La pioggia sulla finestra
della camera da letto grima il vetro
come mano pertinace,
in sé biliosa
verso la carta sulla scrivania
al davanzale.
Due occhi osservano.
La penna si avvicina al margine
più lontano
quando si specchia nel blocco dello scrittore.
Due occhi annegano.
Sulla pioggia insistente
del graffio alla stanza,
nella pagina bianca.
Il foglio non potrà che cercar di sopravvivere.
Agli occhi dell'autore.
(dal manoscritto olografo "Aghi di luce dalla coda")
Sembra quasi darti protezione,
Il pericolo è oltre di esso,
Una macchina potrebbe farti fesso.
Non c' è nessuno al tuo fianco,
Il tuo passo sembra esser stanco,
Allora da terra sollevi lo sguardo,
Ti accorgi che il tuo corpo è bugiardo.
In un secondo ritrovi le tue energie,
Osservando la natura con le sue magie,
Sotto un albero decidi di trovar ristoro,
Il profum delle foglie è come l'oro.
Degli uccelli ascolti il cinguettio,
Pensando a quanto sia grande Dio,
Che tutto quanto ciò ha creato,
Dando la ragione all'esser più ingrato.
Reciproco mistero intride il mito
di Psiche cui veder d’Amor il volto,
quando già dentro sé l’aveva accolto,
desio dovea restar inesaudito.
“Fors’è un mostro” insinuaron le sorelle,
e Psiche una lucerna a notte accese.
Di fronte a tal bellezza lei s’arrese
ma ardente goccia gli ustionò la pelle.
Amore si destò e fuggì tradito
mentre Psiche, raminga e disperata
a lungo dagli Dei fu tormentata
avendo al fato suo disubbidito.
Lunga storia d’invidie e di follie
che vide infin gli amanti ricongiunti
dal perdono di Venere raggiunti
ebbri d’ambrosia in complici armonie.
E Amore ancor più amo immaginare
di lei cercar del volto i lineamenti
capirne i più segreti intendimenti
ché amor vuol pure l’anima svelare.
Dei loro amplessi immagino pitture,
Amore e Psiche immersi nel mistero
ritratti coi pennelli del pensiero
di sé intense pur le sfumature.
Sol cornice la lor fisicità.
ché d’anime eran giochi appassionanti
e d’anime i momenti culminanti.
Nacque una figlia a nome Voluttà. (*)
(*): Edoné nella mitologia Greca, Voluptas nella narrazione latina (Apuleio, Le Metamorfosi)
ma la voglia d’autunno
nel grigio ora velato
in case coi camini arde la brace,
bruma fa da contorno
e pioggia scende col ritmo garbato;
in fondo nel selciato
foglie dorate appaiono ingiallite,
spazzate dal gran vento,
lui soffia ed un lamento
di un bimbo con le dita ormai sbiadite,
le affonda per i muschi,
brillanti in mezzo ai boschi.
Ma il sole dell’estate ancora brilla,
siamo a fine settembre,
un nero cormorano
sbucando a mezzo metro dalla riva
s’intona alle ginestre
ancora colorate come il grano;
in cielo un deltaplano
si lancia fra volteggi e piroette
e una coppia di amanti
si osservan da vicino ma distanti
da una realtà che stride, or già le sette,
Il sole va a scemare,
la luna brilla e agguanta il lungomare.
E le giornate accorciano in autunno,
una malinconia
avvolge cuori tristi e sconsolati,
parole con affanno,
faticano e farfugliano apatia,
uomini disperati
travolti dalla vita or devastati
rimangon solo libri di magia,
da leggere alla sera
insieme ad il breviaro, una preghiera
che scacci e demolisca l’apatia.
L’autunno passa lesto,
Il freddo e il gelo prendono possesso.
La primavera appare ancor lontana,
si spengon le candele,
Il vento soffia e sradica le vele.
Chiusi a chiave
in un bacio d’anima
fiorimmo confusi
in un soffio di stelle.
E meritammo il mondo
perduto in uno sguardo,
passeggiammo in un bacio
come un dipinto di Chagall
per rubarci al silenzio
e poi, col cuore in tasca,
srotolammo alla luna
la magia del tempo,
chiusi a chiave
in questo dispetto d’eco
rubato ad un noi.
a rimettere le ombre
a posto
e con la matita ripasso
a ciascuna
la faccia
i nomi
le grida
un regalo
alla fine della scuola
quel bacio
mia dolce compagna
di quell'amore
che fu
grazie
per aver chiamato
è solo colpa mia
no
non lasciamoci più
questo
è il momento
di darsi la mano
in silenzio
perchè mi stai
ancora baciando
Non aveva confini.
Quartine a rime alternate con alternato anche il metro, tra senari ed ottonari. Avevo messo un paio di note ma le ho tolte, la lascio così, senza spiegazioni, mi ermetizzo un po’ anch’io.
Il cuore non mente
ma la mente non ha cuore,
nemmeno si pente
d'aver tolto ogni colore;
mi resta soltanto
la visione in bianco e nero…
diaframma infranto…
nessun raggio menzognero.
01/04/2025
Opaca alla vista
Superficie
Un pozzo di realtà
Sentirsi
Balbettanti consapevolezze
Rotolanti finzioni
Si rincorrono come calciatori
Partite fintamente vinte
Campionati persi
Personalità acerbe
Sgretolate
Perse
Cosa è che si vince e cosa è che si perde?
Frammentati frame
Ricordi
E per cosa?
Imparare a vivere ed a pensarci con sentimento
Il ragazzo li conta come monetine lanciate addosso a un mendicante,
-click-
Non osano chiamarle col loro nome: risuonano come algoritmi che moltiplicano le ombre:
fanno a pezzi il sole con droni affamati di pixel,
mentre lui, nella tasca del gilet,
stringe una foto che lo irride
con denti di latte e una cornice di crack.
Ma', sillaba che sa di garza e biscotti bruciati,
ora dorme in una casa senza coordinate,
lettiera di lenzuola che non impareranno
il rosso delle sue ferite.
Lui sogna il suo corpo:
un origami di ossa bianche
piegato dal vento della chemio,
mentre qui la carne è una bomboniera di
confetti di tritolo,
e le mani -sempre le mani-
cercano brandelli d'aria vergine nei sacchi neri.
Da una parte, le ragnatele di shrapnel
che ricamano divise a brandelli;
dall’altra, il suo cuscino
dove il tempo ha lasciato un’impronta
-un’assenza a forma di madre.
Lei, morta al sicuro, è un’eresia:
nessun proiettile ha bucato il suo silenzio,
nessun telegramma ha osato dirgli
che il più grande massacro
è un cuore che esplode a distanza.
Le raffiche sono vespe di metallo,
il tempo di pensare non sincronizza.
Lui scava fosse con le unghie,
ma la terra gli ride in faccia:
"Qui non c’è spazio per demoni puliti,
solo radici che bevono uranio".
E intanto, nella città lontana,
le chiavi di casa arrugginiscono
sul tavolo della cucina-
un vespaio di tac che non tornerà mai tac.
Il bambino sa che il vero nemico
non è il fucile che respira nella trincea,
e quel lenzuolo immacolato
-senza un graffio, o anche un barlume di gloria-
lo ha trasformato in un orfano di infarti:
non si vede, non si sente nulla.
Sarà nel lenzuolo pulito,
s'è solo mascherata da fantasma.










