E stanno
su vecchie sedie di paglia
alla marina
fissi, bruciati dal sale,
gli occhi quasi ciechi
per il sole.
Le mani torte e callose
per ritirar le reti,
le spalle piegate dal sudore
per le battaglie affrontate
con il mare.
Stanno aspettando
l'ultima sirena
quella che gli ha promesso
un'altra vita,
un mare intenso
isole lontane
ed una morte adatta
a un pescatore.
Abner Rossi
01 ottobre 2012
http://rossiabner46.wordpress.com/

C’era una strada costeggiata da alberi di ulivo,
dove d’estate l’estate era veramente estate.
Nel sogno si confondono all’ossido di carbonio
le allegre passeggiate, il profumo dei tramonti
ed il frastuono della felicità.
Ero un bambino, allora,
con gli occhi grossi e il cuore a patata.
C’era una strada costeggiata da alberi di ulivo,
ed ora forse non c’è più.
C’era una strada costeggiata da alberi di ulivo,
che ancora segna, nelle mie notti gotiche,
il confine fra la lana del passato
e l’acrilico del presente.
lento il cuore
vetro rotto
che in nessun
cammino conduce
a stento il mattino
saluta l’oro
portando aria
e fiori rossi
corallo
mentre
immobile
nel giglio talamo
ispidi pensieri
vagano per la mente
al suon di campane
in attesa
di un’avemaria
Fumo ,
fumo sul tavolo
fumo fra gli sguardi
fumo fra le risa
fumo fra I bicchieri,
ristagna denso
fra profili di persone,
fumo fra I profili
profili di fumo
che guardano altri profili ,
come in un carosello
di cartoni sagomati
profili di ombre
mossi da un vite ,
piatti di fianco
sottili di fronte
si scambiano di posto
scuotendo il fumo .
Fumo fra I pensieri
fumo fra I rumori
fumo fra I respiri ,
ondeggia lento
dalle risa mosso
risacca nella bocca ,
fumo fra I denti
esce dalle labbra
con parole grige
dal fumo soffocate ,
fumo dalle narici
esce come sbuffi
di polvere
dalle miniere ,
fumo nei timpani ,
fumo come stracci
attutisce I suoni
suoni sordi
sordi di fumo .
Fumo nelle bottiglie
scende veloce
fumo nei bicchieri
schiuma lento,
brindiamo col fumo
colpendo il vetro
beviamo fumo
sputiamo fumo
ci scambiamo fumo
vomitandocelo in faccia ,
fumo sui visi
fumo sugli zigomi
come marea sale
copre gli sguardi ,
sommersi nel fumo
siamo alghe
rotoliamo fra I soffi
ci ammucchiamo
secchi
sulla tovaglia .
Fumo come mare
fumo come cielo
fumo come terra
fumo come fuoco
fumo come niente
fumo ,
si dissolve,
fumo
niente
nulla,
effimero.
La materia
che crea la vita
è energia
che si è rallentata
e noi
che non creiamo nulla
siamo solo fumo
che si è raffreddato .
Unendo le lune vissute
in un arduo pensiero
chiudo gli occhi
mentre fuori
si assottigliano
colori d’argento.
Maliziosa alba
cullami,
nei sogni bagnati di desideri,
mentre io
nuda sul letto,
uno spicchio di luna,
stringo forte nel grembo
il più grande dolore…
l’illusione d’amore.
la vi era il cuore,
non ebbi nemmeno
bisogno di bussare
avevo le chiavi quelle dell'amore.
Le dissi dolcemente tre parole
ti amo amore,
così senza pensarci
non serviva altro,
non v'era bisogno di pensare
solamente i suoi occhi dissero tutto
ed io come fossero diamanti
li custodì gelosamente
dentro i miei.....
tra i sibili di quelle pozze,
mormora tacito
il Virgilio,
e sovrasta
sugli umani cani
che scorazzano nel giardino...
Bianchi di dente,
tra le ringhiere
di ruggine,
blocchi di marmo
esalano freschezza,
volgon lo sguardo
verso le pietre di foglia...
Mi incrocio
con quel di sinistra,
ermo e bagnato
da quei bagliori
che mi sollevano,
mi sento rinato
tra l'ebrezza
di questi cipressi...
