(shampoo all'ultimo grido doloroso)
e lo sciabordare del pubblico invisibile
Così scivola appallottandosi
Il ragno ch'è mostruoso
a occhi chiusi
Infingardo mi palpa dove non deve
Per un attimo
Lento Lento Lento
Lisciando la lisca limata dal vento
E poi va: vivo o morto,
nella tenebra
di ciò che ancora non è fogna
E lavo via la pelle con le sue colle:
nel buio di quel buco finiscono le stelle;
ma anche la vergogna
Poi, ad acqua che tace,
finalmente all'armatura d'un giorno nuovo.
Non la mia natura,
solo intorno un altro medioevo
Sguardi di luna fra i capelli,
occhi sciupati dai ricordi,
son vuote e sole le mani
della tenerezza dei nonni
nell’apostrofo malinconico
dei paesaggi della vita.
Il pianto delle loro ombre,
curve come girasoli al tramonto,
si consuma indifferente
nelle nenie dei silenzi
come un’anonima storia
nel triste riflesso dei tempi.
Eppure ogni nonno
è un abbraccio profondo,
l’abbraccio del tuo passato,
l’abbraccio del tuo futuro.
Tu sei venuta al mondo,
perché c’era bisogno d’amore nel mio cuore,
sei passata per prendermi per mano,
e per aiutarmi in tutto quanto,
non mi riesce mai da solo!!
Ora con te non ho altro da fare,
devo soltanto amarti, metto le mani in tasca soddisfatto,
non avrei mai creduto fosse possibile, amarti!
Quanto son diventato pericolosamente sicuro,
sulle tue labbra, tranquillamente felice, commento
alle stelle l’accordo che ci unisce,
ci siamo caricati sulle spalle, tutta la sincerità del mondo,
disposti a spostare mari e monti
per vederla fiorire nel nostro fantastico giardino,
dove quotidianamente passeggiamo,
in armonia ci accompagniamo,
smarriti a respirare le stesse dolcezze
che ci riportano bambini, senza preoccupazioni,
seduti sul gradino del cuore,
all’aria tiepida di fine settembre!!
la giornata mi chiama come è normale,
la mia pancia mattutina è troppo sferica,
devo eliminar qualcosa tramite apertura sfinterica.
In bagno mi reco con passo claudicante,
mi poso sul water abbassando le mutande,
dalla finestra la luce è tenue e fioca,
anche il sole di voglia sembra ne abbia poca.
Sta di fatto che l'alba mi fa compagnia,
con i suoi raggi che crean forte armonia,
riflettono leggeri nella mia vasca,
intanto uno stronzo nel water casca.
Con lo sguardo al cielo in maniera sincera,
per questa nuova giornata faccio preghiera,
ma mentre la mia speme al ciel è arrivata,
mi accorgo che la carta igienica è terminata.
Circumnavigo i ricordi
in questo riassunto d’orizzonti
a scrivere nei miei occhi
come su alfabeti di papaveri
i riflessi della sera,
e tu, ruba pure le clessidre del mio tempo,
scambia i colori della tua vita
con l’uragano dei miei sogni,
corteggia il romanzo dei respiri miei,
stanca pure il petto delle mie lune,
brucia i miei vuoti pensieri
come il confine infinito
dei tuoi baci senza discorsi.
Circumnavigo l’eterno
ed esplodi nel mio cuore.
Candor sopraffino: siete beata!
Salutate per noi il vostro figlio
Vergine dal popol tanto amata!
benedite la nostra patria! Giglio.
Il nunzio ama prega e spera in voi
non in altra creatura ed ei vola.
I pastori alla fonte benedetta, i buoi
che si nutrono dell’acqua che cola.
Siete voi “Fonte santa del popolo”
e noi assetati di tanto amore
combattiamo con voi come codolo
ed è quella santa corda il rosario
che il ciel ci dona come favore
che il nunzio ci fa suo salario.
Intaglio lacrime di stelle
e l’orizzonte si divide
come battito d’anima
su sguardi e meridiani,
su apostrofi distanti.
Fra i petali del tempo
coccolerò consonanti d’inverno,
spiccioli d’infinito perduti,
e tu, silenzio d’amore,
come luna di piombo,
agita il plettro della mia vita,
sono ancora pioggia
caduta sul tuo dolce volto.
ci si avvicina piano in pompa magna,
dall'oscurità si viene d'improvviso avvolti,
gli occhiali da sole vengono tolti.
