facciamo un patto
gioca mangia,
salta in alto.
Se ti accarezzo
non graffiarmi la mano,
corri in giardino e
salta sul ramo.
Fai le fusa
se ti tocco la testa,
accoccolati vicino al fuoco
quando c'è la tempesta.
Sogna i grilli,
lucertole e ragni,
gioca col gomitolo
senza dubbi e inganni.
Scaldarmi i piedi
col tuo pelo caldo,
aspettami sull'uscio
se sono in ritardo
Essere indipendente
che vuole girovagare,
infine sulla mia coperta
ti vuoi raggomitolare.

Petali di bianco candor e gocce di pioggia a
sospirar su foglie verdi.
Ricordi a sbocciar
nel cuore e tante goccioline a
scoppietar di pianto ed evaporar nel mondo.
Ricordi fra prati valli e boschi a
scivolar su nubi stanche
fin sfiorar il sole,
ed ivi riposar nell'eco
di un dolce canto!
Chiudendo gli occhi
scrivo con la fantasia
immaginando le tue mani
sospiro alla vita
mentre
dandomi dello sciocco
immagino il tuo volto
cercando nel vento
le tue parole
prendo tra le dita
il tuo profumo
ascoltando il tuo respiro
su di me
quell'essenza
che sa di te
e tra queste pareti
della mia fantasia
inalo il tuo calore che lasciasti
tra queste mura
ascoltando ancora il nostro silenzio
Tregua sul lancio delle pietre
Carissima, al secondo scatto il nottolino sforza
piegando la chiave made in Taiwan:
le do di Svitol
come sulla mia sporca lingua,
o alla carta da zucchero che trattieni
sotto i tuoi vestiti
fin dove firmo con le fiamme
tacendo sui cucchiai sporchi di burro d’arachidi.
Sorgenti luminose sul soffitto
e donne ottuse a gridare dabbasso
in un tosto mal di testa,
ho ancora dei coriandoli nelle tasche
insieme alle mentine.
Dal belvedere le dune sembrano più sporgenti:
le conosco e le temo,
qualcuno non è tornato,
le ossa sbiancate da qualche parte
ora raccontano alle intemperie
della iella in un giorno assassino.
Cinque secondi per girarmi
dieci per fuggire,
surrogati di caffè e Coca-Cola,
Depalgos per alleviare il dolore,
così discendo dalla grondaia fino in strada
e raggiungo la tua mano
per baciarti da ventenne.
Oggi non scriverò niente di buono,
me lo sento,
anche scandagliando qualsiasi immensità
che m’invita,
ti siedo accanto e sbircio il seno
e chissà perché mi viene in mente lo sciroppo di ciliegie
spremendo le tue labbra che circondano la voce.
A volte sento d’essere un materassino sgonfiato
sul fondo della piscina,
ma ti girerò come un vortice del vento
afferrandoti dal trapezio.
In fondo la vita è una bilia che rotola:
tutto dipende
dallo spazio che si prende.
La serratura solletica i miei occhi
cosa scelgo,
d’essere un cane che azzanna,
o il pesce che abbocca?
Sono avanzato fino nel giorno
che mi hai rapito
camminando all’indietro,
ti ho salutato sulla maiolica.
A volte ritorno ad anni prima
e li limo per non trasformarmi in iena.
1600 anni di ripetizioni permalose,
di pire perennemente accese,
di felini gettati insieme a un ballo
invocando il nulla
per uccidere il garbo.
Intingo il pane vicino a una grotta,
Gerusalemme mi guarda,
i soldati pretendono,
gli ortodossi m’offendono,
un giorno prego, l’altro saccheggio…
Ho abbandonato i discorsi eroici,
i cibi precotti,
posteggio nei posti bui
anche se mai sono a mio agio
nei territori arabi
ma non do nessune colpe,
suono da te e salgo
per un budino al caramello.
rivela un doppio volto:puro e infido.
Affresco di un pittore,
immortalato da varie sfumature di color
Ruggire sembra il suo cavalcare,
quando
si alza con tratto da sbruffone.
Esterna spesso terrore ed ogni imbarcazione
sballotta nell'acme del suo furore.
e nella gola trova dimora.
Mi rivesto d'arroganza
trascinando il dolore
in un baratro senza fine.
Sarà tempesta prima o poi...
per occultare le grida del cuore
ed uccidere l'enfasi della rabbia.
Nel silenzio soffoco le parole
che nella testa sono in attesa.
E di maschera mi ricopro ancora
di un finto ed odioso sorriso.
Tutto diverrà inferno nell'inverno.
l'alba si allontana,
“Some days I can't get an idea, and I think, 'Man, I'm just washed up,' but it's just a mood.“
Jean-Michel Basquiat
New York City d’estate
è un bambino annoiato
che aspetta che l’afa
si dissolva
con i mostri
dei suoi fumetti.
Ed è così anche per noi,
che da un po’ si vaga sedotti
verso il disagio dell’irrilevante,
verso l’ebbrezza della fama.
Siamo ancora troppo fragili
per piegarci al criptico
e troppo infantili
per cedere
alla piaga
dell’ansietà.
SAMO è morto,
ma la sua psiche
è rimasta bloccata
nei miei incubi.
Vive qui ora:
fra il lobo
temporale destro
e la mia irrazionale paura
di invecchiare senza crescere.