Buffi e tozzi
stanno,
tra queste vie sabbiose,
fissi sul molle terriccio,
a viver
sulle parole del vate...
Lo do la mia penna intimo, tra gli alberi e le montagne,
con esso, nel momento in cui disegnare belle parole,
musica nei nostri cuori si intrecciano ottenere
per il vento d'amore e di amare campana finestre.
Stele Forse antichi, un indelebili papiro
portando la luce, come lava incandescente da Orion
che il flusso di sangue in rosso, ardente di amore e passione,
dopo navigare i vostri mari, sarà l'unica traccia palpabile.
Sotto l'ira di Poseidone, nessuna barca, senza sartiame o atoches
Ulisse udì dalle profondità dell'universo e ritorno
anima il grido di gioia e di chiara rottura delle acque,
Penelope e non hanno più bisogno né notti tranquille, né agonizzante.
Due in uno fornirà con le passioni di Dioniso ed Eros,
poesie non sarà più creato con entrambe le alleanze non piangere,
anche gli dèi dell'Olimpo metterà tanto amore,
di scolpire la pelle a fuoco il "Ti Amo" veri.
Caballo Negro y Rubgy (Maru y Daniel- Chile y Uruguay )
Como Penélope y Ulises
Te otorgo mi íntima pluma, entre los arboles y montañas,
con ella, por el tiempo podrás bellas palabras trazar,
la música en nuestros corazones conseguirás entrelazar,
para que el viento del amor y su campana amorosa tañas.
Quizás por las estelas milenarias, un papiro imborrable,
portando luz, como lava volcánica brillando desde Orión
que fluirá en la roja sangre, ardiente de amor y pasión,
luego de surcar tus mares, será la única huella palpable.
Bajo iras de Poseidón, sin barca, sin jarcias ni atoches
Ulises oirá desde lo más profundo del universo y volverá
el alma gritará de gozo y las aguas cristalinas romperá,
así Penélope ya no tendrá ni quietas ni agónicas noches.
Dos en uno brindarán con Dionisos y las pasiones de Eros,
ya no habrán poemas de pactos no creados con tanto clamor,
siquiera los Dioses en el Olimpo podrán apagar tanto amor,
al esculpir a fuego en la piel los "Te Quiero" verdaderos.
Caballo Negro Rubgy
Dimentica il mio nome
io non ricordo il tuo
dimentica il mio viso
perchè il tuo mi sfuma
dimentica la mia voce
perchè ho perso la tua
dimentica chi ero
io non so più chi eri
dimentica i miei occhi
i tuoi li ho persi
nei meandri lontani
dimentica tutto di me
io non voglio più ricordare
chi sei,
dove sei,
cosa fai
come se io e te
non ci fossimo mai incontrati
come due sconosciuti
due poli opposti
sarò io il nord
sarai tu il sud
non cercarmi,
io non ti cercherò
dimenticami
perchè io ti ho dimenticato...
e se ti passerò accanto
non noterai la mia presenza
come io non mi accorgerò di te
sconosciuta sarò
dimenticami,
e sarò libera.

Avevo un fiore fra i capelli
guardavo prati verdi e cieli azzurri
sentivo i profumi della terra
io regina
del mio regno fatato.
Poi di colpo il temporale
il cielo si è oscurato
la tempesta si è abbattuta
lasciandomi distrutta.
Io regina decaduta
del mio regno ormai
distrutto
vago
fra le macerie
cercando di salvare
quel ch'è rimasto...
ma sento suoni lontani
che mi distraggono.
Avevo un fiore fra i capelli
tanti sogni nella mente
ormai dispersi.
Avevo un fiore fra i capelli
ch'è finito in fondo al pozzo
Si recide la scia di un ricordo
l’iride è assente, un pozzo bianco
per entrare nel piccolo male
Così cade la testa al sogno nel mezzo
e dita a grappoli stridono sulle lenzuola
Verrà un rimedio per eludere il freddo
un momento da corpo estraneo
viso lontano, preda di forme casuali;
si rimargina piano un’emozione spontanea
sponda concessa allo strappo
Camminiamo sui numeri delle facciate
si sono sbiaditi i nomi alle strade









