E vorrei che i miei pensieri avessero una voce..
Vorrei gridarli e sentirne l eco... intanto che la pioggia scende.
Le mie lacrime non riescono a scendere
Guardo la pioggia e le sue gocce cadere a terra
Sono quelle le mie lacrime...
Il profumo dell asfalto bagnato...e della terra bagnata mi accende mille ricordi che si erano nascosti chissà in che parte del mio cuore...
E sono qui che guardo dalla finestra e m immergo nel mio mondo lontano, molto lontano e sto bene... almeno per un po'...
Poi tornerò alla realtà...ma non ora.
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Profilo Autore: Manuela Albricci*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 21-10-2026

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In fulgida aurora
d’estiva stagione, 
quando l’aurea luce
sfiora i petali d’oro, 
s’alza il mormorio
d’un amor sottile, 
nascente fiamma in cuor
di sole ardente.
Sfolgora, o incanto,
tra le fronde obscure, 
dove il tempo si disfa
in vapori di seta, 
e il respiro dell’anima
s’intreccia a languori, 
come liane d’ambra
avvolte in dolce incanto.
L’amor sboccia in petto
come rosa imperiosa, 
che sfida l’ardore
del sol senza tregua, 
e dipinge il firmamento
con versi sibillini, 
che danzano tra gemiti
di stelle cadenti.
Oh, dolce e temerario
fuoco di luglio!
Tu plasmi desideri
in sculture di fuoco, 
trasformi i sospiri
in sonetti di cristallo, 
e il cuore si fa palcoscenico
di passione sovrana.
Tra arabeschi di luce
e ombre di sete, 
s’intrecciano sguardi
come fili di porpora, 
e l’amore, audace,
sfida l’immenso cielo, 
un canto barocco di licenziosa grazia.
Nel fulcro d’ogni alba,
l’anima s’inarca, 
nell’abisso lucente
di un abbraccio greve, 
dove ogni palpito
si fa eterno sigillo, 
e il tempo, svanito,
è solo un’eco lontana.
Così l’estate consacra
il suo rito sacro, 
col nome di chi osa amarti
senza catene, 
mille volte rinato
in ardore e silenzio, 
nell’infinito giardino
dell’amor profano.
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

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Nuvole e respiri
sulle mie spalle di cristallo
lidi irraggiungibili
sogni infranti dal corallo.
​La luce si fa tiepida
cerco di rimanere a galla
sopra lugubri pensieri
rimbalzo come una palla.
​Correre non serve
forse sognare
per stringere al petto
un frammento del cuore.
​Incubi incessanti
senza più maschere
nel cielo che si distende
sopra l'ultima preghiera
un brivido vince il male
nel mio viaggio siderale.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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E sento ancora la tua voce...e sento ancora il tuo profumo.
Saranno passati anche mille anni ma sento ancora tutto se penso a te.
Quell amare antico che fa sussultare il cuore ad ogni sguardo..ma sguardi non ci sono più ..solo se torno indietro nel tempo li rivedo e ne sento l emozione.
E si resta come intontiti...con lo sguardo perso nel nulla ma che nulla non è.
E resto lì ancora ..e torno quando ho bisogno di sentire ancora che sono viva che ho nel cuore quell amore antico ma vero....
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Profilo Autore: Manuela Albricci*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 21-10-2026

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Se il cielo è uno
gli orizzonti son diversi
uno per ciascun degli uomini persi

Ad ogni sguardo corrisponde
un mar che vuol esser senza sponde
solcato da solitarie nubi vagabonde

Ognun lo vede come il mondo
di cui percorre signore il sentiero
il proprio cielo il solo ed il vero

Ma è soltanto il sogno
cullato da insetti brulicanti
su un sasso che ruota tra astri indifferenti

Allucinazione di una mente che
dietro un velo di luce
non ha forza di capir l'abisso che la conduce
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Profilo Autore: GIORGIO CONTE  

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Brezza di mare è il tuo sorriso

che mi trae all’apatia,

si dissolve il mio dolore

al pensiero di te,

dolce mio tormento.

 

Che cosa sei!

Ecco, sei tu amore mio,

il sole dopo l’uragano,

il sereno dopo la tempesta,

uccello di mare

posato sulle mie onde,

che più non tende

al lontano migrare.

 

Che cosa sei!

Ecco, tu sei qui.

Perché? Io sono niente.

