Silenzio verrà
tra i silenzi urlati
e le urla taciute.
Silenzio Verrà nella polvere delle tastiere,
nel cigolare muto delle sedie.
Un altro teatro di stelle e tarli
e radici di platani
saranno platea
nell’eco di spente prose.
Ogni attore si piegherà
sul gobbo
leggendo il bianco e nero
e l’applauso dei venti
ricorderà le repliche plaudenti
della vita che fu.
Gioventù, successi e trionfi,
quanti fiori nel tuo camerino,
quante proposte e quanti amori,
quante serate e quante notti in bianco.
Film d’amore, drammatici e musicali,
tragedie e romanzi senza mai fine,
medaglie, oscar e onori a non finire,
c’è sempre fila dietro alla tua porta.
Serate di gran gala ed alta moda,
sembra che il mondo sia ai tuoi piedi,
quanti giornalisti si danno spintoni,
per uno scoop e per scattare foto.
E non ti dico poi il conto in banca,
cresce vorticosamente senza misura,
tutte cose belle da non lasciar sfuggire,
il tempo però passa e non ti accorgi.
Addio gioventù e cose belle,
la pelle fa le rughe sul tuo viso,
non sei più la bellezza che eri prima,
Addio a proposte, trionfi e contratti.
Dal successo passi presto al declino
e tu non riesci mai a rassegnarti,
addio fiori ed applausi in camerino
e tu cadi in una forte depressione.
Il tuo conto in banca mai più cresce,
finché t’accorgi che hai sperperato tutto,
il successo non accetta mai il declino
e questo porta spesso anche alla morte.
Fu il tempo a fermarsi davanti al tuo viso
Chissà se pensavi alla tua eterna estate
O se inseguivi i sogni dall'altra parte della strada
Hai lasciato Luglio s metà strada
Ed ora corri la dove l'inverno si dice non c'è
Quanti amici ritrovati
E quanti ne aspetti
I fiori al balcone non li vedrai
Colorati dai giorni di sole
Chissà se c'è inverno la dove sei adesso
O se corri al mare ogni giorno
Chissà come vivi la dove sei adesso
Dove la neve non brucia le viole
Qui tutti si chiedono perché
Se sei un Angelo o rinasci ancora
Chissà se l'autunno arriva da te
Ma forse è eterna l'estate...
Chissà se c'è inverno la dove sei adesso
Luglio ritorna ogni anno
E i fiori colorano casa
Il tuo sorriso che manca al mondo
Ma l'inverno non c'è la dove sei adesso
Seduto dietro il banco del caffè,
travestito da conformista .
con la vana certezza
che il giorno nascesse con la mia gioia.
ne ero più che sicura.
nessuno avrà mai
un sole privato.
ma io lo custodisco a casa
attaccata a me.
ops sono già le otto
eccolo il mio pianeta sempre luminoso
apre gli occhi solo per il caffè.
ed emozioni
dentro una giornata
di pioggia,
prima o poi
arriverà il sole.
Sono queste
le dosi di felicità
che la vita ci dona.
Zittisci i pensieri
che in questi anni
hanno chiuso gli occhi.
Ascolta il battito
del cuore
forse questa
è la felicità?
L'azzurro invade incurante il cielo
assapora l'orizzonte
scandagliando gomitoli di nuvole
silenzia il grano arruffato dal vento
oro prezioso tra le finestre del sole
ove ricami tremuli frastornati e perpetui
dilettano docili papaveri rossi .
La solitudine
è nei campi carica di polvere e sospiri
Dio benedica il contadino
quando sminuzza e frantuma il terreno
a suo modo scrive, dipinge e sparge i semi .
Tutto avrà un sonno lungo e breve.
Cadon le foglie , giace la neve ,
dolce il tepore accarezza teneri germogli
e falce in mano stanno i covoni
a rimirar le stelle .
Arpeggia Giugno ogni fiato, ogni passo , ogni cuore
e in un sacco di juta riposa il chiarore .
Dio benedica il profumo fragrante
che si sperde all'alba nella via
odora di forno a legna ,
un taglio a croce ansito d'amore ,
una carezza e cosi sia .
Ad ANNA POLITKOVSKAJA
Ma che bel castello marcondiro marcondello
Oh che bel castello marcondiro marcondò
Nella voce t’hanno ucciso,
così mi sveglio dal sogno
strozzato da corde di un liuto
nel solito aspetto del buio.
La mano sonnambula, a mezzo metro,
pasticcia sulla sveglia muta,
sulle torri di tazzine,
nel disordine ammucchiato.
Eri tu od ho solo afferrato aria?
Barcollo sentendomi dannato
senza più sorprendermi
del prurito oltre la fronte
o del decidermi nel togliermi
come una foglia che cade,
in questa ineluttabilità
di due metodi che vorticano in padella.
Eppure non ci sto a morire
come se niente fosse,
mentre manco ancora
quel soffio sul baciarle i petali
elevando il capo
sopra dei presunti nemici,
il laudano non sarà eterno
per elaborare il non sorridere mai.
Il gatto mammone ammette d’aver spezzato rami
cacciando passeri,
ma nicchia nell’usare benzina e paglia,
pur di gongolarsi l’erezione
mentre mastica e sputa brandelli.
