vi sono due isole che s'incontrano.
Sveglio so come sono,
un magazzino che esce dalla testa,
invece tu
sei un nocciolo di pesca nel mio sonno.
I congiurati analizzano il frullato,
la mia rivoluzione è un vagito,
la tua semplicità è quel seno femminile.
Continuo a frastagliare visi,
Dio mi parla in modo inquietante,
come contare e risalire dove non s'arriva.
Capita che le unghie friggano il palmo,
capita di essere nell'arena,
un sangue irragionevole sulla ghirlanda.
Capita di essere all'osso del respiro
con la tua criniera,
con la tua pala,
con il tuo veleno.
Servi Buddha ai bordi di una piscina,
sei nel mondo di Picasso,
involtini primavera in tovaglioli di carta.
Amo rassodare le nuvole
puzzle il tuo messaggio di sabbia,
ma quello che ti darei
s'avvicina a una fucilata.
Gironzoli cauta,
tramezzi negli occhi,
dovrei alleggerirti scavando le ferite.
Quell'idea è gustabile,
sono un sassolino sotto il plantare
o lana di gregge dove accarezzi l'inquilina.
Era di un azzurro vivo
lo guardavo dalla terrazza grigia
del condominio
rondini, tortore e gabbiani
erano gli ospiti che banchettavano
all’allegro simposio della libertà
guardavo questo tutto ed in esso
volevo perdermi volando anch’io
tra i tetti e tegole lasciando che la terra
marcisse nelle sue costrizioni
occhi chiusi mi tenevano appeso
a quel volo libero
era solo l’immaginazione di un momento
dispersa dall’istantanea della realtà.
Vista da lontano, dal treno, quando ci arrivavamo prima di Pasqua, Combray era, in un cerchio di dieci leghe, soltanto una chiesa che riassumeva la città, la rappresentava, parlava di lei e per lei ai lontani orizzonti e poi, quando ci si avvicinava, teneva stretti intorno al suo alto manto scuro, in aperta campagna, contro vento, come una pastora le sue pecore, i dorsi grigi e lanosi delle case raccolte, contornate a tratti da un resto di bastioni medievali con un disegno così perfettamente circolare da far venire in mente certe piccole città nei quadri dei primitivi. Ad abitarla Combray era un po’ triste…
Marcel Proust, da "Alla ricerca del tempo perduto" (Combray)
Sembra vicina la Vivonne
Bramano tregua e respiro
queste labbra viziate dall'ardore.
L'anima si lascia corrompere,
arresa... di fronte a questi corpi
avidi di veleno e lussuria.
Sospesi nella penombra della libidine
il cuore non si oppone a questa
impulsiva e ossessionata depravazione,
di un pensiero malsano e contorto...
di un'audace trasfusione di sesso.
Momenti, di un carnale scambio di brividi,
tra stille di sudore, sospiri temerari
e gemiti profondi di beatitudine...
rimangono scolpiti tra le lenzuola che
hanno ancora il marchio indelebile,
della furia di una notte di passione.
da confini sconosciuti
scrutano la nostra vita.
Non ci rendiamo
conto della nostra
precarietà,
se non alla fine.
Stelle che scrutano
cuori, spesso
troppo presi
di sé...
Ogni tanto cadono,
per darci illusioni
d'infinito...
Ed il giorno frazionato d’ombre
pianse su silenzi d’agapanto,
su appuntamenti sfiniti,
su questo pomeriggio d’ottobre
indaffarato di malinconie
e tu che m’assaggi d’infinito,
affaccia l’eco del dolore
in questo naufragio di blu,
raccontati ai miei sguardi,
amami come luce d’aurore.
Ed un meridiano d’anima
partorirà cieli senza casa,
petali di noi accesi da un respiro,
scommesse di cuore
rubate alle geometrie del destino:
grondiamo sul crepuscolo
come dolce promessa d’amore.
dei miei passi incerti
e so quanto mi ami
e sai, quanto amo te.
L'amore non abbisogna
di tante parole.
È come una magìa!
E leggo i tuoi pensieri
che come aquiloni
si perdono nel cielo.
Ma niente è perso
del nostro amore.
Tutto resta nel bagaglio
del nostro viaggio,
lungo questa vita.
Demoni maledetti erranti per la città,
Ti stringono le mani per piacere
di conoscenza;
frode e infamia archetipi di scienza.
Attirati. dalla sigaretta che hai
in bocca;
dal gonfiore di una tasca.
Alcun rossore a chiedere
con petulanza.
Numerosi e spavaldi.
E' meglio averli sempre
di fronte.
