conquista le stelle
scivolate nel ghiaccio,
come le sirene,
bellissime amaliatrici
che spingono la ragione
oltre il suono impetuoso.
Annaspa la mente
cercando di svincolarsi
da artilli dorati
che carezzano seta.
Il viaggio non è concluso
ma prende appena forma,
nel senso della vita
che risposte ancora cerca.
Ci pensa un sospiro
di puro godimento,
un inno all'amore
che srotola sogni
racchiusi in un pugno.
Quanto marginale è
la mia conoscenza. Eppure,
dentro v’è un grido incontenibile
un parlottare continuo
che fermare non posso,
un fuoco che vuole esplodere.
Gonfio è l’urlo,
di emozioni vogliose di
liberarsi alla luce
senza ricami, senza onori.
Quanto poco il mio sapere
che quasi arrossisce quando,
e perché, racconta di un’anima
al cuore, con umile parola.
con le sue gocce
che scendono dal cielo
nutre suoli celati
tra i rami di un fiume
sorgono
vellutate narici
strette si tingono
di rosa ed incomprese
respirano il passo
di ogni persona
splendore melodico
incornicia panorami
celesti ove le fantasie
ballano armonicamente
dolcissime sono e rallegrano
tristi momenti
che li guardano dimostrando
di essergli grati
per la loro presenza umana
e duratura. Sconvolte si inchinano
di fronte a sè, rattristandosi
quanto amore discreto danno
senza togliere il respiro
invadenti no, ma amandole
capendo, quanto stanno soffrendo
povere anime stanche
delle stesse monotonie
Viso contro viso a sfiorare il tuo,
liscio, rasato, sempre.
E il tuo profumo di buono,
di cose lontane come cassetti
odorosi di linde lenzuola.
Il guerriero caparbio,
l’indomito orgoglioso...
Ma io l’ho toccata, l’ho stretta
cullata ed amata, la tua fragilità.
Somigliava alla mia che
si prende a schiaffi e si veste
di sicurezza apparente.
Sensibile guerriero, docile felino
Ed ora, che il ricordo ogni volta
si fa odoroso di te, manchi da morire.
Sapevi di buono, si, e di buono
vivo quando penso di te…
volano come aquile nel deserto della vita
sospesa ti guardo
Vorrei che fossi qui, vedendo fiorire
petali in fiore e splendidi arcobaleni
camminando dove desideravi
lontano dall'inquietudine di un tempo
svanito. Eri una farfalla infreddolita
Contemplavi venti. Le chiedevi
di aiutarti, proteggendoti da quei fastidi
che interrompevano il tuo sonno
deluso da quel viaggio di sola andata
arrivato al capolinea. Fermata lì
hai letto albe, con responsi vaghi
Rebus, si erano presentati
incastrati bene alle pareti
contorte tanto, rimedi veri
non ce n'erano, solamente attese
Le volte che mi passi le dita
sulla fronte sono fulgide onde
le mie rughe estrose sommerse
come orme, nella battigia
vaghe. Le volte che mi passi le dita
io cieco ti naufrago accanto
e così fluttuando in un abisso
(lieve, raffinatissimo ossequio)
di lenzuola intessute
di promesse.
circondato da un paio di sponde,
una culla sembrava avessero formato,
non mi illusi che bambino sarei tornato.
Su di me un orologio dalla duplice lancetta,
un paio d'ore erano passate in fretta,
bip uditi a ripetizione,
medici che corrono con apprensione.
Ogni tanto sento qualcosa gonfiare,
è un congegno che la mia pressione vuol misurare,
d'improvviso una scia di vento,
è qualcuno che passa molto veloce e poco contento.
Sono immobile, fisso, inerte,
solo le palpebre prima chiuse e poi aperte,
intanto arriva una signorina che dal sudore gronda,
abbassa la sponda e toglie qualche sonda.
Le sussurrai: " Vero che non morirò?"
Rispose: " Non fino a quando di turno io sarò".
Pensai che fosse più portata a far punture,
molto male le riuscivano le freddure.
Ma lei si allontanò veloce,
richiamata da una dolente voce,
intanto arrivò un uomo che con mestiere,
mi prese e mi portò via come fa un corriere.