Io rimango come l’occidente omertoso
che dileggia per quell’insolito capriccio
di fianco al flaccido sedere.
Nei sobborghi le mie scarpe son gelide,
le dita pigolano ipotermia,
mentre respiro come se fumassi,
un altro Natale da eterosessuale
alla meno peggio
con vetrine ricolme di usi e abusi,
con carne salata e cioccolato.
Chissà…come bruciava Groznyj?
trasuda nel respiro
rugiada cristallina.
I tuoi occhi schiusi,
raccolti sono, nella fiaba
del nostro attimo inatteso.
Vibrazioni forti
percorrono liberi
le caldi curve
più sconsiderate del tuo corpo.
Il corpo, dal momento, reso fragile
dai pensieri raccolti
all’ombra dell’imperfetto
sapere di noi.
Tuonano i tuoi sospiri
d’infuocata passione
nel mio respirarti
dimorante nella tua carne,
incidono il nostro legame.
sei il focolare
della mia mente
da plagiare.
mi fai sentire fuori dalle righe
ma ormai sei controllabile
sei bionda come le spighe.
ti ho uccisa tante volte
ma tu ti sei sempre rialzata
sei sbadata
anche un po' inadatta.
sei il fuoco dei miei giorni del vero freddo invernale...
Respiro aria
odorante di mare calmo;
mi rincuora sentire pace nella natura
tra il sole ormai alto
e il mezzogiorno ancora lontano.
Osservo l’agave orgogliosa
mostrare le foglie grasse,
piene
di spine e sale luminoso.
Osservo te amore mio
che sei con me
a confondere il canto del mare,
con la voce dei violini
ad incantare il giorno.
Sei con me,
tra un’orchestra d’onde
che, vibrano come corde d’arpa
in una Zorba antica.
Respiro aria…
aria fresca quasi pungente,
ma calda la musica
che m’avvolge.
Immagini di carezze
le tue…
saporite, di salsedine
e labbra umide a lambire le mie.
Aria nuova
che sale a ritrovare...
dopo il vento dall’urlo forte...
la vita.
come della tramontana lo schiaffo
a rammentarti l’ordine delle cose
nel luminoso incedere del giorno.
L’amore che stai tenendo per mano,
spianato dall'urto del suo stesso pensiero,
sdraiato sul cuore a fruir di riposo,
al dopo rimanda il resto del canto.
Accade, così, che il freddo ti prende
e lana su lana di corsa tu aggiungi
mentre in fila già arrivi alla cassa
dietro chi come te non può sognare.
Così procedo
e fingo
pur di non mangiare cinese,
fingo
sprecando battute,
fingo
di fidarmi approssimativamente del prossimo
come di me stesso,
per davvero,
però niente altra guancia
e se trovo qualche parola magica
è solo per il dessert.
Non ho amato essere oracolo,
salire sul pulpito e tollerare Serse,
ma nemmeno essere ilota.
Ricucio le ali della folla
che sa eleggere un principe oggi
e spolparlo l’indomani.
Scrivo sempre un filo del discorso
anche fingendomi tonto,
mentre introduco l’appuntamento:
sarai davvero al mio fianco,
così non sguscio dall’equilibrio?
Fingo
che so contare oltre le mani,
per questo vivo,
anche se la matematica m’arrugginisce.
La mia città ha superato 7 assedi
usando kilometri di cunicoli:
gente cieca li faceva,
gente muta li tramandava,
gente sorda a guardarti.
Appena posso mastico liquirizia,
fingo
di non aver fame,
ti dono una carezza e mendico tutt’altro,
contropartite d’amore
Facciamo una serie di fotocopie,
un sole pallido rimbalza,
nella fretta dell’eros mi spogli a metà
quasi a strappare.
Spero di essere per te
più di un fiammifero sfregato,
vuoi dolcezza, non solo spinte,
sento vento forza tre,
magari mi smarrisco su qualche cresta.
L’orizzonte? Un blu notte.
Abbasso il finestrino appannato
fino a metà,
nel circumnavigare il vicinato
evito vicoli ciechi
e attacchi di hezbollah
coi razzi perforanti a sfiorarci la testa,
meno ancora la gente non commestibile
di legno levigato
che sogghignando finge,
ma è nervosa
per questo mio aspetto infarinato.
Rispondo
e mi fingo educato
intrufolando domande provocatorie,
non tocco mai chi non so incontrare,
il bagagliaio è vuoto,
fingo,
niente fiocine stavolta,
meno ancora armi pronte all’uso,
la vita ha già troppo da piangere.
È già la terza volta che incontro nei fari
un branco di randagi,
sono controfigure di un film surrealista
o per davvero stanno aumentando?
Oltre il finto muro
hanno ripreso a bruciare copertoni,
il puzzo infradicia la striscia di Gaza:
si parla di accordi,
ma non per questo.
Per davvero
ti racconto un sogno ricorrente
dove sto in mezzo a un mare piatto
coi piedi a mollo,
le alghe fosforescenti la notte,
tu lentamente ti volti,
le mani raccolte a nido,
le labbra si allargano
e dici “Sargassi, il mar dei Sargassi hai sognato”.












