Equilibrio e abbandono
del mare che controllo
il mezzo del mio fine -oh sì,
vertigine di nervi da quietare.
Io Palomar, se un flutto sale io sono
crociera d’occhi e disseziono
strascichi: in un puntiglio vigile,
e morto al mondo.
Vado perdendomi
per questo mal andare
e torno giù lungo le sponde
cerco armonie e rimedi
non conformi, in presagio
di un’onda porpora che unisca
i due emisferi cerebrali.Sempre grato, guardo questo vasto creato
immenso e fragile che riluce ovunque
come cristallo limpido senz’ombre vane,
incastonato in prezioso gioiello raro,
puro e lucente che brilla e acceca la mia mente.
Sprizza faville il gorgogliante rio,
dove l’acqua pura scivola su se stessa,
s’attorciglia tra i sassi immersi,
spumeggiando e cadendo libera
in un laghetto trapuntato da ninfee.
Tutto d’intorno un prato fiorito
dai colori puri dell’arcobaleno,
caduti da chissà quale stella lontana
o sparsi da una dea o da una fata divina.
I monti, le valli le pianure e il mare,
sembrano sogni disegnati da pittori veri,
celanti creature di diverse strutture,
anelanti sentimenti di divino amore,
che ebbri di gioia pulsano i loro cuori.
M’abbagliano i tuoi occhi di donna,
profondi e limpidi dagli occulti sogni,
sembrano comete cadute dal cielo,
o smeraldi vivi che incantano l’anima,
che appagata vibra d’intenso amore,
come un violino suonato con il cuore.
Tutto m’abbaglia in questa unica terra,
dove il cielo luminoso nasconde le sue stelle,
immerse in un magico e immenso universo
e che abbagliano, anch’esse, nelle notti serene.
Volgendo il viso a quelle luci belle,
la mia mente si perde in quell’immenso mare
e il senso dell’infinito mi giunge fino al cuore.
Accarezzarti le mani
baciartele e portarmele al viso,
stringermele al cuore:
una sensazione di calore,
e mi fermo alla carezza,
mentre vorrei baciarti e stringerti forte forte.
Amore pulito
anche se ci lasciassimo andare almeno un po'...
sarebbe sempre un amore pulito.
Le nostre strade si sono divise
ma ora siamo ancora insieme,
nel cuore, nella mente, nell’anima,
emozione
come il primo giorno,
lasciamelo gridare,
grido,
ma in silenzio
e tu mi ascolti,
capisci
e nel silenzio
mi dici sensazioni che senti
ma non mi vuoi confessare-
mostruose e anche un po' viscerali
se non sono color sangue
solo perché di visioni ne ho avute tante
sprezzo la prepotanza
madre della demenza
e dell'incoscenza.
per quanto folle io possa essere
da scempiaggini
io lontana dal tessere
male o maldicenze.
sono pura e semplice
con me tutto diventa complice
dell'amaro destino
del mio prossimo festino
non vane parole
e ovvie banalità.
Sussurrami solo
i tempi cheti;
ove non scorgevo
alcun capello bianco.
Passi veloci,
senza affanno.
Dimmi: degli amici,
cari,leali,
persi nella distanza.
Di un acquazzone estivo,
in piena campagna.
Dell'aria, salubre e fresca,
riconciliante con la natura.
Mi resta un'inappagata
arsura:
non poter bere
alla fonte della bellezza.
Ma tu lo sai che l’Infinito
ha i suoi limiti? E che ogni cosa
ha una fine? E che l’Amore che ti dono
e che accogli dentro te è tutto ciò che ho e più
non potrei avere? Ti amo, Amore mio
e nei tuoi occhi vedo più di tutti gli astri in cielo
e tra le tue parole mi rifugio, e trovo bello anche questo inverno
ch’è stato freddo, quando si aspettava un bimbo così raro da trovare.
Non so se senti il caldo che cercavi, quando le miei braccia vuoi che siano culla.
E se ti offro il pane e divido ogni boccone per sfamarti, e perché non voglio che ti manchi nulla.
Ti amo, Amore mio
e quando passo le nottate a parlare con la Luna
che rischiara i nostri battiti appagati
è perché non voglio che il guardarti desti i sogni tuoi
almeno sino a quando l’aurora perda il suo rossore
e un altro giorno ci sarà per noi, che tutti gli attimi del Tempo
stringiamo stretti al petto, per rinnovare istanti, stando seduti sui ogni colpo di scena.
Ed ora prendo le matite colorate
e comincio quella linea che mi tiene unito a te
un corpo a terra, freddo, esanime.
un coltello piantato con ferocia nel petto
una macchia di sangue che si propaga.
Quella stanza piena di oggetti e ricordi
che non apparterranno più a nessuno.
1
Oggi c’è dissolvenza piovuta dallo spazio:
che ci faccio qui a mangiare velocissimo
tranne le unghie?
