di mollica, cura pori invisibili
origlia dallo stagno vitreo
dove slittate. C’è un podere, sotto
di amenti che si appostano
scalpelletti di istanti
vicini ai graffi ma più piano
come asterischi
e punte di sbadigli.
Albeggio sul tuo cuore
come bouquet di pioggia
indaffarato d’infinito
a cucir l’amaca terrestre
d’un vuoto in declino.
L’anima mia
trasloca nei tuoi occhi,
s’assaggia di spazio e poesia,
disordina l’abaco dei poli
raggrinzati di solitudine,
siam narcisi di stelle
colorati d’abitudine.
nella clessidra
tutto appare una prigione
di desideri
sognati e repressi.
Corre il tempo
tra colori
e respiri
affogati dietro gli occhi
chiusi dentro una gabbia.
Tu che sei nata libera
di volare...
Hai quelle ali nuove
colma di aria pura
abbandoni timore di soffrire
sei di nuovo fiduciosa
piena di sogni.
Riprendi a vivere
oltre ogni dubbio
lascia che la tua Anima
riviva nell'azzurro
oltre le nuvole
oltre le stelle.
Quella prigione si è dissolta
la speranza,
la purezza coraggio
che si rinnova
oltre ogni paura.
ad un passo, fin dentro al cuore.
Sospiranti... ammaliati da noi.
Tu ed io, spaventati ma irrequieti,
sensazioni temerarie inafferrabili...
smaniosi, avvinghiati, contatto!
Noi... cediamo, ci arrendiamo a noi
con noi, per noi e contro di noi.
Io... tu... invaghiti persi!
Disgraziati in rovina, innamorati,
dentro a un vortice afflitto di passione.
Che disastro!
Mi sfugge,
silenzioso e discreto,
nell'ora di massima gioia
alle prese con il distillare
grumi di stella che ho tra le mani.
Mi invidia,
é quasi estasiato
da tanto eccellente colore
che invade il mio viso e la vita
allorquando ho un battito d’ali.
E tuttavia
lui s’allontana dubbioso
al pensiero di presto tornare
per riprendermi tra le sue braccia
e vedere di me cosa fare.
Oggi mi dimentica, il futuro.
Di notte, per elezione,
soltanto io dovrei esistere.
Staranno impazzendo
i misofoni del silenzio.
Ci vorrebbe un incendio troppo grande
per celebrare il passo chino
della processione di un vecchio
che medita una pisciata al muro
scrutando le stelle finite.
Ma il bricco sul camino
non può darmi di più.
Però è l'ora di quei film
che finalmente ti degnano d'una parola.
Quelli che senza pretendere niente
dicono abbastanza.
Che faranno le follie in giro?
Solo la bella di notte
ha il lusso di potersi sgualcire.
È così che, dopotutto,
lavora una guardia in guardia.
In piedi, ma sdraiata su un divano.
che un pensiero va a disperdersi,
per poi ritrovarsi in balia di onde
alte fin sopra la vetta di un monte,
dove di notte la luna e tutti gli astri
illuminano ogni tipo di concetto incerto.
È nel calore ardente di un fuoco
che le fiamme si alimentano fino a
sciogliere le perplessità più assurde,
creando confusione alla mente
che credeva d'esser stabile ed invece...
si è sgretolata insieme al cuore.
È sullo spartito di un orchestra
che la musica si avvia e si colora
con un violino intarsiato che...
presta le corde ad un arpa antica,
amica fedele di un pianoforte muto,
come un amore che senza petali
sboccia ma subito dopo muore.
Si è spezzato amore
il canto del vento
in un inciso di gabbiani
planato sui meridiani
dei nostri ritratti
ed insieme accoccolammo
il diario dei ricordi,
pentagrammi di giglio
planati su nuovi orizzonti.
Ed un pianto d’anima
sospeso ad un crepuscolo
di luna in affitto,
come gomitoli di vuoto
accartocciati in declino,
così sul ciglio dei silenzi miei
conobbi i tuoi pensieri
e capii d’esser
stella caduta nella notte
fra le lacrime spicciole
dei tuoi desideri.
Sei irresistibile e ti do bacio rubato, prima di godere del tuo sorriso che illumina la stanza.
Vieni su...e già nudi abbiamo assaggiato il cielo e dipinto il piacere...
Poi fotografare con gli occhi ogni tuo colore,
vederti esprimere un desiderio e sapere che è il mio...
E mentre una chitarra sottolinea che sei il mio amore,
scrivo questa poesia per gridare al mondo che noi siamo ora e sempre!
Sono figlio di un uomo
del sud e di una parola, madre.
Leggendo l'assenza
percepisco un suono e riesco
ad intuire ci debba essere
qualcosa in quelle poche lettere…
mamma, qualcosa come un vuoto.
Mio padre non sapeva piangere,
così non ho mai imparato.
Gomiti in attesa, composti
acuminati fino a smerli
di malva che già muore.
Zio Husby dall’umore lacero
come un seno appassito
assorbe il giallo della lampada
e la mia lingua impervia, che non dice.
Da un lato scocca una tosse di assenza
rumore di sangue.
E mamma non sorride, conto
quei denti uno a uno cadere
nella frugalità del piatto.
Mamma che non culla più
né buona né cattiva
- aria battuta, sale - col naso in su
trafigge una boccata, e se
nascondo in gola rosei labbri
graffio scorze al presagio
con il coltello a me affidato,
infine. A lato quel tossire
sta congegnando una parola.
A filo di noia
ribalteranno l’ombra.







