Nel chiarore della luna
- voce d'incanto remoto:
"Sopraffina", il fanciullo
germoglia come un fiore
stende a quei tenui
raggi, che virenti
sui colli e gli armenti
colora la pietra vitrea,
mentre intanto
al riposo la gente si corica -
una allodola nel tempo
di un volo silente
assapora il vento
il tenue fruscio delle sue piume
il ratto presto s'accende
che di lune non vedrà più nessuna.
Così sotto i cipressi
poco lontano il camposanto
attende sotto la luna quel
favorevole sorriso:
ed il fanciullo canta allegro
"Nonna! Nonna! Dov'è il paradiso?".
Siamo alle solite
quelle dei trenta
o dei cinquanta …
“per uomini
e caporali”
come del ventiquattro
o del settantanove
… per tornare a giocare!
Ma quella dell’una
o millenovecentotrentasei
e ventisette
non ci ha insegnato nulla?
E quella dei mille
… ha riunito l’Italia?
Guerre e discorsi
senza capo né coda;
che abbia ragione il taglio
di pali illuminanti!
Vorrei tanto tuffarmi
dentro gli occhi tuoi verdi,
annegandoci senza
poter più respirare,
sprofondare dal bulbo
sino dentro il tuo cuore,
passar tutta la vita
al ventricolo avvinto,
dal tuo sangue scaldato,
dalle tue pulsazioni
senza sosta cullato,
perso in te totalmente.
Per me posto più bello
da abitare in eterno
non esiste nel mondo
anzi nell’universo
e se l’ultima cosa
che sarà da me vista
prima d’entrar nel cuore
del mio celato amore
saran le iridi verdi
con cui m’hai fascinato
dalla notte dei tempi
senza alcuna fatica
allor sarò sicuro
che l’immago finale
di cui avrò goduto
è certo la più bella:
gli occhi della mia amata,
inconsapevolmente
tanto desiderata,
senza soste sognata,
nell’istante guardata
d’un brillante sorriso
pien di luce e di vita
anche nella stanchezza.
Un sorriso che il tempo
non potrà mai sbiadire
con un fascino immune
alle piccole rughe,
un sorriso esentato
dal degrado del tempo
che risulta clemente
verso la tua bellezza.
Vorrei restarti dentro
quanto meno per sempre,
sempre a tua insaputa
per non darti fastidio
carezzandoti il cuore
per donarti dolcezza,
tutta quella che posso,
di cui sarò capace.
07/07/2023
Ho visto un panorama surreale
scolpito nella roccia in Cappadocia,
parea miele scavato viscerale…
Ho visto l’acqua che in deserto sfocia
nelle arse terre della Palestina
mar Morto pien di sale con ferocia…
Ho visto un parco enorme che declina
in una fenditura assai profonda
col Colorado che ci si trascina…
Ho visto coccolato da quell’onda
la gran barriera tutta di corallo
nell’acqua che non pare sia profonda…
Ho visto una cascata ch’è uno sballo
in mezzo tra Brasile ed Argentina
dov’han girato il teschio di cristallo¹…
Ho visto il monte tra Nepal e Cina
gigante sale sopra gli ottomila
che neanche il Kappadue più s’avvicina²…
Ho visto d’animali tante fila
nella caldera³ dentro il Serengeti
con la natura che selvaggia sfila…
Ho visto anche la luce surreale
che lascia gli occhi pieni di stupore
e vien chiamata aurora borëale…
Ora non vedrò più nulla: son ore
ch’è deceduto il mio televisore!
¹: cascate dell'Iguazú, appaiono in “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo”;
²: con le misurazioni più precise fatte, dopo un sospetto di inferiorità, si è riconfermato che l’Everest è più alto con oltre 230 metri di vantaggio rispetto al K2;
³: Cratere del Ngorongoro.
05/07/2023
la forza di volontà degli anziani ma la rende ancora
più ardente e tenace
se alimentata con amore,
e le rughe di vita
che ne testimoniano la loro
straordinaria resilienza,
trasudano traguardi vissuti
trascritti dagli intervalli
delle mature stagioni
che hanno segnato sulla pelle
le loro memorie più forti
da ricordare per sempre
a chi saprà ascoltare
le loro eterogenee vicissitudini,
linguaggio universale
che sa unire l'età
più saggia e florida
con gli anni maturi
di chi gabbiano in animo
non smette di volare alto
nei suoi dorati anni.
