scendo solo su un pendio aggrappato a bianchi sassi,
colgo spesso dalla terra fiori rossi non sinceri.
Provo sempre con ardore a ritrovar i giusti passi,
gli occhi sono spenti e il cielo ormai s'offusca
un'ombra sul cammino nasconde la paura
difficile è il sentiero e la strada si fa brusca
stride forte il mio passo incollato su quelle mura.
Scorre lento il tempo delle emozioni
alta sorge una torre a spiare il paesaggio,
ricolma è la mano d'un turbinio di sensazioni.
Un ramo secco si spezza al mio passaggio
e un tuffo al cuor rompe le pulsazioni
come a mandar triste messaggio.
non capisci e non vedi
i colori belli che ti stanno
vicino li mescoli con quelli scuri
non comprendi d'esser tu
ubriaca di vendetta tempesta
marina vuoi conoscere le cause
di quel male che nuoce
ad una matita ma sai
conosci il motivo
di quel disturbo che riaffiora
lentamente tacendo
tenendosi stretto un cancro
da troppo tempo
sopportato. Protesta, facendosi
accompagnare dove vuole
senza far riposare
e fa bene. E' soltanto così
che può farsi vedere
da te, che poco ascolti

Nel sigillo del tempo
rallentano memorie,
non seguono più
correnti del pensiero.
A intermittenza s’accendono
e all’imbrunire s’arrendono
nell’opacità d’uno specchio riflesso
nella fossa d’un grigio cemento.
Stenti e solitudine presenti
a lacrimare iridi assenti.
Sono volti scavati,
solchi profondi e scuri ,
sanno di rame invecchiato,
han perduto l’originario splendore
di quando al desco tutti
s’abbuffavano
e col prosit brindavano.
Il passato è andato,
dimenticato dal presente.
Ora passato e presente
vorrebbero amore,
quell’amore
che non andranno a caritare.
Aspetto l'ora giusta.
Persisto nel distanziar la morte,
accetto i pegni che sono da pagare
in un percorso avido di prove.
Dimmi, intanto, che sembianze hai,
se sei da immaginare mia coscienza,
se è soltanto sciocca confusione
vedere in te la cara madre mia.
O forse tu sei me, piccolo uomo,
quando lanciai la prima sfida
a fare carne di quei primi sogni
dove spiare la trama del romanzo?
A sera, nei momenti che mi avvito
alla ricerca dell'angolo migliore,
ti parlo, angelo mio, e poi ti invoco
per essere sicuro che ci sei.
Intanto che decidi di mostrarti,
del tuo respiro dammi un cenno,
disegna là sulla parete azzurra
gabbiani che sorridano di me.
Ti prego, non contare troppo
sulla promessa che mi sono fatto
di coltivare vita più che posso
perché del non morir mi illuda.
D'accordo, continuo a guardare stelle,
nel cuore incastro flussi di marea,
ma rassicurami, fa' presto!
Anch'io ho paura!
e pensieri che aspettano
il giorno seguente.
Una casa s'illumina,
linee confuse appaiono.
L'alba nuova nascerà un'ultima volta.
Un giorno qualunque,
in un anno qualunque,
d'una vita qualunque.
La vita d'uno in quella di milioni.
Dall'alto voli anonimi
e morte
e terre falciate nelle viscere.
Colombe senza ali,
canteranno melodie di morte.
Ucciderai te stesso raccogliendo
petali recisi,
In silenzio,
per non far sentire l'apocalisse intorno,
maledetto Uomo.
Suona per noi
questo violino che ho scordato
sull’uscio indifeso di me stessa
e d’improvviso con la mente,
danzo come un tempo
fra i campi di cotone
come la magia di una stella
caduta dal cielo di maggio
ed il vento mi ricuciva l’anima,
era quel carillon dimenticato
che un tempo eran le tue braccia.
Ed il riflesso
d’una coreografia d’orizzonte
tagliava in due una nostra vecchia foto:
mamma, contavo i tuoi biondi capelli,
parevan raggi di sole che sfioravo
come fossero sogni di cristallo
e tu, solo per me, lacrimavi una nenia
di fate, principi e cavalieri.
