Fa niente se la notte è stata lunga,
se l’afa ha seccato la linfa vitale
di quei sogni ch’avrei voluto fare.
Nessun bosco teatro di magie,
assenti le mie fate canta fiabe
o lampi di mare a strozzare il buio.
Non una madre da saldare al petto,
né fratelli da poter rivedere
o il viso mai smarrito dell’amore.
Poi, finalmente il nero s’è stancato
di dominare me e i miei capricci.
Lei, infatti, puntuale è arrivata…
Mi tuffo nell'alba che mi è fedele.
Di là, oltre l’antenna, è gioco di luci.
Mi immergo nel fondale dei sorrisi
per andare risoluto a stanare
quella serenità che si rinnova
agli occhi spalancati sulla vita.
ogni umana bruttura
la dignità dei bambini
composti, come s'addice
al DIVINO
subiscono della guerra gli orrori
e le malattie, con timida paura
di gattini sollevati da terra
occhi grandi, di perché spalancati
come gli angeli e i San Giovannini
dell'ARTE
stupiti interrogano gli interlocutori.
Abitano il bene sempre, rassegnati
mai tristemente a ciò che non si dice,
la MORTE
i suoi preludici fetori
angherie soprusi abbandoni.
Della VITA
entusiasti solerti,
promotori inconsapevoli di pace
dimorano l'AMORE sempre,
ne sono testimoni.
Sui misteri più grandi son usci aperti.
Quella sera tu
Sono passati anni,
sotto i ponti,
ma ancora adesso,
che sono
ormai bianco e vecchiotto,
ancora adesso,
mi ricordo bene,
quella sera,
di anni fa;
quando tu entrasti nella stanza,
c’era afa e caldo,
ma io ti notai,
e ti desideravo;
tu ti accomodasti vicina a me,
poi,
d’improvviso,
le nostre dita si toccarono,
allora,
tu ti sei sporta su di me,
e mi hai baciato,
le mie labbra sulle tue;
un lungo bacio,
che non scordo più,
e da allora,
mi affezionai a te,
e non ti ho più lasciata,
amore tu,
unica,
tu.
lascito dell'imperversa innocenza
scalfisce innocuo , soffice come neve
indurisce l'essenza propria di ogni organismo umano.
Giova all'istinto, onesto piacere
gode di eterna giovinezza
nel tentativo invano di plagiarlo
..impossibili le lacrime.
Silenzi persi nelle tasche
di un infinito cielo,
sono code che danno direzione
timoni, senza tregua d'arrivare.
E le vaporose bianche raminghe,
ricoprono un azzurro che vuole
solo parlare.
Di te, dirà che ti sei perso
tra le vele, solcando mari profondi
d'emozione.
Di me, forse, avrà racchiuso nel pugno,
tutto l'amore, che come lava
può eruttare.
Rimango le briciole di un ricordo,
fatto di vapore che uniti ci vedeva,
senza altro da dire e fare.
Sottili fili ancora ci tengono
legati senza fine...
di intessute trame oscure
si rimbalzano nel tempo
di sopiti ardori antichi
Vaga in spazi siderali
un pensiero obliquo e stanco
È lotta aperta ed incessante
coi fantasmi della mente
Giorni spesi
solo uscite
ne' rimborsi a pie' di lista
Ho immolato a un Gran Moloch
anni intensi e spensierati
l'inflazione della vita
ha bruciato ogni risparmio
... forse il fin dell'esistenza
è cercare un dì la morte
Non conosco nessuna ragazza che mi provoca brividi glaciali anche in pieno agosto, quando la salsedine impregna le nostre vesti, mentre le nostre pelli si strofinano sopra un asciugamano di cotone creando scintille rosso rubino, che accendono il plumbeo mondo.
Una volta calate le tenebre ti presenti al cancello della mia mia prigione mentale, vestita di rimorsi e assenza, io che innaffio le mie interiora con assenzio e rum nella speranza che facciano arrugginire la maledetta serratura del maledetto cancello, ma invano, perché la chiave dei ricordi in presenza di sorella Luna è in grado di scardinare qualsiasi marchingegno. Allora è lì che ti accingo a raggiungere le finestre che danno sul mondo, e a versare fuori da queste ultime acqua salata raccolta dal grande lago della disperazione. Solo dopo quel rito allora le persiane si chiudono lentamente, divorando anche l'ultimo spiraglio di lume dalla stanza, provocando sonnolenza anche a te, che fai ritorno silente verso il tuo ergastolo con un ghigno di sfida, di chi sa che tanto ogni prigionia concede un'ora d'aria al giorno, che libera momentaneamente il condannato, ma intrappola per lo stesso lasso di tempo il carceriere, che li rende eternamente vicini, ma invisibili l'una a l'altro
Pioggia notturna,
nelle tenebre,
boati di tuono,
e poi
d’improvviso,
un lampo,
fende la notte;
scroscio di pioggia,
si sta bene in casa,
al coperto,
accanto al focolare;
la furia degli elementi,
autunno ormai;
il tempo delle piogge,
dei funghi,
castagne.