Tu sei ….

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Profilo Autore: AUSILIA GIORDANO*  

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Il televideo scorre lento,
pagina dopo pagina, quadro dopo quadro.
Il mondo là fuori è un rumore lontano,
qui dentro, un verde su nero, piano.

La 777 dà il tempo che non passa,
la 400 parla di guerre, ma è bassa,
la 500 mostra ricette mai cucinate,
la 600, oroscopi per giornate sbagliate.

Ma il mio pollice sa che ogni pagina è uguale,
solo numeri che cambiano, lo stesso rituale.
La 888 è muta, la 999 non c'è,
sono il Re di un impero che annega nel caffè.

Il televideo non parla, non chiede, abbaia docile;
è un prete laico che dà l'assoluzione in codice.
Mi dice che fuori il mondo esiste ancora,
ma che esista davvero: non me lo ricordi, per ora.

Perché se il verde diventasse bianco,
se il fondo nero si aprisse in un varco,
dovrei alzarmi, aprire la porta,
e scoprire che il mostro sono io,
che non mi muovo nel ventricolo d'un cuore stanco.

Il televideo scorre lento.
La 777 dice l'ora. Troppo precisa al secondo.
La 400 parla di morti. Sono lontani.
La 500: ricette. Non ho fame delle altre fami,
forse perché ne ha troppa mediamente il mondo.

Le pagine fantasma non hanno numero.
Le cerco lo stesso, fanno di me un esubero.
Non c'è scritto niente. È perfetto.
Il nero non mente: cielo da cani,
dalmata il tetto.

Fuori la gente corre. Io premo tasti.
Pagina 690: fa' che mi basti.
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Terzine a rime incatenate di endecasillabi canonici a maiore. (Purtroppo una delle rime incatenate si ripete uguale più volte, in 18ª, 19ª, 20ª e 21ª terzina ritroviamo 6 volte -àto, che già c'era anche nelle 6ª e 7ª: sono un disco incantato!)


 

Avrei dovuto smettere per tempo,
prima che lo squarciassero il mio petto
sentendomi già vuoto perditempo

che andava avanti quasi per dispetto
avendo già mancato gli obiettivi
e avendo già dolori dentro il retto.

Rimasi a rischio perder gli incisivi
tentando ancor di mordere una vita
che in modi a dire poco sbrigativi

m’andava urlando d’essere finita.
Ma sordo l’ignoravo e andavo avanti
senza riuscire a stringere le dita

tra cui mi scivolavan sabbia e pianti
tentavo d’afferrare il vuoto nulla
mentre si susseguivano gli schianti.

Se fossi soffocato nella culla
sarebbe stato men dilapidato
per questa mia esistenza assai fasulla

pure il bilancio netto dello stato
per mantener l’inutile reietto
che sempre in vani sogni è naufragato.

Eppure tristemente ancora ammetto
di non riuscire a spegnere la luce
seppure tutti i giorni riprometto

di far quanto nel vuoto poi conduce…
ma quando serve scema ogni coraggio
e Vita in Pace ancor non si traduce.

La Pace eterna resta ancor miraggio
ed io continuo solo ad osservare
lo stanco e senza meta triste viaggio

che mi continua assurdo a trascinare
lungo un tragitto che io non capisco
di fianco alle vetrine da ammirare

senza poter toccar mentre appassisco
cercando della logica quel filo
che non ritrovo più, quindi impazzisco…

Guardo lo specchio e trema il mio profilo
su questo sfondo ch’è parete bianca
sguarnita e sporca, giro e mi defilo:

cercare d’osservarmi più mi stanca
e il suono della valvola dannata
rimanda ad una vita che s’arranca

senza velocità, sconclusionata
nel tempo che inclemente sempre fugge
di cui insoluta è più di qualche rata.

Pensare troppo in fondo mi distrugge
però non ho da far proprio nient’altro
fintanto che la sveglia ancor non rugge

per ricordarmi in modo poco scaltro
ch’è giunta l’ora in cui il relitto piglia
(non me ne scordo mai però, tutt’altro!)

l’ennesima amarissima pastiglia;
non che sia amara invero pel¹ palato:
è il cuore che ogni volta si scompiglia

chiedendo quanto sia gesto sensato
seguir più volte al giorno le scadenze
per cure che non posson ridar fiato

ai sogni, alle illusioni e alle presenze
che il tempo via lontano ha già portato.
Per quanto paian gravi le incoerenze,

dai sogni so che son stato fregato.
Però saltarle² non risolverebbe
perché non ne verrebbe cancellato

l’esistere all’istante e soffrirebbe
fisicamente il corpo in agonia
che settimane intere durerebbe.