Tutto intorno regna un buio tetro,
nulla si scorge dal mio vetro,
eppure le luci sono accese,
ma solo di fronte son ben spese.
Il giorno con la notte si confonde,
le forme sembran più rotonde,
strano diventa anche il rumore,
diversamente rimbomba il motore.
Ad un tratto una fioca luce,
la pupilla alla dilatazione induce,
l'eclissi è finalmente terminata,
il sole torna a riempir la giornata.
Chi ci ama, con baldanza entra nel cuore,
vuole sfogliare nella nostra vita
non vuole sia avvolta dall’indifferenza, la sua presenza,
ininterrottamente si appollaia sul cuore,
conquista mandandoci raggi di sole
quelli più caldi per annunziarci il ritorno del bel tempo!!
Misteriosamente con aria distratta,
farcisce i sogni, tanto sarà lei ad occuparsene,
rinnoverà l’atmosfera di un dolce rinnovamento,
soffiando all’interno di ogni risveglio,
clamorosa ospite tutto controlla
finchè non riesce a far scoppiare dal ridere di felicità,
approfittando di ogni attimo di distrazione,
quando in frammenti di confusione,
riesce ad entrare nei nostri pensieri impossibili per noi,
ma mai per lei!!
un peso insostenibile mi travolge
l'agonizzante attesa di quello che sarà
Anche le fredde valli d'inverno
sperano nel sole di primavera
I campi addormentati
nelle dolci lacrime celesti
Fa di me un albero di pesco
così che possa fiorire al suo tempo
Fa di me un placido ruscello
così che possa scorrere al suo mare
Finché inverno tornerà
Nei tuoi baci l’universo
ed una cometa di sguardi
a declinarci l’anima
come equinozi di giglio
caduti dalle tasche della luna.
E tu che t’apostrofi sul petto
come pinacoteca dei silenzi,
disegna il romanzo crepuscolare
del bozzolo dei nostri abbracci,
trema sui capoversi del mio cuore
come pianto di una nuova stagione.
L’amore sfiora il naufragio dei ricordi,
inclina confessioni d’immenso,
rammenda i sipari del nostro tempo
ed io resto qui ad aspettar
nei tuoi baci l’universo intero.
negli agosti di rabbia arroventati,
d’autunno, al pianto delle foglie,
in tante scoraggianti primavere,
ho provato a sognar serenità.
La voglia dei miracoli svaniva
e davo colpa al solito destino.
Un saggio incontrato nella vita
mi consigliò di non pensare al fato
e di guardare attentamente il tempo
da non confonder coi malanni dentro.
Così, nell’accader delle stagioni,
mi incantò il tepore d’un camino,
non mi bruciai al sol sulla scogliera,
apprezzai un’edera ribelle
e l’ombra donata dal mandorlo in fiore.
Assorbendo bellezza allor m’accorsi
del valido ripristino del cuore.
Emigrai nel sito delle smanie
per osare di più immerso nei sogni
alla ricerca del gusto della felicità.
*
Stesura 05/08/2022
Poesia vincitrice del Contest Poetico Online POESIA FILOSOFICA, Sezione Freud, organizzato dal Gruppo Riflessi di Poesia (2022) ispirata al tema: “Forse c’è qualcosa di peggio dei sogni svaniti: perdere la voglia di sognare ancora.” (S. Freud)
Sei la persona che più ho amato
ed ora non ti vedo più
nel mio quotidiano.
C’era qualcosa di così bello
quando mi parlavi piano,
quando salutavi con la mano
quando mi amavi ...e basta.
Ma anche ora
non sono morte queste cose
vivono ancora in me
quando guardo il tuo ritratto
è come se mi prendessi per mano
a salutar con me l’Ave del ciel
il tenero battere d’ali
della farfalla, il cielo quello
per cui hai voluto salvarmi
traendomi fuori dal vuoto
e dall’infelicità -
mia amata, mia gioia.
L’orchestra del silenzio
bussa al pianto dell’inverno,
dicembre matura divisioni
sfocate di malinconia
ed un costato di quiete
si sbriciola nei miei occhi
come bozzoli d’aurora
firmati da un romanzo di neve.
L’orizzonte è una lettera muta,
un battito di luce fioca
scolpito come strascico d’io
in quest’anima di cristallo.





