perché io non ho un giardino,
ma voglio anche quello.
E voglio pure il cielo ed il mare.
Io voglio di più...
per me stessa, per la mia vita, per questi occhi
che molto hanno guardato e, nulla hanno visto.
Voglio di più dalle mie poesie,
che forse andranno oltre il mio trapasso,
viaggiando insieme al nome mio.
Io voglio di più... più silenzio, più stelle da fissare,
più emozioni, più libri da leggere, musica da ascoltare,
canzoni da cantare e giorni da vivere.
Voglio più cani d'accarezzare e,
più bambini con cui giocare
Io voglio di più.
Dai miei sorrisi... esigo l'eterno,
dalle mie lacrime... che esca fuori l'inferno.
E voglio che non finisca in fretta questo inchiostro...
che mi dia, almeno il tempo di aggiungere un accento,
un apostrofo... o almeno solo una virgola.
dove è morta
la parte migliore di me.
In questo mondo
dove tutto diventa vuoto,
dove le nuvole sono in gabbia
là ritrovo il tuo volto.
Sognando di vivere
tutta la vita in una notte,
in un solo momento,
vivo tra anima e corpo,
respiro e torno a sognare
quel segno
che graffia il cielo.
In quell'attimo di assenza
tutto appare
come un granello di sabbia.
che cicatrizza le lapidi marmoree
che ho innalzato sostituendo pareti.
Non le temo quelle invisibili emozioni...
quelle che mi hanno ucciso i sensi,
quelle stesse che mi hanno insegnato
a vivere, ad amare e a morire.
Non ti parlo più con la voce del cuore e,
non ti guardo più con gli occhi dell'anima e,
non ti sento più attraverso gli odori falliti.
Non ti temo, io non ti temo più.
E ti affronto a viso aperto,
ti affronto coprendo le spalle al cuore
sfidando il tutto quello che t'appartiene.
Dimenticami se ce la fai,
scordami se ne sei capace,
accetta la sfida di questo pazzo amore.
Io l'ho già persa.
o per lo meno cosi ti fanno credere...
tanto da rinchiudere il mio cuore in isolamento
per il terrore di un rapimento o di un futile innamoramento...
La stazione divenne la mia casa di cura e di speranza
perché, com'è vero che il treno giusto passa una volta sola,
è anche vero che non esiste un solo treno nella vita...
Presi centinaia di treni, incrociando sguardi vuoti e occhi estranei,
misti a baci insensibili come le labbra di chi le donava per gioco...
Mi fermai poi per un cambio, in una stazione in cui decisi di sostare
quando non ebbi più il pieno controllo del mio cuore...
E in quel preciso istante venni quasi devastato come la prima volta,
ma anche folgorato, cecchinato e immobilizzato
da due occhi che da soli tenevano testa
alle migliaia di occhiate languide e prive di valore
subite fino a quel momento...
Avrei potuto e dovuto reprimere ancora tutto, soffrire,
ripetendomi che i treni passano ogni giorno e ad ogni ora
come fanno da anni, o che non c'è due senza tre...
Oppure ritenermi già fortunato del fatto che l'amore, quello vero,
aveva deciso di darmi una seconda possibilità di possederlo davvero stavolta...
L'errare tradendo fu la mia scelta,
perché com'è vero che non c'è due senza tre,
è anche vero che non poteva esserci due senza TE!...
Ed io non potevo castrare metaforicamente il mio cuore per il resto dei suoi giorni...
E' vero quindi che il treno dell'amore passa una volta sola,
che puoi perderlo, o possono fartelo perdere...
Ma se combatti fino allo stremo ,
e non cedi a letti solo da disfare e non da riempire d'amore,
qualcosa di simile ripasserà almeno un'altra volta...deve ripassare!
Intrapresi così il viaggio della vita su quel treno chiamato amore,
che stavolta mi imposi di prendere e non di perdere come la prima volta...
Perché le cose speciali sono poche e rare,
ti sfiorano una sola volta nella vita, al massimo due o forse anche tre,
ma io non potevo cedere il posto ad un altro fallimento interiore...
Oggi del primo treno ne conservo, oltre che a un dolce ricordo,
una piccola parte che risiede nel mio nome d'arte...
Ma del secondo ne vivo ogni singolo istante di ogni mia giornata raggiante,
ogni alba e ogni tramonto che attraversiamo da quando ho deciso
che il macchinista di quel treno, del TRENO PER LA VITA,
sarei stato soltanto e per sempre IO!...
vaganti sul bianco
ancor prima d’esser graffi
nei punti più adatti in sincronia
con quanto vuole la rabbia dettare.
Mare e luna si mettano da parte!
Poesia ribelle, questa,
che inasprisce e decolora i sogni
con versi piegati a condanna
d’inopportuno tempo avverso.
L' atteggiamento delle persone, inventare una soluzione.
Siamo altruisti, cerchiamo di respirare aria di rinnovamento.
Senza paura, osando e sfidando questa vita dura .
Torneremo a essere positivi, ascolta il cuore perché è quella la strada da seguire .
Nuove aurore, torneremo a vedere ora il tempo ci darà una forza di volontà
Mi affido alla preghiera , che rende la giornata più leggera.
La casa è il luogo sicuro, dove avere speranza per il futuro.
per non ricevere giudizi
fatti con disprezzo.
Si riesce più a leggere
che ascoltare blateri inutili,
lasciando così...
il tutto, nella noncuranza,
restandone fuori.
Ma se pur indifferenti...
non si resta mai illesi.
mettendosi a spiare
il vento cala
una nota si sogna
porgendo un filo sottile
alla luce che sorge
la guardi con timore
ma poi scompare
negli appigli del cuore
silente ascolta
il gorgoglio dell'acqua
dei dubbi passati
si inebria di quella natura
fotografata in luci
stupende. Riprendono
meraviglie che rilassano
la mente
Ti abbandoni
lasciando a lei, le noie
cancellandole dal tuo diario
che non vuole saperne
Silenziosa e religiosa
In questi tempi assurdi,
Sospesi nell'incerto tempo.
Vivere vorrei nei tuoi abbracci
Virtuali ed eterei mai più'
Ma intensi di reale voluttà'
E segno di gioioso piacere.
Cosi, dolce mio amore,
Donami quel che sai
Potrà sollevarmi dal tedio!
Che possa dimenticar il dolor
per un momento breve,
perdendomi nei tuoi baci.
Delle formiche
attratte dal calore
nere come la terra
di notti apolidi
monadi di certezze
vedo senza paure,
mentre la febbre
dalla ferita gioia
esonda. La natura
non fugge privazioni
intanto crea
e ripara, obbedisce
alla linfa che sale
e prega il sole,
è il ramo abbottonato
che gode del fiorire
se tutti gli altri sono vivi.
Città atona,
spenta,
tutto funziona poco,
la gente ha fretta,
pochi passanti,
preoccupazione nell’aria,
silenzio strano,
mentre c’è il sole,
belle giornate,
ma la gente è rintanata,
tristezza;
spira un vento freddo di marzo,
quando tornerà la vita,
quando.
Ho sempre trovato
C’era una volta stantio
come l’occhio del faro
sul mare increspato.
E quello che non c’è mai stato
nei vicoli di ubriachi, portieri
d’albergo e puttane quando la notte
si sveste di un qualche cielo stellato.
Nei flutti talvolta ostili di un passato
e negli sguardi insonni di quei vicoli
finchè non finiscono, c’era una volta
un uomo di cui non vi ho parlato.









