Ti voglio chiedere scusa
per non aver capito
quanto mi volevi bene,
convincendomi che non sei solo
una stella, ma la notte sul
cui mantello le stelle le tiene
insieme.
Voglio chiederti scusa
per essermi sentito come
lo scolaro dell’ultima fila.
E tu la compagna
del primo banco dall’anima
comunque complicata
che non chiede e si defila.
Forse mi inviterai solo a restare,
perché sei la mano che asciuga
questi occhi turgidi di pianto.
Sarò allo scrittoio, consapevole
del dono che ogni giorno
avevo nel ritrovarti accanto.
sfavillavano vetrine,
addobbate a tema
primavera,
una gara a quale
fosse la più bella.
Dopo visite di chiese,
si andava per negozi,
quasi tutti a braccetto,
felici.
Ora saracinesche chiuse,
forse per sempre
per tanti,
strade deserte,
solo chi crede
fermamente
in qualcosa,
sorride ancora...
Ad effusioni lievi esprimi il tuo volere,
ad alte cime come aquila reale.
Dimmi tu, che cuor addolcisci,
e di buoni propositi la vita investi,
e di lucide espressioni,
cordialmente ne fai amore.
Dimmi cordialità? Verrai a donar fervore e delicatezza,
ad annacquar ogni gentil anima con prodezza,
con spontanea raffinatezza ed umile pacatezza?
Dimmi Cordialità, eletta educazione ed intesa riverenza,
verrai con umiltà ad inchinarti a festa,
a chi cordialmente la man porge? Dimmi!
nel battito della notte...
i giorni scorrono veloci
trasportati
dai tuoi occhi bagnati.
E' passata una vita intera
e
solo ieri
era apparso
il nostro primo
sorriso.
Mi sono fermata un istante
e
le tue mani
stanche
parlano da sole...
accarezzano
il futuro
che ci avvolge
nel suo mantello
trasparente.
Perché vogliamo solo parlare?
Dove si è perso saper ascoltare
l’astro che ci accomunava?
Provenienza e destinazione paradiso.
Spedita l’andata, al ritorno gradita
costretto o meno, a fermate intermedie.
Littorina o maglev, aereo o astronave
il passo certo, non può essere breve
con un biglietto svincolato dal prezzo
solo pretesa nel risultato d’ascolto
assorto, del proprio cuore il peso.
Perché vogliamo spezzare l’abbraccio
il prevaricare compiacendo? Speranza dei primi
l’agiato secondo viaggio?
E persistenza resta rapita in giochi d’apparenza
prestigio che non paga, nemmeno quel senso
che ormai si è perso, smarrito nell’acquitrino
di un insano egoismo umano.
Non ci si accorge nel sopravvento della parola
ma restano i fatti … e parlano chiaro.
adagiata su quella sedia di vimini;
colgo ancora il tuo profumo.
Ho sbagliato, sarei
voluto rimanere al tuo fianco
fin quando c'era concesso l’amore.
Non ho saputo dartene altrettanto.
Dolce fiore di zagara frizzante
e pieno di vita,
nella tua tenera età
mi hai fatto dono
di una piccola vita.
Assalto di gioia improvvisa,
non ero preparato a tanto amore.
Io bambino viziato, amavo giocare
e ho giocato anche con te,
sono stato troppo leggero.
Vi ho gettate senza ritegno,
voi anime pure, in pasto al mio errore.
Non vi ho protette!
Ti sei trasformata
mentre tutto stava finendo.
Chiudo gli occhi e ripenso;
le grida, tra le nostre quattro mura
composte di parole dure
mai udite prima da quella bocca
che dettava solo amore.
Ormai stanca del tuo...
del nostro castello di sabbia
che, ho fatto crollare.
Un giorno hai smesso di urlare,
te ne sei andata.
In quel momento ho visto volare
su tasti di pianoforte
la melodia interrotta
del nostro amore.
Vigliacco son io.
Quand’è sera
a mani disgiunte
tra Gioie d’occasione
rendo grazie a quel Dino
e alla Rina per un
altro giorno d’ispirazione.
