Sopra cuori
il timore
suo si sente
un male incurabile
annienta. Vastità
in penombra
incollano pensieri
riproducendoli
su carta stampata
moltiplicandosi
usati nuovamente
saranno
per le prossime battaglie
pensando di poter
ritrovare un'anima migliore
che le dia sicurezza
ma non la troverà così
piuttosto, per sempre la perderà
trovando un muro altissimo
difficilissimo da scavalcare
nel lento fluire, di un lago
profondo
che cadendo ammortizza pesi e vuoti
questo tempo ci ammalia e ci deprime
decadente e sfrontato
Il senso di ogni cosa mi fa senso:
mescolando un pensiero di morte
con profferte di sbalzi d’amore
tu gridavi ch’è vero
Distruggiamo semantiche alcove
castelli di rabbia
cesellati con sabbia
gli amori non vivono altrove
se non nell’estremo saluto
di un attimo muto
fiorenti e morenti nell’ultima Thule
che tutti ci illude
Teisti agnostici atei cerchiamo rifugio
nel bello che avanza
nel timido sguardo di un fiore
che vince il rancore
nascendo in mezzo al cemento.
anonime, tra grida
e sussurri di corpi
malati, lo specchio
bianco è la speranza.
In corridoi, in angoli
dove filtrano raggi di sole,
lo specchio riflette luce
e calore.
Le ore interminabili
si fanno più lievi,
attraverso lo specchio
il dolore si attenua...
Ti amo per chi sei;
l' ho sempre fatto e il tempo mi ha solo mostrato chi sono io. Il tuo uomo!
Salite e discese, città, montagne, mari...
Lacrime che potrebbero riempire un lago e sorrisi che renderebbero il mondo l' eden.
Quattro come i pilastri sui quali costruire una casa.
Amore, comprensione, perseveranza, passione...
Qualcuno ci è stato donato, qualcun altro lo abbiamo costruito.
Quattro i punti su cui poggeremo per costruire ciò che vediamo ciò che sappiamo cio che siamo:IO E TE ORA E PER SEMPRE.
per sprofondare dove tu ami.
E mi abbraccio nel sentimento
che emana il tuo cuore amante.
Mi sorprendo nel adagiarmi
senza aver timore di cadere.
Oltrepasso il calore di corpi
con le gambe intrecciate
con le mani afferrate
con le essenze incastrate.
Oltrepasso la pagina del tempo
stampando il volto nella mente
di te che strazi la mia coscienza
e che vivi da sempre di penosi addii.
Oltrepasso me per arrivare a te.
Mi cercheresti
se liberassi il mio dolore?
se cantassi con vuota follia
le note che altri sconoscono?
se sfiatassi dalla gola
i cenci afoni dell'anima mia,
mi cercheresti nella via,
sui balconi di ringhiera,
tra i ciottoli calpestati?
se io albergassi nell'aria
al suono di una lieve nenia,
se spargessi il profumo
velenoso di un oleandro in fiore?
se urtassi con le nocche
il legno duro del tuo cuore?
La Festa fortifichi il tuo dolore.
o cancelli vivida il tuo afrore.
Alchimia di vetro s'infrange
bozzoli di cotone coprono
mani ruvide segnate senza tempo,
si muovono, intonano danze
e sottili le labbra mimano
parole senza suono.
Avaria d'amore sopra il cuore,
meccanismo perfetto
inceppato senza poter essere
riparato.
Sovrastano i tempi morti, le inutili frasi
gli spazi vuoti e la malinconia.
Nuvole s'addensano sul mare emotivo
e rimane il silenzio a parlare per noi.
Anime danzano ricoperte da carezze
che restano,
languidi ricordi,
portano le voglie a gridare i sensi,
ma ormai il bacino del tempo e' lontano.
il giallo addosso al freddo asfalto
o anche il volo di colombe nere
che impedisce di cader nel sogno.
I passi nei portici disegnano
le strane orme d’un cammin veloce
e silenzioso a me riappare il cielo
arcano, non sol per colpa delle nubi.
Di quali suggestioni Victor Hugo
poté servirsi al sorgere del verso?
Romanticismo lungi da venire,
ne fu, in tal quadrato, pioniere?
In questo stesso spazio dove allora
tremavano gli amor come le foglie,
forse Calliope dettò poesia
e poi sparì lasciando fertile la scena.
Nel blu d’ardesia a colorare i tetti,
calcaree pietre e mattoni eterni
ancora insistono a trovar la forza
di dare il là ad un mai morto tempo.
Non muor nella mia anima il coraggio
di impiccare - di là da Place des Vosges -
novelli specchi e ansie a tutte l’ore
almeno fino al tocco del tramonto.
Mi cospargo di cera bollente
come fosse l'abito della mia pelle,
devota a te... che infliggi lo sguardo.
Mi immedesimo con la tua essenza,
per scoprire la mia sfera emotiva,
fino a perdermi e poi ritrovarmi
distesa nell'insolente voglia di te.
Nel pomeriggio di ieri
le scarpe cantavano
per un nuovo esordio.
Le gambe della ragazza
chiacchieravano in fretta
con le pozze d'acqua...
sì, era di pomeriggio
prima del farsi sera,
un chiocciare di becchi
a raccontare novità.
C'era un numero vario
di storni e uccellini neri
a disegnare quell'addio
del sole, del cielo alla terra.
Il perdono al tuo peccato
è rimasto sul selciato
in un rivolo rosso geranio,
ora è sera, c'è solo un gufo
che fa a gara con l'assiuolo.
La festa va ad iniziare...
brividi d'inizio mese.
Dondola da un quarto di luna.
Lui le legge negli occhi e abbassa
lo sguardo… intanto sorride, è gentile.
Anche lei lo china, e arrossisce.
Gli sta chiedendo solo di averne cura.
Le stelle cadevano nell’aria di aprile
a piccoli passi per lasciarsi raccogliere.
E l’orizzonte aspettava con le favole
dietro l’angolo, era il tempo del liceo.
E si giocava con le nuvole.
Ogni tanto l’orizzonte capita si stanchi
di quegli sguardi incapaci di raggiungerlo.
E che ci siano occhi ai quali manca qualcuno.
In un angolo di marciapiede dondola
appesa al quarto di luna violaceo
sul braccio, sotto lo sguardo di nessuno.
A volte capita siano le nuvole a cadere,
e che una stella rinunci a rialzarsi.
E a volte la favola sta tutta in un girasole…
che alza la testa e cerca qualcuno di cui fidarsi.