Tu, sei sempre tu,
che nella mia chiusa sfera
crei colorate immagini,
di una stupenda primavera.
Come un grande amore,
che sa sempre meravigliare,
fai volare le mie emozioni,
le più eccelse, le più rare.
Quei tuoi occhi azzurri,
come un limpido mare,
sanno sempre coinvolgermi
e mi danno di che sperare.
Il tuo sorriso semplice,
che sa soltanto dare
delle emozioni uniche,
che non posso dimenticare.
Sei una stella limpida
in questa notte buia,
che rincuora l’anima
e allontana la mia paura.
Si, sei tu ch’io amo
di un amore limpido e puro,
che mi addolcisce il cuore
e che illumina il mio futuro.
Sei come un forte vento,
che mi trascina via,
da questo luogo squallido
della mia follia.
Ho costruito la ruota
dello spirito, della medicina e dell’amore
con il sapere dei giusti e i colori dell'arcobaleno
l’ho divisa in quattro punti
ognuno delimita, gli spazi della vita, delle persone
e di tutti gli esseri viventi
nord, Borea Tramontana, nasconde nel ghiaccio
la vita del mare e la ricerca dell’uomo
l’interruttore della bussola, divide la luce dal buio
sud, Euro Mezzogiorno, la mezzeria del giorno
la speranza che il buio non arriverà
est, Noto Levante, la frontiera delle libertà
delle genti, delle parole e dell’arte
ovest, Zefiro Ponente, sulle tavole delle leggi
ha scritto le certezze dei popoli
io non sento la musica dei venti
ne sono fuori, per me è già tardi
la mela ha tolto il mio tempo
non avrò una seconda possibilità
il mio sole è tramontato
la luna calante ha congelato le mie speranze
non poserò mai più i miei passi
sull’erba umida di rugiada
come posso vedere l’amore
se non sento il suo calore e, il suo profumo
il mio desiderio, ritornare a giocare con la trottola
ripartendo dal primo gradino
vivere una vita senza compromessi
accontentarmi dell’essenziale con serenità
attento alle parole di chi semina amore
estirpare le erbe velenose
orgoglioso di avere vissuto semplicemente
e la certezza di aver dato qualcosa di me
una piantina di rosa sana
può crescere e fiorire anche in un piccolo vaso
con l’aiuto del sole, della pioggia
e la benevolenza dei venti
che tornati bambini
giocano a nascondino con i miei sogni
Ricordi i nostri passi
Est
Durante l'assedio
spilli di paglia nella barba,
siamo capre sudate nell'attesa dei monsoni.
Malavoglia sui disegni,
sarà la stagione al termine,
i miei appunti repressi nelle cera,
odore di polline,
per il quale son seguite gazzarre.
Provo a leggere Yourcenar
l'amore intransigente per un imperatore,
l'insolenza distrugge il cigno.
Sud
Un qualsiasi inferno è umiliante
basta un fiato per carpirlo,
unisce Sodoma e Gomorra dai piedi alla fronte
nutrito da trapianti.
Una volta nidificavo
ora... no... no, non ne sono più capace,
chiamalo assestamento, chiamalo sfinimento,
chiamalo come ti pare,
paghi per ascoltare ritardi.
In quella posture da astronauta
a illustrare l'arco incompiuto dalla navicella.
Ovest
In definitiva che cosa apprezzo di un romanzo?
Il vento? O le sue gambe?
La scissione della poesia? i profili, la corrente?
Ho vissuto con minoranze, con le torture,
sui pavimenti, tra le nocche.
Ma rimango sempre un incostante,
applico ingiurie, spreco spettacoli,
mi irroro di superbo deodorante
e di oro allo specchio.
Ma come descriverei ieri
le mie labbra nella ricerca di un bacio?
La notizia è che sta arrivando,
un movimento falcia l'orizzonte,
.....non sei pronto?
C'è sempre una trasmissione da captare.
Nord
Alla scala A dovrei essere affabile,
acchiappando un tiepido segreto.
Nella scala B è rimasto qualcosa, ci gioco con i rebbi
imbarazzato su dove piazzarlo,
dovrebbe volare una spanna
per raggiungere l'estate.
Scala C, troppo visibile in tutti i fotogrammi,
i piedi prudono continuamente
e le notizie da Cuba sono falsate.
Scala D, tu fai una magia tra indice e pollice,
la chiamo la bellezza della sottrazione,
però sei inconsapevole della mia associazione mentale.
Scala E, discesa alle cantine, neon e salnitro,
in più quel miasma indecifrabile,
forse gli spiriti superano le sopracciglia.









