-giammai lo perdonerebbe.
Un refolo di vento la ristora
rigenera il suo non essere,
vi trova tutto il tirocinio inconscio
alla cura,
la dedizione, l'empatia.
Intuito e sensibiltà
come se fosse appena ieri
-quel savoir-vivre leggero
che la fece donna,
una sapienza strana
indispensabile e sfuggente
quanto una poesia.

Crepuscoli di cielo
svaligiano l’anima mia
ed il pianto del silenzio
telefona al mio petto
come squarcio di primavera
sul plettro dell’universo.
Ed il mio sguardo s’infrange
come ritornello d’onde
increspato dal volo d’una rondine
ed un maestral di stelle
s’abbiglia ai furti del cuore:
siam petali di storie
disciolti in compleanni d’aurore.
Non cadere nel cratere dell’incomprensione
la fragilità ti stordirà
annebbierà la tua forza
la paura raschierà il fondo
seppellisci in un cratere la rassegnazione
non vivere cosi
sorridi, corri incontro alle verità
riappacificati con te stessa
macina la rabbia
i ricordi ti lasceranno libera
vivi l’oggi, non pensare il domani
la brezza del mare e il suo calore
soffieranno la sabbia dal tuo cuore
prendi per mano la speranza
amala, accetta i tuoi limiti
non cadere nella trappola
sorridi lascia andare il suo aquilone
accarezza il profumo della sua pelle
impara a capire
concentrati il cuore è libero
se saprai ascoltare il silenzio
le parole diventeranno musica
e riderai, riderai
tu possiedi l’amore
ruba il tempo
usalo con dolcezza
abbraccialo e ridi
prendi in grembo il suo sorriso
l’aurora vi bacerà il risveglio
il giorno darà un senso ai vostri passi
ringrazia la sua luce
e ridete, ridete
consumate le vostre suole
correte, cantate, ridete, ridete
nessuno potrà fermarvi
se un giorno vorrai andartene
vai ma senza rimpianti
i cipressi non hanno radici.
Del dolore acqueo che mi veleggiava nel corpo
rimangono i canali scavati, il sentore
radicato, gli spasmi involontari degli attimi.
E tu che li percorri in senso inverso,
ne baci ogni traccia e mi guarisci,
che per ogni croce incontrata
hai levigato i legni e trasformato
il rosso in oasi, scale di pianura in baci,
angoli in luce fiorita e tremori in parole.
Tu che mi traduci in versi
hai donato alle mie sere pluviali
il dono calmo della tua voce.
Tu che leggi in rima stonata il suono
delle mie parole mentre albeggia, scheggia
è l’ispirazione: del piacere, del dolore
o delle quiete. Magnete che attrae in favore
di vento anime in sospensione, la reggia
delle ombre è regolata dalle ore del tuono
e del lampo. Sarò la tua ultima pioggia
allo scadere dell’inverno e il tuo calore
sarà la coperta dei miei sogni, costeggia
il paradiso l’amore quando è un dono.
si fa voce su orizzonti solitari
Nel giorno di impervi sorrisi
carezzeremo crepacci
dove l'alba china il volere
su vette alienate
dall'evanescenza di fili e di ferro
Viviamo nei fogli
di onde e d'istanti
plagiando il canto dei poeti
deluderemo le assenze
nel riflesso che sgretola
la magia del precipizio !
L’assenza bruciava nel vento
in un crepuscolo ridipinto d’eco
ed una gemmazione di cielo
fu narciso temporalesco del vissuto
posato fra narrazioni lunari
e poesia d’animo ferito
e più non sei
fra le geometrie del respiro,
fra i graffi della notte,
fra monologhi di polvere stellata
accoccolata sul pianto del mio mondo.
Occhi scoscesi di malinconia
mordono le passeggiate dell’essere:
sei solo abitudine
di una cieca emozione…
una musica...
Un’emozione mi colpisce.
Sotto lo sguardo
della luna piena
un abbraccio.
