come l'onda allo scoglio
la parola sul foglio
come la vita che scorre
parallela al ricordo,
e non ci sarebbe giorno
se non ti avessi attorno
iniziando dal primo buongiorno
che mette d'accordo il mio animo
con tutto ciò che mi fa da contorno.
Ed io t'appartengo
come il canto del cigno
al poeta il sogno
i ritratti di un disegno
un miracolo che lascia il segno,
come un sogno al risveglio
di due perduti amanti
avvinghiati nel letto...
Come il tuo perdono
ad ogni mio fatidico difetto.
Dov’è che siete andati
Il nostro
solito punto d'incontro
a tarda sera,
quel vicolo stretto
nascosto sotto balconi
di stile barocco.
Nessun occhio indiscreto
ci poteva vedere.
Ci trovavamo
come ladri
del nostro sentimento,
a rubare con forza
baci d'amore
che si coloravano di rossetto.
Le dita sui corpi
cominciavano a danzare
stropicciando
abiti di seta,
non bastava...
ma il tempo correva.
Mi sentivo viva
con te e tu con me.
Non ci restava altro da fare
che sperare, o una spinta
al destino dare.
Come antico e ritrovato canto
fa’ in maniera, del destino essenza,
che io mi possa raccontare al mondo
su promettente nota a me concessa.
*
Nessun frastuono tu vorrai attorno,
d’orpelli e luci radierai le ombre,
soltanto un certo azzurro innesterai
tra le stagioni con me protagonista.
*
Al limite dell’assegnato cosmo,
il mare metterai a far da guardia,
di cuori innamorati una sequenza,
dei sogni l’eco a prova di bomba.
*
Mi rubi un sorriso e m’imbevi
ogni volta, di lucenti atmosfere.
E’ cosi che, poi, t’agghindi
e m’accogli
tra due righe di parole.
E’ cosi che,poi, ti spogli
vieni fuori dai miei veli.
E mi prendi,
in cuor t’accoccoli,
tra versi di baci,
in un’alba furente
nel silente tramonto
o sul mare
di spuma ed onde.
Fai l’amore ovunque vuoi
sei canto mio
ad anima aperta
accendi il fuoco
del mio tepore.
Tu mi turbi, tu mi rubi,
mi fai bella e m’innamori.
Sei amore tra gli amori
e sei tu, solo tu, o
mia poesia!...
in effetti non hanno tutti i torti,
vi riposano tante e tante persone,
che vi han preso posto in ogni stagione.
Ti accorgi subito di essere nei suoi pressi,
se vedi la tua ombra mescolata a quella dei cipressi,
all'ingresso flaconi di svariate candeggine,
di litri di acqua ne trasportano a dozzine.
Dentro cappelle di ogni forma e dimensione,
in cui l'estro dei parenti trova la sua espressione,
marmi di ogni colore e fattura,
con in comune solo la temperatura.
Sulle varie lapidi date di nascita e di morte,
numeri che sembrano quasi estratti a sorte,
la foto più bella messa in primo piano,
di colui che è proprio lì ad un palmo di mano.
Si odono poche e meste voci,
unitamente a passi pesanti e veloci,
vasi di vetro con cui il tempo puoi contare,
scandito dai bianchi anelli di calcare.
Dentro fiori nuovi , vecchi e finti,
si intravede una vedova dai capelli tinti,
in una celeste corrispondenza di sensi giunge le amorose mani,
facendo rievocare nei passanti dei più famosi versi foscoliani.
Faccio visita ad amici parenti e conoscenti,
anche se alle lancette occorre stare attenti,
conosco il custode ed è una persona cordiale,
ma nel chiudere i cancelli è assai puntuale.
Per i cari defunti allora una breve preghiera,
ormai vicina è già la sera,
tra l'altro qui non prende il cellulare,
e vorrei evitare di scavalcare.