Io conosco un tempo sospeso:
l'Ora del The con i biscotti, due.
Celeste e la sua bambola cullata,
schiocchi di labbra per parole rotonde,
ripescate da un lontano fiume di gioie.
"Tartufèna Tartufèna,
mo che bii uc
ca t'am poort stamatèna"
Il piccolo diventa grande,
il grande ritorna piccolo.
Come il mio stupore
altalenante
“Happines will find you when you stop hiding”
Jean-Michel Basquiat
^^^^^ (scritto da Sabina e Charlie) ^^^^^
Apro il file:
le bandierine rosse circoscrivono gli ordigni,
navigo come un hacker nel sistema,
labbra secche
e una carica a molla conficcata nelle vertebre.
Ero? O sono?
Adesso non importa molto,
percorro questa strada in fretta
evitando di curvare,
tanto non scorgo poeti
tagliarsi le vene alla mattina
per ricucirle alla sera.
Raggomitolato nel sonno subacqueo
ti cerco per spogliarti
dal cotone intrecciato e un’anfora colma,
hai ancora Mogadiscio nel respiro
ed alcuni di quei numeri segreti,
il diavolo tra le bancarelle del pane
l’acqua e limone contro la dissenteria.
Sono sempre armato da cattivi propositi
pur accarezzando goloso
l’odore della folla,
posso comprare quello che voglio,
ma mai quello che spero
con questo dito levigato dal grilletto
non vendo porta a porta spazzole e affini.
Se tu mi sposassi
aggiungerei un posto sull’aereo
non uno via mare con burrasche.
Accetto il latte di capre filtrato
come pure il formaggio stagionato
con le focacce,
questo paese che m’umilia
con un dialetto gutturale,
ma se lo amo è decifrandoti.
di finti sorrisi.
Dimenticare il dolore
giocare
a chi fa più scena
cancellando le parole.
Placo la rabbia
per non piangere
vittima delle emozioni
per il bisogno di amarti
ennesima notte insonne
fra lacrime e occhi gonfi.
Accantonare rancore e odio
vivere per il bisogno
di sentirti parlare.
Ascoltando il tuo silenzio.
senza togliere respiro ai passi tuoi
e senza doverti sbalordire
quando percorro argini consunti
o funi, in cima ai grattacieli
Riesco ad amarti anche quando
ho consumato tutti i miei pastelli
e passo all’olio per gli effetti
che mi sa dare - che mi sai dare -
quando il tramonto prende il colore delle fragole
e i campanelli alle caviglie, tintinnano d’amore...
Per caso, avete visto l’amore?
Oh Signore, devo chiedergli un favore!
Cosa dite? È birichino?
Sì, lo so.
Se lo prendo lo strapazzo.
Non può esser che da sempre
giochi sempre a nascondino.
Ieri là, oggi qua, domani boh...
si traveste ma... é sempre bello.
Cerchiamolo, diamoci da fare!
Tu! Vai in quella direzione
dai bambini con il lecca lecca in mano,
dalle madri colte al volo in un sorriso,
da quei figli che lo hanno propiziato.
Voi, invece, stazionate sotto il cielo.
E aspettate, aspettate buoni buoni
nostra luna con la scorta delle stelle
verso cui lucidi occhi, quattro almeno,
lanceranno tenerissimi sospiri.
Dai, non perdiamo altro tempo!
Qualche altro, dall’olfatto buono,
si immetta nel sentiero di collina
e controlli la freschezza tra i roseti
o i profumi delle primule odorose.
Forza, non restiamo imbambolati!
Quattro o cinque, coraggiosi,
per favore si dirigano pazienti
all'inizio dell’amplissima radura
dove udranno gridi di guerra.
Non si arrendano alla prima eco!
Specie là, la ricerca insista
tra una bomba e un’altra ancora,
tra le polveri delle vite ignare
o tra sagome d’innocenti in fuga.
Io dico che ce la faremo.
Quanto a me, sto per recarmi
nelle zone colorate, giù al mare,
e aspettando che m’arrivi l’alba
guarderò tra le pieghe delle onde.
Chi lo trova, avvisi gli altri.
Se lo prendi, quello è tipo che t’ascolta,
che si scioglie in mille pezzi e te ne regala uno.
Non prendiamoci la briga di rimproverarlo,
dicono che lui ha sempre ragione.
I sogni si avverano solo se hai
la leggerezza di un palloncino
che chiudendo gli occhi riesce
a sentire la meraviglia che dà
l’aria sulla faccia sdrucita.
Così allargo le braccia su questa
cosa su cui non ho controllo,
la vita… ora che nulla più conta.
Stamattina sono solo uno sfogo,
aria sotto il piede… sfinita.
volge il suo sguardo verso me
come un tappeto ambrato esse mi ricoprono.
Si addensano sulla mia pelle.
Ammiro le costellazioni alternarsi a miliardi nel cielo limpido e
È proprio lì , sopra di me, che sfreccia nel cosmo.
tento di mostrarlo
ma il muschio mi ha ancorato alle lancette.
Preda del sottobosco,
come un albero morente,
Libero dalle tradizioni e dai dogmi inconcepibili!
Libero dalle violenze e dai soprusi!
si discioglie nel terreno,
e la sinfonia si diffonde nell'eterno.










