Sss …
è tornato persistente
l’ottobre che conosco.
S’era perso di vista
all’imbrunire dei tempi
ma siccità, certo
non lo ha incantato.
Prevista acqua sino a sera
un sereno giorno di serenata
quando, tutt’attorno tace
d’assente fragore di tuoni e lampi
nella magia del silenzio,
lui ammalia.
E senza farne malattia
di troppo avverso
d’umido ch’entra nelle ossa
stemperato
traduce il verso della vita
che in ritmo Divino
disseta la terra.
il colore attorno non mi è normale,
il verde acceso del passato agosto,
ad altri colori sembra lasciare il posto.
Mi guardo attorno fiducioso,
cercando un albero più baldanzoso,
i miei occhi vanno invano a scrutare,
prendendo atto che il tempo non si può fermare.
L’albero della sua veste si sta per spogliare,
una nuova chioma si prepara ad ospitare,
la sua linfa darà ancora la vita,
soppiantando quella foglia ormai ingiallita.
Una stagione tira l’altra come in un’altalena,
dove l’uomo spera di non trovare pena,
a breve un soffio di vento anche discreto,
di tutte queste foglie farà un sol tappeto.
Chiacchiero coi riflessi del tuo nome
e lo incido nella pioggia
come luce d’inverno
e lo mescolo alle mie vene
come questo cielo di settembre.
L’anima s’inurba di te
in un confine di malinconie
ed il tuo silenzio sale
per il cuor mio disfatto
come lacrime di vento
fra i borghi solitari.
Echi d’alba e passioni
si regalano ai ricordi
e la vita senza noi
è un battito spento,
un romanzo svestito d’emozioni,
una stella nel fango,
una passeggiata con me stessa
in una confessione d’universo.
Se l’inverno dei pensieri
abitasse nel tempo di una rosa,
l’alba dei nostri nomi lontani
cadrebbe sulla mia bocca,
come un raggio di luna
a cercar la tua anima spoglia.
Per sempre ti regalerei
apostrofi della mia solitudine,
i confini spaiati di una stella,
le maree silenziose del cuor mio
e tu disegnerai per me
solo petali di un cielo eterno,
solo la casa dei nostri baci
sottratti ai capitoli del tempo.
Se l’inverno dei pensieri
abitasse nel tempo di una rosa,
l’alba dei nostri nomi lontani
sarà per sempre fame d’immenso
a saziare il nostro destino.
Mentre fora incombe il mattino
E io beato sul mio lettino
Ai ricordi mi ten saldo la mente
Memorie di cibo e di amici
Che ben mi vonno, che assai mi mancan
Di mari smeraldi che mai mi stancan
Di vivi color e viaggi felici
Il bel Paese, che l'Appennin parte
E la bella terra che 'l monte veglia
Landa pervasa di grande sgomento
E pur m'ammalo al pensier de l'arte
Ciò che potea e non è mi sveglia
E mi sovvien sol furia, e tormento
Voglio ringraziarti, insieme a te finalmente,
rilassato, e completamente ricambiato
appassionatamente, sento di essere governato da te,
merito dell’immensa fiducia e del tuo affetto,
sei un’anima buona, e chi possiede
un cuore fragile, facilmente si lascia contagiare!!
Ti ringrazio, so di non riuscire a starti dietro,
ma non mettere mai nessun freno
al tuo delizioso entusiasmo,
se concedi il lusso di poter entrare ed uscire
dal tuo cuore senza neanche chieder permesso,
tanto amore solletica la fantasia,
ogni mio desiderio è per te,
mi vieni ad aprire alla porta del cuore
perché non vedi l’ora di raggiungermi,
sento tutto il potere sfidarmi
dovrò essere capace di renderti almeno in parte,
l’armonia che porti nella mia vita,
non riuscirò mai a gareggiare con te,
accetto sedere al fianco, dell’ideale compagna di viaggio!!
Angeli di ferro battutti dal vento
all’ingresso di una chiesa
il crepuscolo è un attimo
che cancella per una notte
l’ultimo raggio di conoscenza
ali inossidabili continuano a vegliare
dall’alto del loro volo ammansiti mortali
i loro passi lenti sul sagrato
fendono la sera nella ricerca
di una speranza da abbracciare al risveglio
un’alba si intravede
al lume delle candele
che illuminano icone
adornate di sacro respiro
la notte è già passata
nonostante il buio lì fuori.
lento pede avanzo con te vicino,
sulla tua spalla la dolce mano poso,
accarezzo il tuo collo con far amoroso.
Un passo dopo l'altro ci raccontiamo,
la nostra giornata e ciò che facciamo,
io scopro qualcosa che non so di te,
tu impari qualcosa che non sai di me.
Un semaforo rallenta la nostra andatura,
il mio polso nascosto dalla tua capigliatura,
il tuo sorriso per un attimo scorgo,
diventa verde e non me ne accorgo.
Le strisce ci aspettano per attraversare,
sembran nuvole sulle quali sto per volare,
siam ormai giunti quasi a destinazione,
con te sarò sempre un distratto pedone.
all'alba
e poi rivederlo alla sera
tuffarsi nel mare...
e ringraziare insieme
il cielo,
per offrirci spettacoli
di immensa bellezza.
Sorreggersi a vicenda
e sapere
che se cado sei lì
pronto a sostenermi:
perché se
camminiamo insieme,
anche il percorso
più impervio
sembra più sicuro.
