percepibile il tormento
le lacrime imperlate di delirio
la fine di un viaggio
un dimenarsi di parole vane
raminghe si allontanano e si ritrovano perse
in aride mani di carezze.
Allo sguardo tremulo degli occhi
un popolo giace senza perché
le ore sfrecciano prima ancora di aver visto la luce .
Quasi vorrei
proteggermi dal vento, confondermi , svegliarmi da quest'incubo .
Apro le mani e chiuse in preghiera
mi piego al volere di un cielo sfinito di pianto .
Soccombe la paura
srotola l'amarezza
sulle cose rimaste a raccontare.
Il sole sulla pelle e la gioia di stare all'aperto
La voglia di avventure, di scottature
Ma è già autunno in questo mondo veloce
Si sa che le mezze stagioni non esistono più, e adesso ne ho la prova io stesso
In autunno senti crescere l'inverno dentro, ma il tuo aspetto è abbronzato
E ti domandi perchè ogni giorno passa aspettando il successivo, senza che vi sia una meta
A quel punto rimpiangi lo sbocciare di tutto, la primavera ti nasconde la verità
Sei beatamente ignorante e felice
Sognerai l'estate per tutta la stagione,
Remote fantasie abitano in noi
e dall’anima alla vita affacciano
per l’aria necessaria e prezioso stendere
melodioso velo, senza veto anomalo.
Affrescano poesie grottesche parodie
limitando al sorriso quel ridi-colo tarlo
che presidia il tempo e scavando
l’origine per grotte cercano
di terrea felicità che conduce
a due passi dal cielo.
Aulici momenti quando volano
velli d’oro tessuti a iosa
dall’alto palco della passione
se di vocalità è intesa, e poesia
a note d’armonia intreccia
scendendo altisonanti scale
tra i ricordi del passato a rivangare
e, a nuova semina, dar vigore
dove, il pensiero non s’esclude
né in convento si rinchiude.
Metri in ridotte rime dotte e musica
accordi su misura a motivi spessi
sono influenza e febbre, emozione
che respiro trattiene
per stupore poter sopraffare
ché giusta risposta “soffia nel vento”
e in un attimo cala la notte.
ed impallidisce un po' di là.
Le orme dei passanti
lasciano sentieri bianchi
e un po' anche infangati,
ma chi viene dopo
ne segue la traccia,
approfitta per toccar suolo.
La lastra di ghiaccio
fa giocare grande e piccini
Le mani si nascondono tra guanti,
tasche e alcune rigide
fanno male ai movimenti,
come i piedi di un barbone
coperto da cartoni, pezze
ed uno strato di malinconia.
Insomma, se fossi io a suggerirmi le parole
sarebbe come un sole splendente.
Nah, sarebbe noioso.
Che senso avrebbe un mare
senza il rischio della deriva?
Mi ricredo, ma tutto ha un prezzo.
Ad esempio,
mi basterebbe una lettera in meno
per far fuori il mio universo
come un episodio crudo ed ignorato
in una sparatoria di un martedì pomeriggio.
Odiarsi non va più di moda ormai:
serve un'altra caratterizzazione
ma la devono ancora inventare.
Suggerisco la mia stessa biografia
pretendendo un finale eccellente
ma senza averlo mai scritto.
La verità è che non si scrive mai con una penna.
Così, domani avrò ancora la nausea
sperando di essere incinta di me stesso.
Così vomiterò ancora un'illusione.
Mi muovo in un rettangolo
scegliendo le coordinate delle azioni altrui.
Eroi per me, normali per gli altri,
da imitare per tutti.
Per questo butterò gli occhiali:
quando l'occhio vuol esser cieco,
è il momento di non guardare
ma vedere soltanto.
si fermassero a pensare avrebbero di che essere felici,
ma piangono gocce di sentimenti amari.
Si traveste di perla ogni lacrima più sincera,
le ostentano fiere senza disinvoltura,
collane di rivalsa sociale.