Mi avvicino all'uscita con passo veloce,
lì vicino è issata una grande croce,
la guardo, la solfeggio, le dedico un inchino,
e uscendo affido a lei il mio destino.
ripercorri vibrazioni immerse
ed è poesia, un passato
che distingui appena
in cerca di ricordi piacevoli
abbracciati dal cuore
da un misto di sapere
vacante connesso
ad una suoneria
forzata. Indesiderata
la apri, vedi se qualcosa c'è
a darti armonia oltre ai sogni
scoprendo che sono gli unici
ti danno tutto, non manca niente
Dopo, un respiro lento senti
e per un istante, dimentichi
chi sei, qual è la vita
cercata, fra righe armoniose
narrate, nei sentimenti, condivisi
di primavera, dice
una canzone,
margherite fresche
bisticciano
con fiocchi di neve
tardivi.
La natura è confusa
come noi,
mischia
caldo e freddo,
su alberi in fiore
si appoggia una
patina di gelo,
mentre il sole
litiga con nuvole,
margherite
osservano...
Respiravamo
il profumo
dei boschi.
Ci dissetavamo
al primo
ruscello.
Mangiavamo
i frutti
dall’albero.
Dov’è
la purezza
originaria
della natura?
Meditiamo...
Non restiamo indifferenti.
Ognuno
di noi può
e deve fare
qualcosa...
Forza!!!
“Se potessi darti una cosa nella vita, mi piacerebbe darti la capacità di vedere te stesso attraverso i miei occhi. Solo allora ti renderesti conto di quanto sei speciale per me.”
(Frida Kahlo)
Tra dolore e ricordo
viviamo nell’immobilità,
come la testa del chiodo
quando dorme prigioniera
della pasta del legno,
come la spirale
di una vite
che si insinua
nei meccanismi
dell’evoluzione
e poi col tempo
inevitabilmente
arrugginisce.
L’eternità siamo noi,
bellezza che sfiorisce,
uno stato d’animo
mutevole,
transitorio,
l’alito di vento
che soffia incerto
su queste colline.
Un giorno
per
muovere
le nostre code,
quello dopo per seccare
(quasi un monito)
le nostre
lacrime
.
“Alla fine siamo capaci di sopportare molto più di quanto pensiamo.”
(Frida Kahlo)
A volte capita che mi dimentico
ma non ti dimentico.
Ho trovato il tempo
ed eccomi qui solo a pensarti
e a pensarti da solo.
Ai tuoi tempi si costruivano ponti
adesso, il mondo crolla.
Avrei giusto un centinaio di cose
da dirti, ma forse le sai già.
E mi aggrappo all’amore
che mi hai insegnato
in un giorno qualunque.
per la via dell'anima
inciampando
tra una folla di pensieri,
alla ricerca
della consapevolezza
di me stessa.
Sono fortunata,
in parte l'ho già trovata
reduce da cadute
che mi hanno insegnato
a guardare
in modo diverso, là...
dove gli altri
mettono paletti
di limiti all'orizzonte.
Io continuo affascinata
dal mio cammino,
mi rialzo
e percorro il sentiero
di questa mia anima scossa.
Ho capito
cos’è fondamentale:
“Crescere” …
mettendo in discussione
continuamente me stessa,
nella consapevolezza
che nulla vale la pena
vivere, se non l'amore.
Quasi ogni domenica
sera prima della fine
del weekend tolgo
e aggiungo alla lista
quelle cose da fare
prima di dover morire.
A un certo punto
erano settantacinque
fino a restarne diciannove,
e ammesso che io sappia
ancora far di conto, dopo
la spunta questo fine
settimana rimani solo tu.
Tu di cui non so neppure
pronunciare il nome…
il vento tra la meliga nella
luce autunnale porterebbe
i fiori gialli fin sulla costa
dove le stelle marine
chiacchierone lo direbbero
al cembro che a sera ti parla
dalla finestra del giardino.
La sola cosa che mi manca
è fare l’amore con te ogni
volta prima di sognare,
con le tue mani sul mio
petto a mescolar emozioni.