È questa la paura ad andar via:
provare ancora il senso di dolore
come ultima ed estrema compagnia
nelle ultime lunghissime mie ore.


¹: per il;
²: le varie pastiglie che assumo nei vari orari.


 

22/08/2026


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Profilo Autore: ioffa  

Questo autore ha pubblicato 833 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Giace in una fossa sotto i carrubi

intagliati in cuprei contrafforti. 

Distanti si sfibrano poche nubi,

ripide ombre su botri contorti.

Illusioni così presto infrante,

lacrime asciutte, grida soffocate,

i singhiozzi del ghibli sull’Atlante

fra le dune e le gole strinate.

Vedovo l’uomo, ora perde il figlio:

“Lo vuole Iddio”, ma il dolore

macera nell’assenza. Come artiglio

l’anima dilania e il cuore.  

Chi sognava giorni pieni, felici

giace tra le pietre del deserto.

Alligna il male con le sue radici

nel fato umano, iniquo, incerto.

0-2  :-(

15-08-2026

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Profilo Autore: Oudeis  

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Mi lasci andare,
sempre,
con un sorriso
stretto tra le mani.
Poi mi cerchi,
chiedendomi
che ne sarà di noi domani;
e io ti rispondo
che, a parte il tempo,
non c'è nulla da sapere.
​In questa vita
vorrei darti le mie speranze,
ma sei tu che,
nascondendo ai miei occhi
il lato peggiore
di questo mondo,
mi tieni in piedi,
mostrandomi
la leggerezza delle farfalle.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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I momenti di felicità paiono
bolle di sapone:
non hanno vita lunga e spesso

durano poco più di un respiro.
Quando si gonfiano, baldanzose,
volano leggere verso l'alto,

sembra che vogliano andare
chissà dove,
inseguendo un cielo tutto loro.

Sollevandosi nella luce,
mostrano riflessi trasparenti,
iridescenti colori

che sembrano racchiudere
un piccolo mondo.
Diventano più belle

quando, unite ad altre bolle,
creano immagini colorate
e catturano, come fotografie,

tutto ciò che le circonda:
un albero,
l'azzurro del cielo,

i bianchi petali di una margherita.
Così è la vita:
bella, luminosa, fragile.

Una bolla di sapone
può scoppiare all'improvviso
e dissolversi nell'aria.

E di essa non rimane nulla,
se non un breve riverbero
di colori e di luce,

un ricordo trasparente,
un ultimo, fragile frammento
di felicità.
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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E sono immersa in un silenzio assordante......
Non emetto nessun rumore, nessuna parola..
Ma dentro sto urlando...
Gli occhi cercano di guardare lontano ..di trovare un qualcosa su cui appoggiarsi per cercare di fermare i pensieri che poi non sai nemmeno che pensieri sono...
È talmente grande il dolore da arrivare a non sentire nulla...
Ma dentro urli..e come urli sapendo che nessuno a parte te sente.
Vorresti andare via.. lontano..magari salire su un treno e non tornare più...
Andare via da tutti e da tutto..pur di non sentirsi così...
Ed intanto il cuore piange..mentre urli....
E tutto prima o poi deve finire... assolutamente deve finire... non puoi urlare per sempre....
Non puoi restare invisibile....
Griderò a Gran voce....e chissà che succederà...
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Profilo Autore: Manuela Albricci*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 21-10-2026

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Distico di endecasillabi canonici in rima baciata.


 

Dell’aggravarsi certo è segno fosco
l’«Agosto moglie mia non ti conosco!»


21/08/2026


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Profilo Autore: ioffa  

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Mmo ve dico e mmo ve conto
comm'è bbona 'a mulignana.
Cu essa nce può appriparà
na gustosa parmigiana.

Fritta, arrustuta, ô furno:
'a può ffa' comme vuo' tu.
È sfiziosa, assaje sapurita...
è bbona comm'a nu sciusciù.

Fatta a fette o a ffungetiello,
cu ll'aglio e 'a pummarulella.
Cu ll'aceto o 'a scarpone:
comm'a faje è ssempe bbona.