Come quel tuo indagare
pungente
sul limitare del tramonto
- chi sei, se sei o non sei… -
Chi sono non lo so neanche io
e non mi curo di un esistere di giorni
quand’è l’eternità a chiedermi un per sempre…
Se in me sospiri parole di un futuro
non domandarmi quanto ho camminato
o se ho sudato lacrime e
non pesare se ho gioito
amato… e ancora amato
Porto in petto tutto l’amore che posso
e la soglia della notte non mi fa paura
Tu non li vedi, sono solo riflessi,
i riflessi migliori dei migliori tramonti
sotto i quali da sempre insistiamo
per assistere ai riti dell’esser felici
che pensiamo un diritto acquisito
epperò… non lo siamo…lo siamo…
non lo siamo…lo siamo…
Ti verrà d’aumentar la frequenza
dei battiti tuoi delle ciglia stupite.
Sentirai un inizio d’umido agli occhi:
stilla di miele, la miglior testimone.
E intanto benvenuta è la pioggia,
la più amata che sia mai esistita,
teneri scrosci dei brividi d’Eden
che cadono muti sul cuore e le gote.
Avrai come freddo, anche d’agosto,
ma febbre non è, è tua suggestione.
Avrai come caldo, anche d’inverno,
ma caldo non è, è sudore alle mani.
Disteso nel mezzo di mezza noce,
barca sicura in un mare impensato,
è così che in fuga tu metti la morte,
che vita tu plachi e poi ridisegni.
Spogliato di scudi, di te solo armato,
alato nel cielo che annulla ogni età,
è così che infine il respiro rimandi,
che pane tu mangi e bevi emozioni.
Non tenertele strette, non sii avaro!
Non celarle nel sacco creduto proibito.
Raccontale!
Non ti odierò
Nascondimi il tuo vero volto
Negami tutto il tempo che vorrei spendere
Soltanto con te
Sputami in faccia e colpiscimi quando
Sono a terra, ed io mi vendicherò
Sorridendo ed amandoti per
Sempre
Deludimi,
Deridimi
Declinerò ogni torto
Dedicandoti ogni mia istantanea
dalla porta bassa.
Scruto la trave
che non mi parla,
tu sei già dentro
indistinta nel tartan
scozzese, rosso e blu
di una poltrona.
Odore di gesso
non cancellabile
sulla scogliera.
Odor del canto
nell’aria
sorprende gli sbuffi
di un fumo incantato,
cede la voglia di fragola
sulle timide parole,
sembrano per paura
scoperti sentimenti
tra i muri della via.
ci saranno i monologhi della mia mente...
e lì... saranno cavoli amari,
perché anche il più piccolo pensiero,
danneggerà la mente di qualcuno.
E non ci sarà nessuno e niente
che possa difendere o trovare alibi
per quelle menti dementi,
perché la mia mente parla, non per colpire,
ma per affondare, mentre ancora tace.
E quando saranno finiti i monologhi...
beato chi mi resterà accanto,
perché essi godranno dei miei gesti più gentili.
La mia penna sono io.
I miei scritti sono io.
E tutto ciò che non è nero e bianco,
lo si può trovare nei miei occhi.
Si vive per morire
a volte
quando si nasce
con una stella
la tua sentenza
affermando
di non essere idoneo
per questo mondo
per te lacunoso
dovuto al fatto
di trovarti in cima
ad una carica esplosiva
che sincronizza il tempo
di quanto ti resta da vivere
prima dell'alba
Penso che tu morte
a tutti paura non fai
anzi, una liberazione
per molti sei
l'unica a dare conforto
togliendo i mali del mondo
sopportati per il destino
costretti ad accettarlo
Non ti scomponi per niente
impassibile rimani
Ad ogni uomo
dai la benedizione finale
nelle guerre sei spietata
seppellendo cuori
al di là di una vallata
Per certi arrivi pian piano
per altri in un attimo te li porti
via, senza essere avvisati
Qualunque sia la collocazione
per te più consona nella vita
affronteremo il cambiamento
con la leggerezza della seta.
Dormono i nostri figli quando rientri
dal turno in refettorio, dorme l’uomo
anche lui stanco sui fogli dei suoi
silenzi a matita che non ce l’hanno
ancora fatta… ti aspetta il poeta.
Verrò sempre, non importa la pioggia
A volte bisogna dare un nome alle cose per avere meno paura-
ma non per la gioia o per la commozione.







