ai quali esso tendeva le onde
e il senso di quiete dell’amicizia?
Quel pezzo d’angolo comune dove
i sentimenti erano condivisi
e dov’era il caleidoscopio di colori
che componeva ogni abitante?
Respirammo i venti della novità
l’entusiasmo nutrì i cuori
e ci furono guerre
e singole battaglie
e l’avventura si scrisse da sola
nel mare della poesia
Ora dov’è quel tempo?
E dove sono gli uomini
che popolavano quel mondo?
«Lenta va una barca senza remi
sul mare della vita,
trasportata da correnti sconosciute
in cerca d’approdi
che i dolori curino
in cerca di spiagge dorate
e soli infiniti,
lenta se ne va immemore di se stessa
sola e dispersa
nel quotidiano
che brucia
che uccide.»
Rimase ricordo
in angoli remoti
e vociare d’Amore
e gesti d’amici
e sincerità vera
e ogni giorno
il tempo
era quello della poesia
«E vedo risacche di cadaveri
e desolati paesaggi
di sterpi e rovi secchi
e uomini curvi su se stessi
immemori del loro passato
memori d’un domani
dal sapor di tempo inventato»
Una barca va
per mari e terre
e porta vite e anime
che descrivere non so,
porta sorrisi
spenti e inceneriti
e cuori
inariditi
che dei sogni
mai più
conobbero l’esistenza...
sono immuni i freddi inverni
visioni interne migrano nascendo
in nubi di vapori
evaporano nelle sacche del cielo
dove si attende di sapere
i minuti e le ore
che separano dal tempo
nuove prospettive si evolvono
non sappiamo ignari
del futuro allo sbaraglio
ci attenderà la luce
o il buio pesto che guarderemo
con terrore? Camminiamo
su tavole instabili
movimenti di pensieri
perduti. Si spera di trovare
un riferimento sicuro
che ci faccia salpare
in un' isola sperduta
assente da punti, interrogativi
solamente, certezze
NB: Tutti in balia delle onde
Sciuscia u ventu e nall'occhi
mi tira la rina.
Accussì pari ca chianciu
ma nunn' è veru.
Ammatula ca stu suli
s'annia dintra allu mari.
Nun provu risfiziu
nun sentu duluri.
Tantu lu sacciu ca dumani arritorna
e mancu na goccia si pigghia di l' acqua.
Iddu, ca inveci s' innìu u fici pi sempri
e si ni futti se u munnu si rumpi.
Si senti friscu comu nu rappu di racina
cu l' allammicu di centu lapuna.
Nun lu sapi ancora di comu fannu mali
li pungigghiuna; e mancu vogghiu ca la sapìri.
Ca ci ristassi puru stu risu ntà la vucca!
Se stu ventu ci la finissi di sciusciari
Puru io accabbassi di lacrimari...
indovina quel minuscolo vagare
Stanca si faceva la luce e
tagliente l'ansia dell’attesa.
Rosseggiava il tramonto
sul dolore della carne, poi
fu l’urlo della vita, il vagito,
improvviso e prepotente...
E fu notte e tu le sorridesti.
Tu, preziosa perla, dono unico
come il ventre che t’accolse.
Caro destino,
se succede di scrivere a qualcuno
che non conosco se non é di fama,
questa scrittura piega e si colora
al garbo che in questi casi impera.
Ti chiederò dove ti trovi ora,
se il tuo viso é corrucciato o no,
quale sorriso accendi la mattina
e quanto vale un tuo cenno su di me.
Per non rischiare troppa confidenza
dovrei smettere di darti questo tu
ma gli anni che hai contaminato
sono già tanti e quindi rischio un po’.
Sarò gentile ma nel frattempo, tu,
non t’intromettere domani e dopo
nei sogni che vorrò ancora fare
nei quali amore cerco e amore do.
Ti prego, tu che non sai chi sei,
non disturbarmi in quelle belle notti
che mi vedranno da aspirante eroe
vestire l’aria di leggenda e mito.
Non presentarti da avversa dama
tra le pedine che allora muoverò.
Lascia vuota una casella bianca
dove assestare l'agognata sfida.
Quasi tuo,
Aurelio
Pensi di aver dato un’idea
e un’immagine della tua vita,
come cassetto di mobile antico,
ricca di incastri artigiani,
resistenti nel tempo.
Oggi t’accorgi, invece, di aver usato
colla superflua, e inefficace,
a far reggere e connettere
intricate connessioni familiaricon la maestra erano cavoli amari.
Se quando entrava non mi mettevo eretto,
lei mi guardava in modo sospetto.
Apriva il registro con fare svelto,
tanto il mio cognome aveva già scelto,
di essere interrogato non potevo rifiutare,
e fino alla cattedra dovevo andare.
Domande e quesiti a ripetizione,
le seduta e io in piedi come un pilone.
Ogni compagno seduto e attento,
guai a chi dava un suggerimento,
così si svolgeva un'interrogazione,
che spesso durava un'intera lezione.
Oggi le cose son diverse,
queste usanze si sono perse.
Oggi la chiamano didattica a distanza,
la maestra la vedi comodo dalla tua stanza.
Nessuno si alza più in piedi,
e dell'insegnante solo il viso tu vedi,
lei si perde tra i tuoi compagni sullo schermo,
e tu metti in pausa se non vuoi stare fermo.
E' l'evoluzione che ci vuole come le belle statuine,
tutti quanti in fila su un monitor come le figurine.
Pensando a ciò la nostalgia è aumentata,
e fa niente se ogni tanto prendevo qualche bacchettata.
senza remore
dove sei?
Prigionieri di un sogno,
che era la nostra
vita di prima.
Senza mascherina,
abbracciati agli amici,
cantare e ridere...
Soli tra mura,
il cane o il gatto
con te,
compagni indivisibili
ormai,
anelare corse
e musica insieme...
Ho ritrovato la nostra Polaroid
la prima che abbiamo scattato insieme.
Stai sorridendo, con tutto il volto;
Le tue labbra si incurvano all’insù e
si schiudono appena mostrando i denti.
Le guance lievemente sollevate
mettono in risalto i tuoi occhi color
cioccolato, che sembran neri in foto
e son come senza lenti gli occhiali.
I capelli ti incorniciano il volto.
Prima arrivavano fino alle spalle,
ma ora sono cresciuti e cadono
lisci e morbidi lungo la tua schiena.
Il tuo volto ed un bel ricordo,
impressi nell’istante di questa piccola Polaroid.









