Un amico
non guarisce i miei tormenti
ma mi aiuta a portarne il peso.
Respira i miei silenzi
senza imbarazzo
alleggerisce le giornate
con un sorriso
condivide le risate
più fragorose.
Un amico
sincronizza il suo cuore
sulla mia frequenza
cosi da vivermi accanto
a qualsiasi distanza.
Tornando per le vie
che puntan verso casa
scorgo ragazzi in piedi
abbracciati vicino al motorino
anziani seduti sorridenti
a dispetto degli acciacchi
bambini gioiosi che si rincorrono
col futuro davanti
ed è bello vedere
che nonostante il mondo
c’è ancora un po’ d’amore
strada facendo
perché Gesù ad amare ci insegnò
anche a compiere del bene.
Per mezzo del Padre Egli parlò
e questa fu la Sua Parola.
L' amore dal Cielo proviene
perché Egli Lassù ci ama
amici o nemici
delinquenti o pervertiti
bianchi o neri
siamo sempre figli del Padre.
Siamo tutti uguali
di fronte alla Sua Legge.
Triste una foglia
muore dal freddo
il tempo è finito
non ve più speranza.
Dov'è quel bel sole
che scaldava le viole
nei giorni immensi
di gioie e sorrisi.
Triste e leggera
sospinta dal vento
nel fiume cadeva,
un corpo leggero
inerme e indifeso
finiva in riva al mare
da tutti dimenticata.
Per te....
Vaghe anime e cose mute
in sguardi tetri nelle buie
soffitte di colme ragnatele
drappi e drappi impolverati
in pensieri rigurgitanti e reclusi
di dolori e rimpianti
su carta traboccante d'inchiostri
su tele dai tratti carichi e decisi
cicatrici e memorie dell'evo
che abitò, lì, immobili in attesa
di vita, di gioia e di delizia
di pensieri profondi e limpidi
che toccan le menti dormienti
adagiate in quel molleggiar
duro e deforme teschio
librar la vita dall'affanno
dando intima coscienza.
Cresciuto su una collina verdeggiante.
Mi hai protetto dal sole della vita,
Con ombre rinfrescanti.
Parevi burbero quand'ero bambino,
Ma lo facevi per ovattare i tuoni intorno a me.
Ascoltando i sussurri del vento,
Udivo i tuoi racconti:
La guerra,
La pace,
Il lavoro,
Ed infine il tuo grande amore.
Ancora batte forte il tuo cuore parlando di lei,
E lo percepisco attraverso le radici vibranti.
Tra un po' te ne andrai,
seguendo il volteggiare delle tue foglie nell'aria,
Lo so...
Ma ho già raccolto il seme che mi hai donato,
Questo pensiero mi conforta l'addio.
Il mio sguardo si fondeva
con la natura nell’eremo
alla fine della civiltà
solitudine è rifiutar
l’inessenziale angoscia
del superfluo
coltivare il dubbio
rifiutando i preconcetti
e spezzare le catene dell’obbedienza
il mio sguardo si illuminava
dell’alba nell’eremo
alla fine della notte.
Abbracciami, finche il tempo ci accarezza, e
baciami, prima che la notte cancelli la mia bocca.
Scorre veloce il giorno
mentre la vita la sua luce rincorre.
Non rimandare, non tornerà l'attimo perduto ad aspettare,
sono qui, ora ti cerca la mia mano.
Non attendere,
che il tempo non si guarda indietro,
ed io sbiadisco,
mentre il nuovo giorno appare.
Non lasciarmi andare,
perché in questo buio infinito
mai più mi potrai trovare.
In questa notte di polvere stellare
baciami mentre la pallida luna
sta lassù a guardare.
Nel viaggio della vita
gli uomini..
si intersecano,
si scontrano,
si guardano,
si conoscono,
si amano
e spesso si odiano.
Nascondono i propri pensieri
sotto i cappelli messi frettolosamente…
o sotto gli ombrelli mai bagnati.
In questa giostra di momenti e sentimenti
tra gli uomini si risveglia il più comune degli affetti,
l’amicizia.
Sentimento…..
fatto di approvazione,
di complicità ,di dare senza ricevere.
L’amicizia.
Non si compra e non si vende,
semplicemente si regala e si riceve
grazie per la vostra amicizia.
Ricorrenza scandita, memoria rincorre
tra rituali simbolici di feste scondite
che laudano zuccherato assenzio.
Si fanno fate di smeraldo - arte mi sia -
Ma ora palpebra, calante piano piano
l’attenzione spunta a incisività tagliente
- di un giorno - togliendolo di torno.
Maschi e femmine a normalità feroce
bramano un veloce ritorno
a offese, percosse, lividi e oltre...
per la prima pagina, la solita
medaglia d’oro
da donne e uomini
schifata da sempre.
di certe mie vittorie entusiasmanti
quando incredulo mi rannicchiavo
sotto la densa coltre del cuore
e mi volevo un bene da morire.
In forma dolce, pure mi ricorderò
di certe mie sconfitte clamorose
quando incredulo mi rannicchiavo
sotto la densa coltre del cuore
e m’odiavo, m’odiavo da morire.
Tra le une e le altre feci un compromesso,
quel mio amar la vita in ogni senso,
in ogni senso vuole mi conduca,
in ogni dove la si può amare,
in ogni come la si può afferrare.
Intanto, conto i susseguenti resti.
Normale volli io rendermi agli altri,
in dotazione un sensibile sentire,
una pazienza che non si misura,
fino a soffrir delle mie stesse scelte.








