ma ci credi?
Guardo e immagino il mio viso che ti guarda e ti domanda,
non lo so che sguardo ho,
non posso immaginare cosa puo provocare il mio osservarti, dopo la domanda.
Eppure ti osservo, ascolto, non ti parlo,
poi d'un tratto tu mi chiedi,
e vuoi risposte,
non ne ho,
sono affollato e popolato di domande
temo le tue risposte.
Ricordo… mio padre,
quando io ancora piccolo,
sedevo sulle sue gambe…
e il volante della sua bella auto mi concedeva.
Percorrevo le vecchie strade… felice ed attento
con la sua mano sicura pronto a correggermi.
Ricordo ancora la sua voce pacata per non distrarmi
”vai…vai così… bravo…
guarda lo specchietto e vedi chi c’è”.
Io , vedevo solo la strada che correva dietro
e non capivo.
Ancora oggi... guardo quello specchietto,
ma vedo solo un strada in fuga
che porta via i sogni che un tempo mi resero felice.
È scintillar degli occhi
la mia miglior risposta
alla domanda che mi pongo
quando calma, arriva l’alba
e prende a pedate la notte.
I forti battiti del cuore
son coriandoli di dolci suoni,
dei sette colori della vita tutta
e di profumi anche primordiali
mentre va via l’ultima onda
ancor di luce non siglata.
Andrà a confondersi lontano,
forse nel più perfetto centro
di questo mare che come me
vuole ora soltanto respirare.
per questo
vibrante sentimento
vaga l'anima mia
come barca
in balia di un
mare in tempesta.
Tra onde di
passione e dolore
trattiene in sé
respiri bramosi,
battiti tumultuosi,
ricordi di giorni appassionati.
Abbandonata
ad un destino offuscato
si lascia cadere
tra pensieri che
ululano al vento
l'impetuoso desiderio
di ritornar a quella magia
che le fece viver
l'euforia d'Amore.
nell'aria come un profumo di pesche,
il suo mento perpendicolare allo strumento,
i suoi piedi non toccano ancora il pavimento.
I primi tasti comincia a pigiare,
la melodia nella casa inizia a riecheggiare,
fa attenzione alla diteggiatura,
come chi mescola una tintura.
Il suo occhio viaggia veloce,
solfeggiando fa il segno della croce,
d'improvviso una nota stonata,
la sua faccia non appare più immacolata.
Le sue ciglia si fanno tenebrose,
meno eleganti son ora le sue pose,
torna indietro e ripete ancora,
è passata quasi un'ora.
Finalmente tutto fila,
di imprecazione centomila,
ora si alza allegra e soddisfatta,
sapendo di non aver fatto malefatta.
Va via e non mi lascia neanche un dito,
e io rimango solo con il suo spartito!
non è ancora la mia ora!
Lasciami qui a spiare
danze di conchiglie sulla riva del mare
Lasciami qui a sentire
musica di vento che fa rabbrividire
Lasciami qui ancora un po'
per tirar fuori tutto ciò che ho
fantasia umorismo e amore
lasciami qui per lenire qualche dolore!
Lasciami qui sotto un cielo di velluto nero
a vagar tra le stelle col pensiero
a parlare con la luna solitaria
lasciami qui a costruir castelli in aria!
Tempo ne avrò per pianger di dolore
tempo ne avrò per riempire le mie ore
ma tu stammi lontano
non cercare la mia mano
cambierò la mia vita
cambierò la mia sorte
ma tu vattene via... perfida morte!
Mentre le tue si schiudono
inizio a mordermi le labbra
che devono accontentarsi
ancora, solo delle parole.
Se mi farai posto tra le tue
labbra… ma tu sei la donna
della notte accanto, la notte
insieme alla tua pelle invece
io me le sento addosso.
“Una persona non muore subito per noi, ma resta immersa in una specie di aura di vita che non ha nulla di una reale immortalità, ma che fa sì che essa continui a occupare i nostri pensieri proprio come quando era viva. È come in viaggio.”
(Marcel Proust)
Quando l’uovo si schiuse
mi trovavo con le braccia aperte,
in movimento, in allerta, qua e là.
Come una traccia di memoria.
Quando la voragine
mi inghiottì,
fu
oscurità
senza forma.
L’inevitabile attendeva.
Conteneva l’amore
e la speranza.
La bellezza.
Era quella
la grande
opera,
il nulla
latente,
la madre terra
che contiene in sé
tutti i semi delle
creature
future.
L’essere
e il divenire,
la distorsione
e il cambiamento.
Siamo stati un intervallo
che è svanito troppo rapidamente,
un’illusione, l’allerta che incombe.
La dilatazione di un sogno vero
che non è destinato a durare.
E poi il rimedio definitivo,
la decomposizione
che attende
l’uomo.
“Tutte le cose più grandi che conosciamo ci sono venute dai nevrotici. Sono loro e solo loro che hanno fondato religioni e hanno creato magnifiche opere d'arte. Mai il mondo sarà conscio di quanto deve loro, e nemmeno di quanto essi abbiano sofferto per poter elargire i loro doni.”
(Marcel Proust)
non sono giostre ma l'animo comunque scuote,
profumo in aria di candeggina,
gente spinta in carrozzina.
Sono un numero su una sedia,
insieme a gente alta , bassa e media,
via vai continuo di camici bianchi,
tutti mai domi ma dagli occhi stanchi.
Alcuni camici sono ben stirati,
altri molto stropicciati,
ma è dalla scarpa lucente,
che riconosci il dirigente.
Un suono con un numero richiama l'attenzione,
tutti gli occhi della sala al tabellone,
ecco il mio numero , il ventisette,
vado in ambulatorio con le mie cartellette.
L'ago è già affilato e pronto,
del mio stato d'animo non tiene conto,
ecco riempite un paio di fiale,
su di esse il mio codice fiscale.
Esco con un cerotto a ridosso dell'avambraccio,
che dolore, come faccio!
Aspetteremo fiduciosi i risultati,
sperando che i valori non siano sfasati.
dall'animo dolce e gentile
a racchiudere l'essenza vitale
del tuo essere donna lunare.
Quel tuo sorriso che stende
paure iniettate, in un tempo
che scorre, impavido.
Il cemento che si presta...
ostacola il mio mirarti all'orizzonte;
lasciati guardare ancora
oltre le distanze di un tempo
che coglie lineamenti vitali.
Tu così bambina nella tua ingenuità
ma, matura della tua storia.
I segni del tuo dolore in volto,
indosseranno colori sgargianti
manifesta di nuova vita,
quella che ti attende.
dove un bimbo
ci ha lasciato anche il cuore
com'era bello respirare
quell'aria nitida che sapeva di mare
Quella collina dipinta e adornata
da un vecchio castello
più antico del tempo
e le vaste radure di araci e uliveti
fanno un contorno al vecchio paese.
Squillace antico ti porto nel cuore
e a volte rimango senza parole
come quel giorno che ti ho lasciato
e il mare su un treno sembrava lontano
mi manca tanto quella terra
fatta solo di creta
ma che inventa magiche costruzioni
e le stradine ripide e strette
dove un bambino oramai fatto uomo
ci gioca sempre spensierato e felice.