Non avrò parola se non
da dita fredde, giace
in scomoda prona
sibilla Andando e stando.
Amo dunque sono,
e suona la campana.
come miele d'acacia
dalla bocca al cuore.
Amore mio
dolcezza d'altri tempi,
sei brivido che esplode;
ti sento dentro
ai limiti dei sensi.
Mi cibo avidamente
dei tuoi pensieri,
talvolta audaci,
appartenenti all'uomo che eri
pronto a saziare la mia anima.
Estasiata ti contemplo
come fiammella di lanterna
d'antica locanda;
divampi, ardendo infinitamente
nel mio più grande volere.
Ti appartengo.
che non ha tomba
né litania
Cammina
nell'anima
nel ringhiar
del dolore
Va e cerca poesia
Che come
religione
senza Dio
Strappa
da dentro
la gabbia
dell'io
Va' e cerca
il mugghiare
del mare
la belva feroce
di quegli uomini
appesi alla croce
Cerca poesia
nella strada
solitaria
Fa del verso
la tua meta
e la tua aria
in completo rosso è l'autista di BARTOLINI,
di ZALANDO è arrivato un nuovo pacco,
sarà mia moglie e la sua solita scarpa col tacco.
Non voglio assistere alla sua apertura,
la reazione della mia metà mi fa sempre un po' paura,
allora decido di andare a fare due commesse,
intanto mi arriva un sms di GLS.
Saluto il custode del condominio ormai impazzito,
invia agli inquilini le foto dei pacchi con un solo dito,
c'è anche un signore vicino al cancello , cosa fa?
Mi accorgo che è l'autista blucerchiato della SDA.
Sul prato un ciclista con un cubo sulle spalle,
sembra volare insieme alle spaventate farfalle,
sulla strada un uomo che un po' stanco guida così così,
dalla divisa sembra lavori per TNT.
Sono al semaforo, mi distraggo guardando le stelle,
con il rosso è fermo un furgone canarino di DHL.
Vedo un altro mezzo dai funebri colori che fa commesse,
c'è da stare tranquilli è solo l'autista di UPS.
La bottega dove volevo andare è stranamente chiusa,
vittima purtroppo di un tipo di acquisto che più non si usa.
Ritorno a casa, c'è mia moglie con il pacco proteso,
che un po' delusa mi invita a prenotare il reso.
Le scarpe ovviamente non erano di suo gradimento,
torneranno indietro senza troppo pentimento,
domani un'altra scelta ella potrà fare,
prima o poi qualcosa bene le dovrà pur calzare.
Intanto i corrieri si muovono come le formiche,
per soddisfare chi butta i soldi alle ortiche.
Con un click ormai si solleva il mondo tra le vie,
se ci fosse Archimede dovrebbe riformular le sue teorie.
senza pioggia però...
Quanto durerà?
Oltre la primavera
errano pensieri,
tra aspre realtà.
Il rosa ed il giallo
della natura
cozzano con il
profondo grigio
di anime spente,
tra nero e rosso
di rabbia a
sprazzi.
Primavera
ridacci il
tuo incanto...
Oh Sicilia
come posso scordarti
scordare i tuoi cieli
e i tramonti
quando il sole
prima di tuffarsi nella notte
indora il tuo mare.
E come posso scordare
Segesta e Selinunte
dove ancora vive
antica la storia
e Piazza Armerina
lo stupore dei suoi mosaici
ricamati dalle mani
di chi ha inventato la bellezza.
E del maestoso Etna
così amato e temuto
che illumina la notte
sputando in cielo
la sua anima di fuoco
come mi posso scordare.
E dei tuoi dolci e della cucina
e dei vini raffinati
benedetti dal Dio Bacco
che a Marsala si è ubriacato.
E come posso scordare
l’amicizia vera
della gente siciliana
la sua ospitalità
che fa tua la loro casa.
No non si può scordare
ciò che si ama e fa pulsare
e quello scampolo di cuore
che della tua terra vive e respira.







