in un accovacciato presente
fin su di respiri in segreto
nel proteggere l'assurdo
di stelle che non piangono
Preghiere si plasmano
le stesse
nei centomila anni
di un seguente deviato
E dimmi ora di vicoli persi
dei graffi di mattine
che graziano l'anima
dal continuo perché !
Avrai poco tempo ma, quando vuoi lo sai utilizzare bene!
Di fantasia ne hai tanta da vendere e gli altri la vedono,
forse sei tu a non vederla, a non credere di averla!
Di ringraziare sempre invece, è verissimo, lo fai senza esitare!
Sei una donna bellissima, grande persona e straordinaria amica!
Non denigrare mai le tue qualità e non essere sempre modesta,
prenditi quello che ti appartiene, la tua personalità è forte!
I tuoi pensieri sono profondi, anche se non li scrivi!
La tua amicizia è sincera, non ti manca niente!
Ora so a cosa pensi, cosa vorresti dire,
forse sei confusa, pensi e taci ma, risponderai!
Mi chiederai se queste parole sono stima, rispetto, amicizia!
Io ti risponderò: certamente tutto questo ma, anche più!
Non so nemmeno io cos’è quel più, se è affetto o altro,
l’ho chiesto ai miei sentimenti, all’anima, al cuore!
Loro però tacciono, non si pronunciano ed io ancora aspetto!
Buona serata, buona cena, serena notte e sogni stupendi!
Buon tutto a te e famiglia, un affettuosissimo abbraccio,
sono parole che la sera si scambiano gli amici, a domani!
Ciao, amico! Ciao, amica ma, ci sono anche quelle speciali!
sotto minaccia di una tempesta.
Ero lì, ferma, in balia di qualcosa,
nella morsa del freddo impetuoso.
Sola. Incapace. Nuda nell'oblio.
Spogliata da ogni pensiero
e non ricordo cosa accadde ma...
si aprirono le nuvole e calò sera
e poi la notte la seguì in fretta.
Apparve la luna, ma solo per tre quarti,
faceva da sfondo al tuo profilo.
Il vento, che or soffiava magia,
agitava i miei capelli intorno ai tuoi,
diventò caldo e mi abbracciò,
mentre le tue mani intorno al mio viso
fecero tremare anche le stelle.
proveremo a soggiogare il tempo
muovendo guarnigioni di poeti
e schiere di reclute romantiche.
Intanto, tu, bellissima rimani
tra le magie di questo pomeriggio
depredato all'oggi del frastuono,
ignaro delle morse del domani.
Concederemo solo un’ora
per aspettare che la sera scenda
e incidere sull'imminente luna
le musiche di Muse conniventi.
Cattureremo stelle e stelle
da detenere in celle ‘sì robuste
che possano resistere nel tempo
alla malinconia che premerà.
Infine, sospenderemo il cielo
e certi angeli di mala volontà
pronti a schiantarsi sui cuscini
al fin di regolar la sveglia.
Ecco: adesso
si muove dal silenzio
il lenzuolo bianco della carta
io e lui viso e viso
il raggio del fuoco riscuote emozioni
scoccata mezzanotte
di un altro anno che furoreggia
intimo nel sempre, sole lucido
Non desidero altro che aggiungerlo alla collana
tesserci un nuovo fiore del giardino di dio
scrivere, tra le cose che sono, la più rosea
non pensare in verticale
da quando la curva è irrilevante
e sono io ad aspettarmi con le braccia
aperte, a filo di leggerezza
fino al prossimo giro di clessidra.
Sono, ormai, il nulla che svuota
le mancanze di una vita senza senso.
Sono il tocco della follia...
la carezza chiamata inchiostro
per quella squilibrata poesia.
Sono il resto di... quel che resta
di un'illusione di un'impavida passione.
E' finita, ha cercato
un indirizzo
ma non l'ha trovato
si è persa
tra le insenature di un rio
ha vestito corpi
di battaglie infinite
barricandosi in casa
ha terminato le sue notti
con un pensiero
fisso nella mente
tranquillità non le dava
si muore senza sapere
quando accadrà
a che ora
in quale parte del giorno
succederà
Chiama i soccorsi
e mentre aspetta
immagini scorrono
errori cancellati
dalla nebbia del vento
se non ha amato
desidera poterlo fare
se si salverà
gioire vuole apprezzando
unici doni, innamorati
Sono qui a non vedere
perdersi mani sugli interruttori
restiamo apici del verbo
mentre la sabbia sale al collo
restiamo appesi a una tela spinata
ludi dal silenzio, tronchi del vuoto
deglutire labbra che il buio asciuga.
Per mezze notti luce d’angoli caldi
poter essere noi, sorpresi
tra settimini di calze accatastate
e viscere che per sempre vorremmo
prede di un monosillabo,
corde intorno.
e pensieri accusatori altrui.
E allora mille volte ti afferro,
mille volte ti faccio mio
celando il volto tuo
nei silenzi a te sconosciuti.
Ti guardo, ti respiro
e a tua insaputa sono tua.
Mille volte io ti amo...
mille volte non lo sai.
solo quando ne varrà la pena
e se mai ci sarà qualcuno
- o qualcosa -
a inebriarmi il quieto vivere.
A malincuore potrei scrivere
di vènti
che non siano stati nostri
e di tempeste
cavalcate sul filo dell’onda.
Farò ritorno in campo da solo
- passato l’intervallo -
senza tirare indietro il piede
nei contrasti
nell’area di rigore.
Soltanto allora,
se alla fine della corsa
ci saranno altri inverni di fuoco,
avrò da raccontarti tante cose
- forse troppe,
perché tu mi creda -
di tutti i mesi il più piccino.
Son basso e maldestro:
porto freddo nel canestro.
È pur vero che se m'ingrugna,
faccio un poco la carogna;
ma so anche esser caro
e di carezze poco avaro.
Si, di me si parla male,
ma vi porto il carnevale.
Sarò pure un po' sgarbato,
ma ho il cuore innamorato.
Con Cupido il tenerone
e Valentino il romanticone:
schiocco dardi e frecce
e vi faccio anche carezze.
Se ho la faccia buia e scura
tu non devi aver paura;
nel calendario resto poco:
ci sto un po' e poi trasloco.
E poi...se ci pensate,
son già più lunghe le giornate.
Sono un po' freddo d'aspetto,
pure a malincuor lo ammetto;
si però...se ci pensate...
fra tre mesi è già estate.
Pasticci d’infinito
coniugati d’orizzonte
ed un gruzzolo di primavere
inchiodato al mio cuore,
così conobbi
la casa dei tramonti,
così abbinai silenzi
al colore delle ore.
Pianto di metafore,
lapislazzuli temporali
d’un bouquet lunare,
siamo assaggio di sguardi
in questo soffio sensoriale
del bacio dei tuoi abbracci.