Scintillante armatura di stelle
le tue ali spiegate discendono l’infinito
dove il rancore svanisce
nel perdono dei vinti
la testa del corpo il cui ventre trabocca
di terra dal cui seme arido
è cresciuto il fiore incolore
dell’ignavia
verrà recisa
dalla spada dei giusti.
che non servono le lenzuola
È una notte con le mani al collo
Ormai la notte è viola
Balbettano ieratici in finto bizantino
guardando le stelle nella saggezza dei macachi
In mezzo a troppe ombre che sanno di divino
si muore ancora nella stanza dei veli opachi
Si muore e si nasce pisciando nel battistero
Si muore e si cresce
finché il viola strizza l'occhio al nero
Son bello dentro! Lo posso affermare
senza temere mi possan smentire
perché nessuno lo può percepire
l’orror che interno si può ravvisare.
Metri di lardo stanno a circondare
gli organi rotti che devo gestire,
perciò nessuno lo può recepire
che neppur dentro sarei da guardare!
Le mie sembianze son deformi e spente
ma faccio finta d’aver sole dentro
tanto il mio grasso non è trasparente
e se a dipinger bell’alma concentro
nessuno può controbattere niente
o disperato m’arrabbio e lo sventro!
05/07/2023
con la sua piccola utilitaria,
borsa in spalla verso gli spogliatoi,
accolto da dirigenti come avvoltoi.
Tutti lo guardano con fare sospetto,
decreterà chissà un tiro dal dischetto,
lui saluta ignaro di cosa sia la truffa,
accolto nella sua stanza da odor di muffa.
Controlla le distinte in modo certosino,
assicurandosi della regolarità di ogni cartellino,
fa un giro in campo per verificarne le condizioni,
uno sguardo agli spalti ode le prime imprecazioni.
Lui è abituato a vari insulti,
pratica da tempo la tecnica degli indulti,
sa che è solo folle ignoranza,
di becera gente che si sfoga a oltranza.
Finalmente inizia la partita,
la tribuna di tifosi è gremita,
e arriva puntuale il consueto saluto:
'Arbitro sei proprio un cornuto!'.
Ufficiosamente
da sempre aperte
- per menti chiuse -
strade varie per iscriversi
a goliardici campionati
della vita.
Testimoni sicuri
ne danno conferma.
Ragioni diverse e anatemi
confondono sistemi
profondono fedi di regioni
e loculi
di religioni in reliquia.
Crude diversiadi
nude d’auspici
a nessuno
porteranno benefici
… una vittoria vera.
Ché l’accordo,
l’amare gli altri, non è misura
di facili parole, ma
di religioso silenzio,
predisposizione semplice
all’accoglienza
privata da vizi
dove nessuna doglia
permanga vegeta
a vincere il giorno
il chiaro di Luna
e … nell’oscurità.
Menù: Felicità con contorno di tresche.
Il giorno dopo: primo di angoscia e patè di ansia, perché bisogna disintossicarsi dalla Felicità.
Ed è sempre così in questa mensa puzzolente:
l'importante è assolvere al dovere di mangiare
come, quando e cosa dicono.
Chi mi ha fatto scegliere il mestiere
di osservatore esterno?
avrei potuto ambire a posizioni di rilievo:
come un piccolo mondo verghiano, ubriaco,
sotto un microscopio impertinente.
Sabato sera.
Menù: antipasto di nostalgia di un passato non vissuto,
quattro portate di riscatto
e polpette avvelenate.
Dessert: vuotaggine.
Qualcuno bisbiglia:
lunedì ci chiuderanno a chiave nel mondo
perché abbiamo sgarrato.
Su questa piastra tante colonie:
ognuna isolata,
di cellule geneticamente e pateticamente
identiche, ognuna generata da un'adolescenza.
Datemi un mattatoio di Zola
e vi mostrerò come stanno le cose
con la sola indifferenza.
Sabato sera.
Menù: illusione del controllo
e tartare di prima età adulta.
Non ho fame.
Dell'acqua, grazie.
Stasera in via del tutto eccezionale
non torno a casa con la mia corriera
ma con il cuore in preda alla bufera
in macchina tua siedo e son gioviale;
lo sguardo alla sinistra in diagonale
t’ammiro mentre godo l’atmosfera
pensando che non sei vana chimera,
mi porti a casa per la provinciale.
Parliamo ancora mentre sto al tuo fianco
ci raccontiamo gioie e qualche rogna
ma mentre son rapito ad ascoltarti
sogno senza ritegno d’abbracciarti…
ma mentre il cuore ad occhi aperti sogna
accenni al tuo compagno e mesto sbianco.
01/07/2023