Mi manca mamma,
disegnare i battiti del tuo cuore
che musicavano un orologio di storie,
mi mancan mamma
le tue mani stanche, come pane di luna,
perdute nella sartoria dei tuoi affanni,
mi mancan mamma
i tuoi occhi verdi, come scampoli di mare.
Ecco chi sono io:
una piccola conchiglia abbandonata
sulla spiaggia dei tuoi ricordi.
l’aura che offusca
quando passa sola in cammino
da altezze funamboliche d’odio
silente nel manto, scostante
e cieca, d’un oppio di duramadre
-un’orgia di nicchia che arride dagli inferi.
Vorresti raggiungerla, carpirne il sottinteso,
le punte chiodate delle iridi.
Amarla e detestarla
scolpirne la statua d’altera
il suo graffio intangibile
come la morte quando spigola
dietro l’esasperante veletta.
Violini le tue labbra
soffocati nel silenzio,
mimose affaccendate
le tue lacrime accasciate,
donna nata dal cielo,
sei vento d’alfabeti
che l’uomo non comprende,
chiave del suo petto
che d’amor s’accende.
Carillon di dolce luna
è la curva del tuo grembo,
fame d’acerbo orizzonte
l’eterno grano delle braccia tue,
donna nata dal cielo,
scorda il tuo ritratto d’anima
chi gioca al ritornello del possesso
affrancando il tuo nome
ad uno stupido battito d’inverno.
Donna nata dal cielo,
telefona alla memoria del mondo,
annodati al petto d’una coscienza
che osi sfidar un’emorragia di violenza,
che non osi spegnere il tuo corpo
come la notte il respiro del sole
e più non sporcheranno i tuoi baci
quei portafogli schiavi del peccato.
Donna nata dal cielo,
t’aspetto vestita con sguardi d’amore.
Rimembri ancora
quel tempo ormai lontano
quando noi
ragazzi eravamo
e al mare andavamo?
Quanto ci divertivamo!
Quanto ridere
che facevamo!
E...rimembri ancora
quando dopo
quel tempo vissuto al mare
ci siamo poi in piazza incontrati
e ci siamo visti invecchiati?
Ci siamo ancora poi frequentati
e...quanto ci divertivamo!
Quanto ridere che facevamo!
Caro amico mio,
anche se tu sei lontano
io ti sento vicino.
inizio della nuova stagione.
Vicino alla strada che corre
il grano sotto i colpi del vento
assomiglia alle onde del mare.
Le fronde degli alberi, i cespugli sul bordo.
Tutto si muove.
Noi camminiamo ma io
non smetto mai di pensarti,
ti vedo già vecchio.
Gli anni riusciranno davvero a cambiarti
come cambia ora
l'orizzonte col vento,
oppure resterai come sei,
per sempre nell'angolo
perchè il tempo nè il vento
non potranno altrimenti.
Una nuvola si alza, si disperde la polvere.
Niente riesce.
Camminiamo ancora incontro alla sera.
Non si allontanano i cattivi pensieri.
Non con il vento.
Quel tutto che completa.
Dissetato.
Sfamato.
Risolto.
Invece sono qui che Interrogo il silenzio.
Benedetto silenzio
Tu mi conosci profondamente.
Sai di cosa ho bisogno.
Hai visto lacrime che celo
Al mondo.
Sorrisi inespressi.
Desideri inconfessabili.
Ma resta senza risposta
Il mio quesito.
Silenzio ingoia
Il vuoto, colmalo di verità.
Restituiscimi la felicità.
Luna non dirmi
che non vuoi farmi compagnia
perché te ne devi andare.
L’alba è lontana. .
Contiamo insieme le stelle
io conto solo le più belle
fino all’alba
e andrai via.
Se sembra sciocca questa mia fantasia ...
Luna, solo per tenerti vicina
dò sfogo alla malinconia.
Non so dire paroloni, ma con te voglio parlare.
Voglio con te ancora restare.
Voglio tenerti per mano e insieme danzare
fino all’alba e sperare.
le parti nascoste che nel tempo
silenziosamente erano dormienti.
I ricordi a volte ci rincorrono
e noi ballerini del mondo
abbracciamo solo il bello
che ci ha donato pezzi di felicità.
I ricordi a volte entrano prepotenti
senza avvisare e rendono triste il giorno
e si galleggia tra acque torbide
con il desiderio di andare incontro
al chiarore della vita.