Guardare lontano
e sapere che se
a me sfugge qualcosa
lo afferri tu;
perché insieme
si guarda meglio.
Sulla lunga tastiera della vita,
suoniamo un concerto
a quattro mani
e ogni tasto ha
una nota diversa:
insieme la musica
non è mai uguale.
Insieme seguitiamo
a camminare
e andiamo avanti.
Se non vedi,
io sono i tuoi occhi.
Se non parlo,
sei la mia voce.
Se non sento,
sei la mie orecchie:
perché insieme
si sente il doppio.
Perché insieme
si guarda oltre...
e più avanti...
e più vasta...
ci appare
la grandezza
dell'immensità.
E non importa
quanto andremo lontano,
né quanta strada faremo...
ciò che conta
è camminare in due:
perché insieme
si va più lontano.
Perché in due
si sopporta
meglio il dolore
e le ferite fanno
meno male.
Perché in due
la vita ha più sapore:
perché quando
c'è amore...
non si invecchia mai.
Perché camminare
in due...
è il dono più bello
che la vita possa fare
a chi ha la fortuna
di camminare...insieme.
col bacio più dolce
sui petali di crocus
ai primi raggi di sole,
e tu coglierai con baldanza
l'estratto d'emozione
del cuore accogliendolo
nel buon giorno che svecchia
il fato tra le nostre radici d'amore estasiandoti, annusando l'essenza
del karma che trascrive
nuove formule per noi
sul leggio della vita
nella carezza del vento
sulle spighe di grano
già recise nel celebrare
quel tramonto d'autunno senza fine che verrà,
dove la dolce rugiada
non consuma tempo
nel pianto di quel che sarà,
aeriforme ma consapevole respira il momento
che si interrompe solo
al risveglio della lenta
e lunga accorata cupidigia
accanto al bianco delle pietre dei muretti a secco dei trulli, ove si fanno testimoni origliando nel segreto
di quel che i nostri nembostrati sveleranno coartamente sui petali
del sogno quando
rinnegando nel disgregare completamente un punzone, che effige la speme
mentre fugge sbigottito
dalla sua falce di luna calante per finire poi anche noi
col palmo della pece fine preannunciata con scroscio,
e poi guazzi sul terreno noi disarmi sparsi coi viola petali calpestati dal cruccio
nel dissolverci sfiniti
evaporando con essi,
anche quell'ultima goccia
che bacerai sul ciglio di fiore
che nascerà nella mite aura
come germoglio per vivere
di luce d'anima ubbia,
riluttante nel combattere
l'amor che non si vuole,
ma tutto è disposto a dare
per poter vivere
davvero d'amore,
ma d'amore davvero
si ha solo timore
di sentir decantare il cuore
quel cuore che non crede più,
ma in cibrei parole
d'amore vuol cantar
come sole scottante
a mezzodì d'estate accesa.
Scrivi di me sulla bocca
e poi dove abita il silenzio
telefona ad uno spicciolo di stella
ad incantarmi il cuore
come anima del tuo sguardo,
come indirizzo del tuo battito
e solo allora capiremo
d’esserci regalati l’universo,
magici diari d’eterno,
nel nostro abbraccio più bello.
Ed allora saremo come mare
a carezzare le stagioni,
furti di stupida solitudine,
dolce poesia d’immenso,
tempo che non lacrima sul petto,
noi d’infinito
nell’infinito caos del mondo
taciuto ad un fiore.
Il tempo al meriggio
migliora e calmo
dal lontano remigio
il Nunzio all’ora santa
in prece ora sta.
Del calmo odor dei fiori
inumiditi dalla pioggia
il buon merlo or ora
buon cibo cerca
pei pulcini che chiaman papà.
Il Nunzio che saluta
quello che verrà
prospetta e spera e beato sta.
Ed ora in casa chi studia
ed ora il lento lavorio
ed ora il canto del ciliegio
tutta la natura come muta sta.
Sembra il favor dei destini
che il filosofo saggio dispiega
- il merlo si stacca dai ciclamini
sopra la torre del nunzio va.
Così la canizie di chi sa racconta
il bel posto e la vita del contado
tutto disparato
c’è chi resta c’è poi chi va.
Ed il romito asilo
che antico e un po’ incerto
si va dispiegando certo
per quel che sarà.
L'attesa!
Il mare crogiola nella sua acqua,
onda su onda ad infrangersi su riva.
La nave attende di salpare,
ed il gabbiano di volar oltre le scogliere.
il giorno attende la notte e
la notte il sole ad invigorir la vita.
La vita è attesa, racconto da fotografare,
storia da poter proseguire,
la vita attende di esser vissuta,
fermoposta da consegnare.
Attender qualcuno o qualcosa,
episodi da chiuder ed aprire.
Ed un vuoto da colmare.
Una spiaggia calpestata,
ed un pattino da salvataggio
in attesa di soccorso.
L'attesa non ha finalità di fine
ne logica, ne illogica,
è stasi di vita quotidiana!
E mi avanzi
in questo bacio infinito,
tu che sei diagonale di giugno
e spigolo di mare,
luce d’un granaio di sguardi
e nevicata lunare.
Il tempo trema all’orizzonte
sui miei silenzi di stelle
ed un concerto di battiti
morde la nostalgia del tuo eco
come petali d’un violino
colorati d’inverno:
siamo giorni spenti
sul palcoscenico dei nostri perché.








