti nel grande pozzo nero,
che assorbe energie e capacità di ragionare.
Bloccando esistenze
votate al disagio
che nasce dentro loro stessi.
Ritrovare la luce
é un faticoso viaggio
interiore,
sforzando la propria volontà assopita
ad aggrapparsi
ad una mano tesa
da coloro
che hanno la capacità
di far riemergere dalle tenebre.
ed il vento se l’è portato via con se,
allorché son qui che prego,
perché lo porti a te.
Per amore un piccolo piacere gli chiedo
che ti faccia pervenire due piccole parole,
ma dal profondo significato per il mio cuore.
L’amore non ha barriere né confini,
quindi in questo confido
che il messaggio t’arrivi.
Perché lo sai, la lontananza fa molto male,
alimenta la solitudine,
così ti cerco per non soffrire,
tu mio alimento non farmi morire.
Quindi questa notte non lasciarmi gridare ti amo al vento,
torna da me e mi renderai
l’uomo di più felice di questo tempo.
e un signore con la cravatta rossa
e un loden verde vicino a ++++++
per terra morto.
Era disteso a braccia aperte
con la faccia verso l'alto
come un cristo sulla croce.
Dagli ampi gesti che faceva
il capomastro con le mani
pareva che ++++++
fosse piovuto giù dal cielo
e non dal quinto piano
della palazzina in costruzione.
Mezz'ora dopo un'auto nera
se l'è preso e a passo d'uomo
lo ha portato all'obitorio.
Poi, siccome era mattina
il capomastro con il vigile
e il signore incravattato
hanno fatto colazione
al bar tabacchi lì vicino:
tre cappuccini con la schiuma
tre brioches e un saluto
con un arrivederci in tribunale.
Io di quel giorno mi ricordo
il freddo cane e il cielo
incredibilmente azzurro e terso
con una fastidiosa lampadina dentro.
E il cantiere chiuso e sigillato
che con la brina e il sole
mi pareva un cimitero illuminato.
a proteggere l’intima assonanza
di baci a perdere. E quel nodo
alla gola che si è sciolto nell’abbraccio,
poi la danza delle mani e bocche
come vulcani al risveglio dopo la quiete.
E la sete che rimane - magnete
dell’attrazione-, vedo le ciocche
viola dei tuoi capelli e il laccio
che mi collega al tuo cuore- snodo
dell’aorta- poi ancora la stanza
che non c’è e… quell’isola che verrà.












