per confondere le mie lacrime,
sapendo che oggi sarei rimasto qui da solo
e non t’avrei più avuta con me.
Devo pensare che diventerai un indimenticabile ricordo,
come una vecchia e romantica melodia che cantavo per amore.
Perderti senza aver potuto fermarti fa molto male,
quando l’orgoglio
è un bicchiere che hai riempito senza mai vuotare,
perché a te appare vuoto.
Così la solutine mi tiene prigioniero dei ricordi,
a chi potrei gridare la mia rabbia se nessuno mi ascolta
e allora vago nella notte per confidar nella pioggia
che sappia consolare le lacrime e non farle sentire sole.
La voce più non mi sostiene,
così abbraccio il silenzio,
credimi la luce si è spenta
e davanti a me non vedo più nessuna strada,
che mi possa portare nel luogo dove sei andata tu.
autunno-inverno.
ama perdersi;
della luce dei tramonti,
il sole fisso.

Abita
proprio qua,
esattamente qui
con me, purtroppo.
Nel perimetro scaleno
che fa l'ombra del naso,
in quel niente che vedo
e che credo sia tutto.
È la mia bramosia
di essere il solo
senza smettere
di essere idea
molteplice.
Sbaglierò,
e non ci sarà
niente di strano;
però questo spazio
è troppo piccolo.
La vita troppo
breve
per
me
che
non so
mai scegliere
da che parte è il male.
Ho messo i piedi in due scarpe vecchie
e sembra che la stanza dorma
bionda bionda.
assaggio il riflesso di te
in questo emisfero di primavera
caduto come buia parola
sulle distanze del nostro cuore.
Un gomitolo di lacrime
inneva l’alveare del ricordo,
la piuma del freddo s’incendia,
chiacchiera col tempo dell’anima
e siam ramo di ciliegio
caduto fra le stelle del pensiero.
le nostre mani si sfioravano.
Davanti a noi
soltanto il mare.
Tutti i rumori implacabili
di quella serata
pian piano svaniti nel nulla
lasciarono il posto
a noi due.
confuso guardavo
le sue labbra,
desiderio infinito,
ritornai in me e volsi nuovamente
lo sguardo al mare;
supplicai Dio,forza misteriosa,
gli dissi"dammi il coraggio "
ma la paura
superò le vane preghiere,
ci guardammo negli occhi,
ancora ed ancora,
attimi,minuti,ore
passarono fulminei
come gazzelle imbizzarrite,
i miei occhi erano lucidi,
I suoi incerti e stanchi,
era tardi,
era ora di andare.
per non contare di quanti istanti sono fatte le emozioni
che fluiscono dal cuore,
avendo, su di una lacrima, scritto ti amo.
Se tu fossi qui,
ti regalerei un sorriso, una stella,
un mio sogno colorato di fantasia.
Di quante cose è fatta la vita,
amici persi e poi ritrovati,
di segreti celati
che poi così tanto segreti, non lo sono mai stati,
perché li avevamo raccontati alla notte
che, silenziosa, restava ad ascoltarci.
Cammino a piedi nudi, calpestando la terra,
ma i sogni li lascio liberi di volare tra le stelle,
son esse che mi sanno continuamente nutrire,
di quel magico mondo che ogni giorno vado a scoprire.
Dalla terra in cui nacque
si portò dietro il sole
la terra brulla,l’emozione
d’acqua salmastra,suoni
allegri, amiche vere, donne more
sangue fraterno, corde vocali tese
nel canto e gocce di colore.
Il vento caldo della notte
inciso nelle vene, l’odore
di zagara d’inverno, la piena
delle ombre a mezzogiorno.
E quel giorno che li ritrovò
negli occhi che lo guardavano
si sentì a casa, nel suo divano
vecchio, nello specchio retrò
dall’oblò da cui sfogliare il giorno.
E le lune gemelle della notte serena
accarezzate con le dita,il languore
del corpo che cede al peccato,le rotte
aperte del ritorno a casa, il sapore
dei baci tradotti all’infinito, il mese
che tutto iniziò fuori dal calendario a ore
le distanze annullate nell’abbraccio, i toni
e le sfumature dell’oro nella canzone
del cuore, sino alla fine delle parole
il battito impazzito, che mai più tacque.
Cuore di madre
quante pene sopporterai
quanti strappi troverai
e ogni volta faranno male
deglutisci bocconi dove il fiele e
e' miele
poni l'anima tra le mani
come stella luminosa
e per lei chiuderai
occhi e bocca.
dei tuoi figli ormai svezzati
non latte e amore
ma solo flebili parole
feriranno i tuoi orecchi
le tue carni strapperanno
senza porsi nessun problema
del tuo amore viscerale
resterà soltanto una scia
che su i tuoi capelli bianchi
sarà come pioggia lasciva.
su quell’altura che guarda il mare!
dove soltanto s’accende la passione!
dove la natura ogni giorno
il maestrale a casa
e al tuo ritorno sarà
una polveriera di sogni
inesplosi ad accoglierti
s'infilan nei condotti auricolari
per divenire alati e bombardare
paesaggi interiori
agresti quanto basta
che paiono dall'alto margini
di scarabocchi senza sbocchi.
Poi metti il caso di posare
la pianta del piede sull'assenza di un orlo
e di cadere giù a crollo
per concessione gravitazionale
saltelli rotoli rimbalzi ondeggi corri
lungo pendii arrossati
roseti con sopra cirri
borbottando che non c'è nessuno in giro
nessun ardente spasimante
ma solo maschi ruminanti
con quel certo nonsochè di primitivo negli sguardi
testosteroneggianti
con vistosa schiuma
colante alle beltà della passante.
E vorresti ma non ti muovi,
essendo già altrove.