Svuotando il frigo, la rena, aggiungendo Bacardi
solo perché la birra è finita nel mese caldo,
soffro di qualcosa d’irritante
che non so spiegare.
Sono pigro sul divano
coi piedi a mollo nel dadaismo,
ho smesso con la flouxetina, barava,
si vede dalle mani allarmate.
Guardo il cinquantesimo film di seguito
senza provare un minimo coinvolgimento,
solo se il tuo culo nudo
venisse esaltato su di me
sarebbe tutta un’altra cosa.
Sono stato a Beirut l’estate scorsa,
non ci andrei più con le Nike nuove,
nulla può cambiare
tranne i distributori di pepsi.
Il giocatore è baro ,
mette bottoni al posto degli occhi.
Da bambino volevo diventare un prestidigitatore
così dal foulard invece di colombe
avrei tirato fuori una sorella
e fatto sparire la solitudine.
Per i miei?
L’uovo da abbandonare nel nido
dopo una sveltina con rammarico.
Per mio fratello?
Un nemico da eliminare,
rimango una malattia difficile da guarire,
un gioco di prestigio al contrario.
2/1
Così mi ritrovo/perdo senza un’ora apparente/sparente
a svoltare l’angolo di vetroresina irritabile/calmo.
Magari salgo/scendo una rampa
in cima/fondo
tra i 5 e 2,5 scalini,
appiccicosi/respinti o ricostruiti/abbattuti
m’inciampo/evito, apostrofo/elogio,
scandaglio/ignoro guardando in alto/basso
la luce in agguato sull’ombra m’acceca/illumina
proseguo/fermo, per cambiare/mantenere, risorse/svantaggi
180/90 uscire/entrare mi scoccia/rilassa
6/3+frequentando/evitando, strutture di ferro e vetro
dove mammona aleggia dappertutto/da nessuna parte
perfino/neppure nell’odore di fritto,
oltre la sofferenza/sollievo in vassoi d’alluminio € 6,99/gratis
e l’emicrania che t’afferra/lascia, in una foto.
Come descrivo 50/25 anni schifosi/saporiti
penetrazione/uscita , riempimento/svuotarsi
e alla fine/inizio, identificazione/confondere?
Ecco perché mi sono appropriato/disfatto delle regole
( 3/1,5 cosucce + o - )
La testa tra/di lato le tue nuvole è versatile
come il giorno smaliziato/inesperto dalla notte,
perdere/ritrovare certe stronzette
sprofondare/innalzarsi tra le spezie dei bazar
e i ragionamenti/sproloqui orientali,
mummificarsi/o no
con la prostata vigliacca/coraggiosa.
Far cambiare/mantenere aria
evitando/affrontando di spalancare/chiudere,
così il giorno che smetterà/continuerà
questo versare/ritirarsi dalla bottiglia sangue,
avrò il bicchiere talmente +++pieno/vuoto
che dovrò/non potrò, solo sborniarmi
Il rammarico/contentezza sussiste però sull’apprendimento altrui/proprio
non/sì! Da 100/50 e lode/critica
della mia postura
intaccando/curando il discorso/silenzio
sulla posizione, allarga/stringi, allarga/stringi
360/180 gradi da combattimento/armonia di una Mantide .
Necessità di una società
civile, sarebbero dei geni
pionieri di ponti e tanti
tanti posti a sedere
per dei liberi passaggi
comodità calzanti
che parlino da soli, distanti
da lamentele inefficaci
di certa, pressoché pari
opportunità.
Ma prevaricazione vince
e tutta l’umana opera
verso il basso spinge
nel tentativo vano
di potersi scoprire
il primo della classe.
Dal mancato accordo
serve andare oltre:
finiamo questa scuola
maturando …
risplenderebbe il tempo
rendendosi fecondo.
Di là, dove morire pare l’onda,
l’orizzonte che vedo ma non tocco
mi chiama, mi richiama, mi reclama.
Vorrà forse raccontarmi il tempo
di quando lo inseguivo a piedi nudi
scagliando sogni a ripetizione.
Ed or che mi vorrebbe tra le mani,
incredulo coltiva antica speme
nel mentre io non sono stanco,
non mi fermo.
Rileggimi in questo vuoto,
stringimi alla luna
in un diario di brina
emozionato di dolore,
annodami al tuo tempo
come quell’ultimo girasole
baciato dalla notte,
cerca l’indirizzo dei miei battiti
in un labirinto d’illusioni
ora che ho spento anche il cuore
in questo infinito d’anima
privato dell’orlo del suo cielo.
Mordi la mia vita
col confine dei tuoi sguardi,
brucia un temporale di parole
fra i meridiani del silenzio,
ricordati di me
fra questi spiccioli d’eterno.