Mi scuote
la luce filtra
dietro le persiane.
Il domani alle porte
e arrivato
il momento di vivere,
di respirare l’istante
senza domande.
Il sole riscalderà
l'emozione il fremito
del corpo.
Chiudi gli occhi
ascolta il cuore...
Forse era questo
che stavo sognando
la felicità.
Ho ascoltato bisbigliare mio figlio e il suo
amichetto mentre facevano merenda, lui
“Io ho un supereroe che torna sempre da me”.
Il piccolo Luca -E ha il mantello?-
“Qualche volta metto la sua giacca
e volo, ma mi va larga… quando non c’è”.
-E ti vuole bene?-
“Si, mi aiuta dal primo giorno che sono nato”.
-Ti credo solo se adesso apparirà-.
“È vero, lui ama me e io lui”.
-Davvero, e come si chiama?-
“Ha un nome, ma io lo chiamo papà”.
Quando Luca e la sua mamma sono rientrati
a casa ho spiegato a mio figlio che cerco
solo di esserci per lui, mentre con le manine
si copriva il viso per non lasciarsi risciacquare.
“Ci vorrei dormire nelle tue manone”, e mi
ha sorriso col nasino di sapone tra le bollicine.Pioggia d’anima
m’attende controluce
tra i navigli del pensiero
ed io son virgola d’infinito,
profumo d’un fior
perduto nel silenzio.
E rimembrano d’immenso
questi scampoli di cuore
fra intercapedini lunari
ed orizzonti da cullare
ed allor raccolgo
le dolci carezze dei giorni
a mareggiar incomprese
fra infinite storie sole.
Mentre attendevi all’ufficio postale
ti è venuto forse da pensare a quelle
volte che sei stata in coda per pagare
le conseguenze del tuo sederti
in disparte sull’argine di un ruscello,
a guardare le vite degli altri passare.
Come i papaveri che crescono
ai bordi dei binari, riempi lo sguardo
di chi nel grande viaggio della vita
ha la fortuna di incontrarti.
Incurante di tutto regali il tuo rosso
al grigio di qualunque matita.
Sei quel fiore ritratto
dalla mano appassionata
di Monet, degno dell’affezione
folle di ogni singola pennellata.
È a notte della non deriva
quando friggono - i silenzi -
quando mutano - le stelle -
che io mi ascolto...
Voce, allora, arriva chiara.
Contro muro si fa palla,
fino ai bordi l’aria colma,
del respiro m’assicura.
E mi ascolto
dentro l’ora di felicità aggiustata
e non fiato, non rispondo
se non per dirmi ciao.
La notte,
ancora una notte,
ancora una vita da vivere,
ancora delle ore vuote,
senza fine,
che non passano,
si fermano
e indulgono,
in questa notte autunnale,
mezza fredda,
silente,
con la tosse che ti perseguita,
con l’insonnia greve,
mentre i pensieri sciamano,
tra ricordi,
cose positive
e negative,
che ti fanno incavolare;
notte d’autunno,
cielo adombro
di nubi,
nuvole di pioggia,
si vedrà,
notte.
torrente, fiume, rio, laghetto, stagno...
vi sono nata, porto il dolce segno
profondità scura che si dilegua
La contemplo, mi contemplo, dissolvo
scorro, trascorro, muoio e poi rinasco
limpida traspaio, di nuovo fluisco
cambio, muto, metamorfoso, evolvo...
Non sono altro che un riflesso fuggiasco.
Metacarpo lunare
d’addii condivisi
su questa battigia d’anima
e grafemi d’orizzonte ad orchestrar
le nevicate del cuore.
E così rammendo sguardi
sciupati dal teorema dei silenzi tuoi
mentre ombre e colori sfioriscono
come pioggia sul mio volto
e noi,
chirurgia astronomica del pianto
siam talamo e chimera,
abito scomposto di parole
alle pendici dell’eterno
in questo battito di poesia sospesa
sul petto degli amanti.








