Camìneche chiàne chiàne
sop’a ccusse lungomàre...
Non gamìne nessciùne...
La lune m’acchiamènde
e, facènne u “pìzzue a rrise”, me disce:
“Tranguille, stu vìirne av’a passà!”
U mare ggnore, agetate,
pìgghie a sckaffe chidde pète
ca u-aspèttene da sèmme...
A l’andrasàtte, n’onde, chiù fforte,
me fasce nu viàgge d’acque...
Maledètte o diàuue,
la svèglie st’a ssone...
Stève a sennà!
Ma pò, chiàne chiàne,
me n’avvèrteche ca stu core,
chiànge adavère iàcque e ssale
de cudde mare ca m’ammanghe...
assà!
Questo “Inverno” (traduzione)
Che freddo stasera...
Cammino lentamente
su questo lungomare...
Non cammina nessuno...
La luna mi guarda
e, accennandomi un sorriso, mi dice:
“Tranquillo. questo inverno passerà!”
Il mare scuro, agitato,
prende a schiaffi quelle pietre
che lo aspettano da sempre...
All’improvviso, un’onda, più forte,
mi bagna integralmente...
Maledetto sia il diavolo,
la sveglia sta suonando...
Stavo sognando!
Ma poi, piano piano,
mi accorgo che questo cuore,
piange per davvero acqua e sale
di quel mare che mi manca...
assai!
Non esser triste!
E’ così che io mi dico
quando io lo sono tutto,
quando l’ultimo tramonto
è a quel punto arrugginito,
col suo sole proprio avaro,
col suo cielo un po’ dimesso.
Arriva poi il bel momento
che mi sembra verità,
l’ora in cui sussurro al vento,
che mi rido fino a dentro,
che mi specchio insomma addosso.
È così che il sorriso poi ritrovo,
che le mani le rivedo grandi,
troppo grandi per l’abbraccio che mi do,
troppo grandi per non abbracciare vita.
Viste de bbiànghe chèdda malanghenì
e ttinge de rose u delòre tù...
Fàuue, percè av'arrevà la dì
ca non ha da tenè cchiù chelure...
(Traduzione)
Vesti di bianco la tua malinconia
e tingi di rosa il tuo dolore...
Fallo, perchè arriverà il giorno
che non avrai più colori...
La miglior meraviglia
del mondo è la vita
così, com'è stata regalata
nel suo muoversi fecondo
il continuo rinnovamento
di stagionale priorità
e l'aria e l'acqua
sole, luna e le stelle
coprotagonisti
di sogni annessi
la morfologia della terra
dalle voragini vertiginose
alle altezze mozzafiato
e della scuola di viaggio
di fauna e flora
che nel dare e nell'avere
si basterebbe pure;
peccato l'uomo
e la sua libertà devastante
- nemico ... senza collante -
Ancora un anno
... e sono 7
Neanche tutti gli astri
sono bastati a schiarire la terra
che stretta mi tiene
come radice indolente
Vi osservo
dalle mie prospettive
e medito
su come avrei vissuto
su cosa avrei fatto
su …
ma non ho risposte
perché non ci sono risposte
7 anni
tra il buio e la luce
- che Dio mi benedica… sempre -
(Gabriel - 2012)
fissi nel tempo,
quante storie nascono
sempre nello stesso posto.
Li ci siamo incontrati,
li è nato tutto,
li altri amori son nati,
chissa con quale epilogo.
Gli anni passano,
si ritorna in quei luoghi,
un pensiero leggero,
ti stringo più forte.
Sia di buon auspicio,
quel bar del primo aperitivo.
Io ti guardo negli occhi,
ringrazio il destino.
Il tempo si dissolve
nella singolarità di un bacio
Nell’attimo in cui tutto
proclama la propria esistenza
e la vita non conosce forma,
l’anima varca il confine ultimo
dell’eternità
Nel caos si rigenera la materia del mio corpo
ugualmente a tutta l’energia dell’universo
indistinguibile dal mio spirito
dove la morte si congiunge alla vita
e tutto ciò che percepisco
divampa nell’oscurità
come la sola incapacità di comprendermi.
Per la festa del Santo Patrono
dalle cascine vecchi maghi
che stringono nella mano
meravigliosi ricordi per tutti
i bambini capaci ancora
di ascoltare, piano piano
raggiungono il paese.
La sindaco negozia
con un piccolo pel di carota,
invece di parlare di politica
come solitamente fa,
l’ora di andare a letto.
Mentre sulla ruota panoramica
un barbagianni ultracentenario
regge un sacco di caramelle
a riccioli d’oro, come un mulo
carico di cotillons il curato
chiama inutilmente il diacono
che inventa favole sul calcinculo
strane e fantasiose per la nipote.
Dall’autopista lo sbombone
si atteggia con accendino
e Malboro alla menta salutando
Miss Nonna di quest’anno.
E scorda il piede nel mocassino
sul respingente.
Due adolescenti dietro l’autoscontro
dentro il giornalino di Gian Burrasca
si danno il primo bacio, quando
il nonno di riccioli d’oro tossisce
incurante sul suo orologio da tasca.
Era un po’ così anche lei
pargoli, un quadretto
che non aveva bisogno di cornice.
Comperai questo ritratto
al negozio in fondo alla strada…
qui nonna di mamma sembrava felice.
Rivoluzione francese,
uno spartiacque importante
e cruciale per la storia europea;
il terzo stato,
il volgo,
il popolino,
stanco delle dissennatezze,
dei re francesi e dei loro
sgherri e dignitari,
con una classe politica corrotta,
il terzo stato diventa protagonista
di se stesso;
dapprima con fermenti e tafferugli,
disordini e proteste,
poi c’è la svolta,
con la presa della Bastiglia;
da quel momento,
gli eventi precipitano;
gli enciclopedisti,
filosi e gli scrittori,
come rif de la bretone,
avevano previsto e anticipato
gli sviluppi a venire,
scrivendo del pericolo
di una rivoluzione,
nei loro scritti,
ma rimasero inascoltati.