Corridoi lunghi e curvi dagli angoli smussati,
segno che altri letti li avevano urtati,
ad un tratto anche il mio letto sentii strisciare,
contestualmente timide scuse udii sussurrare.
Quella scossa in quel preciso momento,
certo non mi fece molto contento.
Ma penso che seppur avesse recepito il mio lamento,
non avrebbe cambiato il suo incerto andamento.
Lungo il tragitto gente dallo sguardo prono,
mi guarda come se fossi il Santo Patrono,
finalmente intravedo la mia sospirata stanza,
e il corriere mi lascia lì portando via con se la sua tracotanza.
Auguri
a tutti i papà.
Auguri a chi lo è,
a chi lo sarà
e a chi lo è stato
e continua
ad esserlo.
Auguri
a chi come un’ombra
segue i suoi figli
senza lasciarli mai.
Auguri ai papà
che si fondono ai figli
e diventano con loro
una sola anima.
potesse
indossare
un abito,
indosserebbe
l'unico
elegante
abito
che il mondo
possiede,
la tua anima
e io
ti indosso
con onore e rispetto
perché tu sei
la mia esistenzialità.
Se la poesia
potesse vedere
con i miei
occhi
l'immensità
del tuo amore,
dotta maestra
diverrebbe
per gli occhi
di chi l’amore
pensa
di conoscerne
l’essenza.
Bizzarrie
di fatto tremende.
Avrei potuto
essere un gabbiano libero
re nella foresta
un giorno da leoni
gradasso da paura
un dittatore.
Forzuto
come una formica. Atomica.
Tessere trame
e intrappolar nelle mie tele.
Supereroe.
Carrasca di lecina
platano picchiatore
castagno della nave.
Caspio …
il nilo.
Everest. Eternit.
Acciaio di ultima generazione
un computer.
Acqua, aria, vento.
Terra semplice.
Polvere.
Avrei potuto …
Ma appena affacciato
le trame del fato mi hanno squadrato
e lui si è fermato
prima di quel mio poter essere di più.
E mi ha fatto solo uomo
di pregi e difetti munito.
Non un beone
gradatamente grasso
e nemmeno troppo didattico.
Ma meno male che Dio esiste
… non mi sarebbe piaciuto
un mondo di soli aironi rosa
e nessun fenicottero.
Schizzichea, niro s’è fatto ‘o cielo
e ‘sta campana, ca luntano sona
‘o core mje fa scuro. ‘A vita
è ‘o tiempo e ‘na stagiòna,
passa ambressa. E’ sciore
ca schioppa a primmavera
è ll’estate quanno tjen’
‘e man' chjene ‘e giuventù. Po'
accummincia a chiovere e
mesta se fa ll’aria e ll’anima toja.
E, se saje ca vierno tuoje
s’avvicina, ‘nu penziero scuro
sfarfallea pe’ dinto ‘a capa.
Ma songo sulo nuvole,
‘ncoppo a ‘stu cielo.
Schizzichea ancora,
ma je saccio ca tra poco
accumminciarà
a chiovere a zeffunno
int’all’anima mja…
Pioviggina, nero è il cielo
e questa campana cupa
che suona lontano
mi fa triste il cuore.
La vita è una stagione, passa
troppo presto. E’ fiore
che sboccia a primavera
è estate quando le mani hai
piene di gioventù.
Poi, comincia a piovere e
mesta si fa l’aria e l’anima
e, se sai che anche
il tuo inverno s’avvicina
un pensiero triste comincia
a farsi strada. Ma, sono solo
nuvole, ora, in questo cielo.
Pioviggina, ma io so che
tra un po’, pioverà
a scroscio, nell’anima mia.
nel cuore della notte,
respiri affannati mi accompagnano
nei sogni notturni
risvegliarmi in ciò che realmente
non voglio neanche sognare...
e vivere in una nuvola carbonizzata
dai nostri oscuri segreti
tenuti nel nostro più lontano cuore
che abbiamo dentro di noi
sapessi la mano realmente
prendere un'altra mano
senza la paura...
la paura che oramai è per sempre
Poesia dedicata al giorno della memoria 18 marzo







