Sonetto standard, ABBA ABBA CDC DCD di endecasillabi canonici leggibili a maiore nel vano tentativo di sdrammatizzare con tono enfatico. Scherzi a parte, non è ciò che non troverebbero a preoccuparmi ma ciò che immagino troveranno.
Domani con la T.A.C. me lo diranno
se ancora c'è cervello dentro il cranio,
frattanto per il dubbio mi dilanio
e il cuore ballerino dà l'affanno.
Se batte così forte mi fa danno
con quel suo valvolone di titanio;
passeggio dentro un parco del demanio,
ma il senso d’ansia proprio non l’inganno!
Un’altra settimana c’è d’attesa
perché possa tornare a passo incerto
col dubbio ch’ora in testa più mi pesa
a ritirare il lugubre referto:
non suonerà per me certo inattesa…
«Il cranio è vuoto, siamo allo sconcerto!»
27/08/2026
non pretende
non cerca applausi
in piazze affollate
ma cammina piano
e si interroga
sulle proprie certezze
Riconosce il peso
di ogni parola
esige misura e distanza
accetta il dubbio
respinge il rancore
e non alza barriere
Sa che il dettaglio
in particolare
può trasformare l'errore in saggezza
ambite prede.
Uomini che si combattono,
si offendono e si uccidono fra loro.
Uomini che con alti stivali
camminano nel fango:
fra sterpaglie, carogne e avvoltoi.
Uomini che si sentono coraggiosi,
quando armando le mani
dei loro simili...
mercanteggiano morte.
Uomini che lanciano missili
per produrre macerie.
Uomini che depredano
e si impossessano
delle altrui terre.
Uomini che hanno posto limiti
perfino agli occhi...
privandoli delle lacrime.
Uomini virtuosi e valorosi,
che per ogni morto ucciso
ricevono una medaglia.
Uomini dai cuori freddi,
come il metallo dei
loro fucili.
Uomini che uccidono
le madri dei loro figli.
Uomini che possiedono le donne,
ma non le amano.
Uomini che non si inteneriscono...
perché la tenerezza limita
e indebolisce.
Miserabili uomini senza un credo...
senza un Dio.
Io, che quando mi guardo attorno
vedo terreni aridi, polvere, detriti
e corpi sepolti sotto le macerie.
Io, che sempre più spesso,
vedo volti privi di umanità
e uomini sempre più simili
a belve assetate di sangue.
Io che vedo solo uomini
che sopprimono se stessi.
Io, che non vedo negli uomini
più nulla di umano...
io mi domando: "dov'è l'uomo?"
Ho edificato la mia casa sulla roccia
a fondo scavandone le fondamenta,
per darle genuina robustezza,
perché possa nel tempo durare
e mai rovinosamente crollare.
Ho arato e un tenue seme piantato
nel campo tra le robuste pietre del suolo,
ho in abbondanza innaffiato,
e pur tra i duri sassi un virgulto è nato,
divenuto germoglio, pianta e fiore.
Frutti genuini mi attendo
dal mio impegno e cura ivi profusi.
Sotto la grondaia del tetto,
tra le sue curvature più recondite
e tra i rami degli alberi del mio giardino
troveranno protezione e riparo
i preziosi nidi degli uccelli e la prole.
Nella raggiante casa del mio cuore
accoglienza e calore troveranno
i miei fratelli che cercheranno amore.

A zig zag tra i rami
fulmineo nel cielo,
in volo al crepuscolo
all’ombra della coda
incisivi a scalpello
schivo ed arzillo,
custode del bosco
saltello col rospo
col folto pelo rossiccio
la noce veloce rosicchio,
riposo su un pino supino
in bocca un morbido pinolo.
Distici di endecasillabi canonici a rima baciata.
Sfogo nel cibo triste ogni mio male,
divento tondo come un gran maiale,
trangugio tanto da mattina a sera,
sempre di più somiglio a mongolfiera
ripieno sì di gas ma non leggeri
per cui volare credo non s'avveri.
Attento debbo star che qualche spina
non buchi la mia pelle ed assassina
diventi per la gente tutto intorno
facendomi scoppiare in pieno giorno
che con questo calore allucinante
il mio fetore arriva più distante.
Intanto corro a prendere un gelato
che metabolizzando in questo stato
con zuccheri che dona alla mia pancia
aumenterà sudore e la bilancia
nel rivedermi avrà molto terrore
e lo spiattellerà al mio dottore.
Ma trangugiare spegne i miei pensieri
o per mezz'ora li fa meno neri!
Vero vizioso circolo che assale
tra l’ingrassare ed il restarci male
mentre a fatica lento caracollo
senza più meta, grullo come un pollo.
Avanza questa inutile giornata
e d’appetito sento la chiamata…
ma per fortuna là nell’isolato
m’appare un bar, mi faccio un bel gelato!
26/08/2026
Dietro agli occhi dove nessuno guarda
e nessuno vede, se non sé stesso,
come puoi sapere quale buio arda
oltre l’iride infitta nel riflesso?
Un inferno intero, cinto da un muro
per chi ignora quello che conosce
e si ripiega, arreso, sul futuro,
focolaio di indicibili angosce.
Ah, già la notte terrena si strappa
e ve ne traspare un’altra più fosca!
E l’uomo che ignaro s’aggrappa
alla vana speranza che lo attosca.
Ma tu, serena, parli della gente,
di città da visitare, di viaggi,
quasi ci fosse un fine e non il niente.
Io, il cuore preso negli ingranaggi.
0-3
:-(
in ogni giuramento
da quinte
di maree imprigionate
convesse
riflesse
teatro di un attrito
senza orgoglio
Sfigurerà la forma
di giurie inascoltate
rese democratiche
in un morente plebiscito
Vergine a cospetto
dell'esistenza stessa
di neri intensi
è il mio vagare
Dolce d'oblio
è tempo terso
l' amor di te
dissolto
al suo trasfigurare .
Il Sole in alto splendente fin dal mattino,
ore di fuoco quali scintille appena nate,
sabbia bollente sotto il ciel cristallino,
giocar di fate tra le onde dorate.
Agosto di Luna Crescente al Perigeo,
che valica il confine del Sole e lo asconde,
e nell’ombra cupa furtiva s’avvia all’Apogeo,
lasciando la sua scura scia sulle onde.
Il terrestre globo il suo asse inclina,
e insieme ad altre sfere misura la cadenza.
Nell’ampio cielo procede il cammino
di stellari corpi in coordinata movenza.
Da Est a Ovest sull’ellissi tutti risplendono,
specchiando i mondi nel cielo notturno,
Mercurio e Venere e Terra e Marte s’accendono
con inceder di Giove, Urano e Nettuno nel diurno.
Il celeste corteo segue la traccia nello spazio profondo,
si congiunge all’ellissi Saturno col minuto Plutone
e le Perseidi s’involano verso il confine del mondo,
lungo la retta ognuna in propulsione.







