le sue mani le sfioravano la pelle.
Non riusciva a pensare,
impossessata da pudicizia e paura…
Ormai più niente poteva fermarla!
Il suo guardo annientato
in quegli occhi color mare…
si sentì inerme, mentre
il fuoco della passione la divorava.
Lui, attratto dalla mente incontrata,
muto nel tempo nell’ammirarla…
attraversato da un brivido feroce
nell’ascoltare quella voce decisa e ferma
ma che allo stesso modo, ricamava
dolcezza e calore nella tela del suo attimo.
Uno sguardo lo penetra e tremolante
si avvicina trasportato da eccitazione mentale.
Passione la divorava
e mentre l’emozione le serrava la gola
avrebbe voluto dirgli
che aveva atteso quell’attimo
per lungo tempo.
Avrebbe voluto dirgli che era ed è
il suo sogno più ambiguo… segreto.
Niente parole, lo attirò a se
offrendole quella femminilità
a lungo assopita.
Lui non gli diede modo di parlare…
ad un passo dalle sue labbra,
la strinse.
C'è qualcosa sulle labbra
un fiore o un insetto
un messaggio o il vento
un giorno o una notte
un cielo o un orizzonte
il tuo dito o la tua bocca
il tuo pensiero o la tua parola
la mia bocca o il tuo ardore
un sussurro o un canto
le risa o una chiacchierata
il mio nome dal tuo nome
urla o echi
la pioggia o il sole
i tuoi capelli o la tua pelle
colori o riflessi
c’è qualcosa che m’hai donato
lo chiamerò amore
amore
“Clio, the muse of history, is as thoroughly infected with lies as a street whore with syphilis.”
(Arthur Schopenhauer)
Intanto
che aspettiamo
che la pioggia lavi via
tristezza e delusione
dal mio sguardo
spaurito,
il
tempo
passa veloce
sulle nostre parole,
sulle geometrie libere
dei pensieri schiavi.
Quelli nati morti;
quelli che non
vanno
oltre
la metà
del braccio.
Devono correre,
al contrario,
le mie
idee.
Fino
alle mani,
alla pergamena,
al lino e alla tela di iuta.
E intanto che il sole asciuga
le tue lacrime e i miei colori,
diciamocelo che
non mi ami più.
Che
ci
vuole
troppa
pazienza
per tollerare
un bimbo sincero
che altro non sogna
se non raccontare i fatti
che discendono dalle cause.
neanche un attimo senza pensarti,
neanche un respiro senza sentirti.
Questo è il mio amore per te,
questo lo stupido tentativo di un selfie.
Mostrami quella parte di cuore che mai smette di battere e con il suo palpito mi dice "sei suo"
legato stretto intorno al cuore,
attanaglia la mente in contrasto
tra veleni che vagano nel sangue,
e aguzzini che spezzano le ossa.
Terremoti di pensieri affliggono,
li affronto, li rifiuto, non li guardo.
Tentenna il cammino al franare
di un impero, su bordi rocciosi,
dove restano sospese le rovine
in bilico... sulle sabbie mobili che
senza pietà ingoiano macerie.
Partirò forse domani,
un viaggio nella memoria,
la valigia legata nelle mani,
lontano dai giorni senza storia.
Raccoglierò nel fiorir del giorno
i sassi colorati, nascosti nelle vene,
lanciarli lontano, via da tutte le pene
e fluire come acqua senza ritorno.
M'inginocchierò nelle vie
più strette, guarderò le immagini
delle nuvole e sognerò ancora
di volare nella mia pelle.
Mi stringerò tra le mie braccia
per non perdermi.
Quando verrai a prendermi
scevro del conforto di cristiana sepoltura.
Anima ferma sul primo gradino della scala;
immersa in un bagno di lacrime.
Fissa e inamovibile,
geme in stridor di denti.
La luce misericordiosa illumina
chi è fermo all'ultimo scalino.
solare e divina presenza.
Umilli il mio silenzio rendi vane le parole.
Non ammetti giustificazioni;
privi me. dannato, di un difensore.
Ed espropri quel corpo marcito
di un tempo che scade.
Quando facendo ritorno dal bagnasciuga
sorriderai senza motivo per la sabbia
sui piedi che ti solletica tra le dita,
e ti sorprenderai di poter scrivere
di nuovo la trama e con essa il finale,
scegli la speranza e parlami…
parlami di Pandora.
Sostando nel poggiolo rinverdito
col basilico ieri giallo che hai spostato
di vaso, aprendoti al suo profumo
se non con me, ti parlerai…
piacendoti l’idea di avere un sogno
sulla pelle che vuole essere trovato.
L’alba sul poggiolo, un’altra volta ancora.
da qualche piccolo angolo al sicuro
sotto il cuore della Luna,
qualcosa batte il suo ritmo.
Ed è cosi che si ribellano gli alberi
forse desti...
frugano nelle loro tasche
si infiammano: chi si sente truffato,
chi rimostra quel sonno ormai perduto.
E quindi la ragione si diluisce
stanca, non luccica...
si affaticheranno anche questi;
e nell'abbiocco quando tutti tacciono,
si spira il fresco
tra le foglie sognanti, e nel sogno
brille di scarse lacrime,
la musica avrà un nuovo volto,
finché la luce
non ferirà quelle stille facendo
rumore...
Baby con un’isola a rubar pelle
ha taciuto la verità di cantine
quando i baci difficile che restino sazi
ha pianto e urlato
l’importante che salvasse
ciò che sua madre cucì
su cose sposate solo con canfora/
Lui scappò un giorno
che capì il fondo di un’erezione
lui s’è rifatto la facciata
perché la gente non ricordasse
cosa era nelle sue mani
s’accontenta di guardare la montagna
dicendo
che la strada che gli resta
e quella a sua immagine
per l’indirizzo
è una scusa per passeggiare/
Chissà se la leggerai
il nemico è alle porte...
Un magro rancio consumato in fretta.
Gli aerei in picchiata non danno tregua
a trincee demotivate e spente.
Il sangue fraterno azzanna il bavero
della lisa giubba.
Sordo crepitare di mitragliatrici pesanti
vicino ai reticolati:
avvezzo al lamento dei feriti,
memore dei compagni caduti.
La pallottola nemica mi cerca
con solerte assiduità.
Una roulette russa si innesca
ad ogni colpo.
Tornerò in patria senza una gamba
o su una sedia a rotelle.
Ma quel che mi opprime
è sparare alla cieca
contro uomini sconosciuti
senza un perché.








