su labbra
scolorite
di un corpo
esaurito
da velenosi
amori,
consumato
da quadri
color assenzio
dolce gusto
d’anice
cinge una
distrutta
Ofelia
avvolta
in coperte
di laudano,
accompagnata
dall’acqua,
ammirata
dai salici
di
Millais.
Incantevole
Beatrice dolcemente
ispira
fervori
per lente pennellate
a martoriata anima
di pittore,
prima che
Persefone
ne abbracci
lo spirito
per sempre.
A braccia conserte
chiudere un cerchio,
negare impressioni
col silenzio dell’occhio sghembo
la caduta del giorno è prossima
come succede al capo
ripiegato dal sonno
che non bastano i puntelli dei gomiti
di un qualche vuoto
il piombo
va a misurare l’altezza
Ruscelli di petali
piovono
nell’anima
e mi raccontano
di nuovo storie
chiuse in una rosa
di giorni appassiti.
Non ti dimenticherò,
sarai…
quel profumo
che risveglierà
ogni volta
una lacrima sincera.
Sarai…
viola tra mille luci
nella notte
gocce di memorie
vissute
Sarai…
il riflesso
dei miei passi
che non sanno più volare
Sarai..
schizzi di foto ingiallite
per ricordarmi
la brina dell’amore
nel cuore.
Tutto è stato scritto
in questo fiume
di inutili parole
m'allontano dal bosco
il lupo l'ho mangiato
e la bella addormentata
si è svegliata da sola.
Riso pianto amaro
malinconicamente vero
questo cinico mestiere
di volersi sdraiare nudi
all'ombra di punti e virgole
pensando di esser letto
da cuori tagliati di netto
ma troppo spesso succede
di esser stuprati
da occhi superficiali
pazientemente addestrati.
Non senza condanna
mi do l'assoluzione
impugno la penna
in una guerra finita
m'arrendo alle grida
sventolo una pagina bianca.

Da lontano abbagliata
d'illusione ammaliata
fumo negli occhi.
Ingannata
alla terra strappata
del piacere,
schiava,
La luce fioca dei lampioni
illumina il viso
ma il trucco non cela
il moccio che cola dal naso.
Nell'indifferenza,
senza pudore
han perso il profumo
i fiori d'arancio.
che spacca la lacrima
Come un fiore
che annega nell’acqua
Come una parola
che uccide l’atmosfera
Come i miei occhi
che piangono il paesaggio
Come uno sguardo
che non ha altri sguardi
Come l’illusione
che non condivide l’amore
Come la morte
che fa respirare gli innocenti
Come nient’altro da dire
in questo lato
visto dal lato opposto.
Una bambola di pezza
vestita a quadri
ed il sorriso cucito
sul viso
gli occhi in uno sguardo immoto
Senza emozioni apparenti
osserva il mondo
seduta nella vetrina
di un vecchio giocattolaio
Ma dentro un cuore ha,
Dio lo ha posato in lei
in una notte d'agosto
fredda e tempestosa,
e soffre quel cuore
stilla lacrime
che dagli occhi di pezza
non possono fluire
Soffre nel sentire le emozioni
di chi la osserva in vetrina
e vede solo una bambola,
soffre impotente
le gambe, le braccia
perennemente immobili
assenti dal correre sui verdi prati
dal poter donare un abbraccio,
le sue labbra mai offriranno un bacio
e quel sorriso cucito
e freddo come nella morte
versa lacrime
La osservo anch'io
così colorata e grigia
mi vedo riflessa
in uno specchio maledetto
Sabato 10/03/2012
Come quando Picasso,
dipingendo il ritratto di Gertrude Stein
da una paletta di quasi solo terra bruciata,
tracciò tutto fuorché il volto,
e poi, in un gesto di frustrazione,
la fissò e disse:
“Non ti vedo più mentre ti guardo”.
Così mia madre, quella sera,
mentre mi vedeva partire,
fissava un volto che nessun pittore
avrebbe mai potuto riprodurre
e dal suo sguardo io capii che lei
già sapeva, nel bene e nel male,
che cosa sarei diventato.
Gertrude lasciò Parigi, e lui ritornò al lavoro,
per dipingerle un viso strano, quasi una maschera.
E quando gli amici lamentarono che il ritratto
non le assomigliasse per nulla, o meglio,
che lei non assomigliasse per nulla al ritratto,
Picasso semplicemente rispose:
“Non ancora”.
tra le sterpaglie moventi,
si placa,
con le ciminiere in mano...
Cenci di fumo
inabissano beati,
plumbeo il bacino,
riflesso opaco...
Al di là,
quattro barcocce
disseminate sulla riva,
tossiscono in silenzio
la tossina che arriva...
Un uomo,
che all'apparenza
non vede,
annusa aria malsana
e osserva
quel gusto di degrado...