Cosa ci facciamo qua?
Dovremmo essere vicini, a versarci sorrisi negli occhi e baci nella bocca.
A giocare con le dita sulla pelle,
sotto la pelle, nei muscoli.
Prendere i nostri sentimenti
metterli in un tritacarne e usare solo l’istinto.
Soffocarti di passione
fino a quando ti senti morire per mancanza di aria
come testa sott’acqua che torna a respirare
riempie di nuovo i polmoni
ansima.
Afferrarti i capelli e obbligarti a nutrirti di sesso.
Azzannarti alla gola
come una belva con la sua preda mentre ti entro dentro
nell’anima, nella pelle, nella carne, nei sensi, con le tue unghie
conficcate nella mia schiena.
Istinto.

Acqua ad infranger massi di pietra,
tintinnio di gocce e vive figure.
Sangue a fuoriuscir dal cuore e
rosso corallo a tinger sabbia.
Speranza in sciacquio di onda
ad echeggiar su mare.
Ed onda su onda guizzar di
schiuma ed imperlar i bordi della riva..
Nella scogliera il silenzio va come
le nuvole grigie a svanir nel nulla e
far tornar il sereno.
Foschia a diradar nel cielo
fievole e trasparente come
ali di mosca..
Il vento con amor e d'amor parla
in crescita di pace all'anima si pone.
Sogno in questo nido d'ombra ed
afa ad arroventar la baia ma
in quest'angolo il cuor parla .
Anima estendi lo sguardo e
a fil di voce il mare saluti!..
Un trionfo annunciato… il tour del regno,
ogni metallo trasformato in oro,
la povertà un ricordo lontano, il sogno
che si avvera a comando, il lavoro
è a buon punto per Re Mida e la sua corte.
Poi l’incontro col poeta errante, le carte
rimescolate nel mazzo e il capolavoro
dell’oro trasformato in metallo nel coro
di versi dismessi dal vocabolario. Lo sdegno
dei sudditi trasformato in ribellione,
la ricchezza va difesa con la spada
e la prigione. Re Mida è vulcano in eruzione,
i poeti vanno esiliati tutti, accada
quel che accada. “Maestà sia clemente,
è dell’amore sfortunato la colpa, il dente
da estirpare, non della poesia, in questa contrada”.
“E’ della tua fiamma il peccato? L’opzione
è la galera per entrambi, in forma cruda”
"Davvero mio sovrano volete imprigionare
la vostra consorte? Perché è giusto
che lo sappiate, è lei che amo da impazzire”
E il brusio che si levò dalla folla, al gusto
d’eccitazione, fu l’apice dell’affronto:
Re Mida volse lo sguardo alla moglie, il conto
delle lacrime sul volto fece il resto.
Che tutto debba andare in malora per un amore
molesto? Le ricchezze a rischio per un pretesto
del cuore? E il divorzio fu dichiarato a furore
di popolo. “Che siate felici e maledetti,
che sia la miseria il vostro orizzonte
sino alla morte” La regina dei banchetti
si sfilò la corona e consegnò il diamante
della collana. Gli occhi bassi e un sorriso
di liberazione, la folla lanciò riso
come al matrimonio e aspettò adorante
che ogni metallo tornasse oro. I confetti
dei nuovi sposi sparsi per l’Atlante
divennero madrigali, odi e sonetti.
dentro un cuore di granito
Scorre un fiume tumultuoso
dentro carsiche doline
Ghiaccio di mare i miei pensieri
sciolti al sole restan sale
Alzo muri a giorni vuoti
tra la noia e l'indolenza
Tolgo spine dalla carne
ma rimangon le ferite
Ho sognato mondi altri
forse ho perso la partita
Non mi resta che sfogliare
tutti questi"fleurs du mal"