Quanno frivo 'e mmulignane.
che prufumo 'int'â cucina.
Sbircia 'a copp'â fenesta,
curiusanno don Peppino.

Isso quanno 'o ccafè fa,
nu poco a mme m' 'o ddà:
chianu chiano s'avvicina,
m' 'o mmette 'int'â tazzina.

E io allora...pe ricambià,
pure poco ce ll'aggi' 'a da'.
'On Gennaro sente addore,
caccia 'a capuzzella 'a fore.

'Onn'Ama', a mme niente?
Surride mustranno 'e diente.
No assaje, sulo nu tanto,
propeto pe nun ghjì avvacante.

"Nun ve voglio dà 'a pressa,
ma nu poco mme piacesse.
Sto ssentenno sulo addore,
pozzo pruvà pure 'o sapore?

E va bbuono, mo v' 'a dongo,
'int'a nniente 'a mana allonga.
Trase 'e sicco, 'e chiatto se mette
e sse nfizza 'int'a scazzetta.

Con un fare ammiccante,
se mette a ffa' 'o galante:
"se non gradite m'inibisco,
ma se permettete m'inserisco."

Po' trase dinto...se ntrattene
e pprova 'a mulignana...
po' vede 'e mmuzzarelle
e ppure llà nce mette 'e mmane.

Po' però...ma sempe cu rrispetto,
...se fa pure 'a scarpetta.
Sarrà ca nce metto ammore,
tanta passione e fantasia,

ma 'a vonno tutte quante
'sta mulignanella mia.
Io, ma sulo pe ggenerosità,
'a ogneduno ll'aggi' 'a dà.

Mo m'arrapo nu ristorante,
accussì 'a dongo a ttutte quante.

Traduzione

La melanzana

Ora vi dico e vi racconto
com’è buona la melanzana.
Con lei si può preparare
una gustosa parmigiana.

Fritta, arrostita, al forno:
la puoi fare come vuoi tu.
È sfiziosa, molto saporita…
è buona come un ciu ciù.

Tagliata a fette o a funghetto,
con l’aglio e il pomodorino.
Con l’aceto o la scarpone*:
come la fai è sempre buona.

Quando friggo le melanzane
che profumo in cucina!
Sbircia dalla finestra,
curiosando, don Peppino.

Lui quando fa il caffè,
un poco me lo dà:
piano piano s’avvicina,
me lo mette nella tazzina.

E io allora… per ricambiare,
anche poco glielo devo dare.
Don Gennaro sente l’odore,
sporge la testolina da fuori.

Donn'amalia, a me, niente?”
dice a sorridere mostrando i denti.
Non troppo, solo un assaggio,
giusto per non restare digiuno.

“Non vi voglio mettere fretta,
ma un poco mi piacerebbe.
Sto sentendo solo il profumo,
posso provare anche il sapore?”

“Va bene, ora ve la do”,
allunga subito la mano.
Entra dentro, si ontromette
e si infila nella scazzetta.

Con fare ammiccante,
si mette a fare il galante:
“Se non gradite mi inibisco,
ma se permettete mi inserisco.”

Poi entra e si trattiene,
e prova la melanzana…
poi vede la mozzarella
e anche lì ci mette le mani.

Poi… però sempre con rispetto,
si concede pure la scarpetta.
Sarà che ci metto amore,
tanta passione e fantasia,

ma la vogliono tutti quanti
questa melanzanella mia
Io, ma solo per generosità,
a ognuno la devo dare.

Ora apro un ristorante,
così la do a tutti quanti.
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Si tuffano allegre le gocce di pioggia

nelle fresche folate di vento,

sul suo soffio qualcuna s’appoggia,

altre lamentan ferite, è un tormento!

 

Cercan carezze e son prese in turbamento,

fuggon leste cercando sicuro rimedio,

sotto il fogliame sfuggon allo scuotimento

e nello scrollare del vento avverton tedio.

 

S’acquieta il vento e tutto tace.

Discende la pioggia leggera nel sole

e pian piano risale nel tepore verace,

mentre il cielo terso riprende parola.

 

E dove l’astro lucente il raggio invia

nessuna goccia il suolo tocca.

Muta il vento audace l’intento e la via

quando il sole il suo raggio scocca.

 

 Gocce di pioggia

 

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Profilo Autore: AUSILIA GIORDANO*  

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